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e-Democracy a Trastevere

Sulla Repubblica di oggi, edizione di Rome, c’è un articolo che annuncia che a Trastevere verrà attivato un sistema di partecipazione democratico per decidere come fare la raccolta differenziata a Trastevere. Il primo municipio, grazie a Stefano Marin che si è veramente battuto per far si che questo passasse e del presidente Orlando Corsetti che lo ha sostenuto,  ha approvato un sistema di decisione partecipativa democratica. Il sistema funziona così:

Un gruppo su Facebook è stato attivato per permettere alla gente di presentare a discutere le proprie proposte.

Il gruppo si chiama “e-Democracy a Trastevere per la Differenziata (gruppo ufficiale)” ed è presente all’indirizzo: http://www.facebook.com/groups/294956407246318/ o anche http://on.fb.me/amatrastevere (che rimanda allo stesso posto ma è più facile da ricordare).

In questo gruppo la gente può discutere delle proposte, leggere le proposte degli altri, commentarle, presentare documenti, foto, statistiche, tutto quello che potrebbe essere utile per trovare una soluzione.

Poi però le proposte devono essere presentate in maniera formale, e votate. Per questo ci vuole un sistema che permetta di trovare una risposta a una domanda aperta in maniera “equa”. Cioè senza che persone che hanno una rete sociale più vasta o scrivano la proposta prima ne abbiano un vantaggio. Per questo abbiamo costruito un sistema di democrazia partecipativa. Chi mi segue sa che negli ultimi anni mi sono interessato di democrazia partecipativa e di trovare sistemi che permettono di affrontare domande aperte su internet.

Una piccola nota, la democrazia moderna, la democrazia rappresentativa, nasce dalla rivoluziona americana e dalla rivoluzione francese. In questa forma di democrazia si lavora con “domande chiuse”. Cioè si chiede quali tra queste persone vuoi votare. O quale tra queste opzioni vuoi sostenere. La democrazia partecipativa invece nasce dall’esigenza (e dalla possibilità con internet) di aprire la discussione a tutta la popolazione. Con quindi la possibilità che nuove idee appaiano in ogni momento, da qualunque parte. Mentre come affrontare in maniera equa le domande chiuse è stato studiato dal campo della “voting theory” (che nasce appunto con la rivoluzione francese), risolvere in maniera equa le domande aperte è ancora un campo tutto da esplorare (chi fosse interessato all’argomento, e mastica un po’ di inglese può vedere la mia presentazione sull’argomento a Budapest nel 2011).

La ricerca che abbiamo fatto in questi anni ha sviluppato sue sistemi diversi per affronatare domande aperte. Entrambi i sistemi li abbiamo implementati su un sito che abbiamo chiamato vilfredo.org (in onore dell’economista italiano, Vilfredo Pareto, da cui prendiamo diversi concetti matematici). Uno di questi sistemi, il sistema “Vilfredo Bolle” è quello che usiamo in questo caso. In questo sistema le proposte sono presentate come bolle in un grafico (o una vasca). Più le bolle sono in alto più il sistema le giudica promettenti.

Le persone possono leggere la domanda, leggere le proposte degli altri (andandoci sopra), e votare le proposte che piacciono (cliccandole). Il sistema riordina le proposte per mantenere in alto le proposte più promettenti. Le proposte che una persona ha votato saranno colorate di verde.

Questo processo avrà l’effetto di filtrare le proposte lasciandone una rosa. In un secondo tempo da questa rosa ne viene estratta una con una votazione più tradizionale a punteggio.

Il sistema dunque ha un gruppo su http://www.facebook.com/groups/294956407246318/ , ma poi le proposte vengono ufficialmente presentate e votate su un altra pagina: http://www.facebook.com/AMATrastevere/app_162694727825.

Nota che per poter presentare e votare le proposte bisogna approvare l’uso dell’applicazione Vilfredo Bubbles su facebook.

Come fa il sistema a decidere quali sono le migliori proposte:

Il problema della partecipazione democratica, attraverso internet è fondamentalmente un problema matematico. Se non vi siete ancora spaventati andiamo avanti :-) .

Il sistema è studiato per permettere ai cittadini di partecipare facendo in modo che ciascuna proposta venga valutata SOLO sulla base del contenuto della proposta e non su altro (chi l’ha proposta, a che partito è iscritto, quando l’ha proposta, quanti amici su facebook possiede, quanto è ricco, …)

Per questa ragione le proposte vengono presentate in maniera anonima. Non si vota la proposta di …, ma la proposta che dice … .

Per questo quando si vota la proposta non è presente il nome dell’autore. Inoltre non c’è un link diretto a una proposta. In questo modo una persona può pubblicizzare la domanda, ma non può chiedere ai suoi fan, amici e sostenitori di votare la sua proposta. Questo vuole evitare che la discussione si riduca a un test di popolarità per le persone che partecipano.

Ma la cosa più innovative è il fatto che il sistema è anche studiato per evitare di dare un vantaggio a proposte che sono lì da più tempo. Mi spiego, se permettiamo alle persone di scrivere delle proposte e di votarle, inevitabilmente le proposte più vecchie raccolgono più voti. Semplicemente perchè hanno avuto più tempo per essere votate. Quindi se una proposta A, antecedente a una proposta B, ha più voti di B questo non ci dice niente. Però se una proposta B, successiva a una proposta A, ha più voti di questa proposta. Allora abbiamo motivo di sospettare che B sia migliore di A. E diremo (in termini matematici) che B “domina” A.

E’ facile dimostrare che vale la proprietà transitiva. Cioè se A domina B e B domina C allora A domina C.

Il sistema usa questo sistema di dominanza per distinguere le proposte in vari livelli. Prima di tutto ci sono le proposte “non dominate”. Il livello 1, con tutte le proposte che non hanno nessuna altra proposta che è stata presentata che sia al contempo più nuova e più popolare. Il livello 2 avrà invece le proposte che sono dominate solo da proposte del livello 1. Il livello 3 con proposte che sono dominate solo da proposte dl livello 2 (e 1). E così via… .

Tutte queste proposte verranno visualizzate come delle bolle. Le bolle saranno presentate da sinistra a destra (nessun riferimento ai partiti politici) per indicare quando sono state presentate. E vengono poi presentate dall’alto in basso a seconda del livello. Per cui proposte sulla prima riga saranno le proposte “non dominate”. Quelle che il sistema considera le più promettenti. Notiamo che l’ultima proposta presentata e la proposta che ha preso più voti in assoluto sono sempre su questo livello.

Alla fine della consultazione il sistema non restituirà una singola proposta come vincente, ma una rosa di proposte possibile: tutte le proposte della prima riga. A questo punto la domanda aperta “cosa facciamo riguardo…” si trasforma in una domanda chiusa: “quanto siete d’accordo con ciascuna di queste proposte come soluzione riguardo …”. Tutta le proposte della prima riga saranno presenti (in ordine casuale) come candidate. E verranno votate secondo il sistema di range voting (dando cioè un voto tra 1 e 10 a ciscuna proposta). I voti verranno sommati e la proposta con più voti verrà definita come vincente e sarà presentata come la risposta della comunità a quella domanda.

Come funziona in pratica:

Per vedere le proposte bisogna andarci sopra con il mouse. Cliccandole si votano (o si leva il voto se le si è votate prima). Le proposte nella prima riga sono le più promettenti. Poi mano mano che si scende ci sono proposte che la comunità ha già cominciato a considerare meno interessanti.

Per aggiungere una nuova proposta si clicca il taso “Rispondi” a destra della finestra. Apparirà una nuova finestra dove inserire il testo della nuova proposta. Ogni proposta ha un massimo di 500 caratteri (se venisse fuori che non sono sufficienti possiamo estendere questo limite, ma le proposte devono essere abbastanza corte da essere facilmente leggibili).

Si possono modificare o cancellare proposte scritte e presentate se nessun altro le ha votate. Quando un’altra persone le ha votate la possibilità di cambiarle scompare.

E’ però possibile presentare delle modifiche di una proposta già presentata. Si va con il mouse sulla proposta che si vuole modificare e si clicca su “Copia” (“Edit” in inglese). Questo tasto aprirà la finestra con cui si inseriscono le nuove proposte con il testo della proposta precedente dentro. Si inseriscono i cambiamenti che si vuole fare e si ripresenta la proposta. La nuova proposta partirà come qualsiasi altra nuova proposta (dall’alto a sinistra).

Se ci sono troppe proposte (troppe bolle), si possono filtrare le proposte visibili nascondendo le bolle oltre un certo livello. Per far questo bisogno aprire il pannello di controllo (freccetta verso destra sopra il grafico a bolle) e selezionare quanti livelli si vuole vedere.

 Riferimenti (per saperne di più)

Articolo su IEET: The Future of Democracy.

Presentazione: Fair Participation special case of Fair Division or something else?

Lista delle mie pubblicazioni: http://publications.pietrosperoni.it

 

Avessi avuto una pistola gli avrei sparato

Era il 2 Giugno 2010, di pomeriggio.

Ero andato alla Macchia di Gattaceca. Un parco ai margini di Mentana.
Ero lì per il compleanno di un amico, ma il tempo era nuvoloso. Molti amici se ne erano già andati. A un certo punto cominciò a piovere. Alcuni amici avevano deciso di andar via prima. Altri di andar via con le prime acque. Alla fine decidemmo di tornare e spostarci al chiuso. Tornammo alle macchine. Io ero in motorino. Quando le macchine partirono restai un po’ indietro. Fu per la strada di ritorno che accadde. A un certo punto la strada sterrata costeggia un campo. A destra il parco con gli alberi, a sinistra il campo e in mezzo la strada. C’era forse un’altra strada per tornare? Non lo so. Quando ci arrivai la strada era appena stata liberata da un gregge di pecore. I cani pastore, tre, erano sotto gli alberi. Sì, ne ricordo tre, ma forse erano anche quattro. Quando arrivai cominciò a piovere forte, così accostai sotto gli alberi, aspettando che le ultime pecore finissero di spostarsi, e la pioggia scemasse. Ero a circa 500 metri dai cani. Se avessi voluto sarei potuto tornare indietro allora. Adesso è facile dirlo e capire che quello era il momento di battere in ritirata, prima ancora di avvicinarmi. Ma allora non avevo paura dei cani, un certo rispetto sì, ma terrore no. La situazione era assolutamente normale, solo non si vedeva il pastore. Evidentemente si era andato a riparare dalla pioggia. D’altra parte si sa che è un lavoro noioso, e gli animali a un certo punto tornano all’ovile da soli. Che bisogno c’è del pastore?

Quel giorno però pioveva. I cani sotto gli alberi, io sotto gli alberi, e le pecore che a questo punto avevano lasciato la strada. Tutto era tranquillo. Decisi di ripartire. I ricordi sono adesso un po’ confusi. Ricordo la bellezza del cielo terso dopo la pioggia. Le nuvole che si allontanavano, e questi cani. Mi avvicinai con il motorino acceso, non c’era assolutamente nulla di pericoloso. Feci per ripartire e i cani mi si pararono davanti. Mi abbaiavano, ringhiavano. “Di qui non passi”. Mi bloccai. Continue reading Avessi avuto una pistola gli avrei sparato

Dalla doppia preferenza di genere alla doppia preferenza se di due generi diversi

C’è una nuova proposta dal ministro delle pari opportuntà, Mara Carafagna. Una specie di quote rose, in maniera rivisitata.Pari Opportunità

La proposta è che se al momento del voto una persona scrive il nome di una donna nelle preferenze, può anche scrivere un altro nome. Detto così la proposta non genera pari opportunità, perchè essenzialmente propone una legge diversa per uomini e per donne. Vorrei invece fare una proposta leggermente diversa.

Perchè invece non decidiamo che “una persona può offrire sempre due preferenze, ma solo una preferenza maschile e solo una preferenza femminile“?

La differenza è minima sul livello pratico, si esclude la possibilità a una persona di votare due donne. Ma ha di positivo che la legge che viene fuori sarebbe simmetrica. Non puoi votare due uomini e non puoi votare due donne. Perfetto. E non si rischia neanche che la corte costituzionale la bocci in quanto contraria all’articolo 3 della costituzione:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Fondamentalmente propongo invece di avere una “doppia preferenza di genere”, di avere invece una “doppia preferenza se di due generi diversi”.

Adesso, come posso fare per far si che questa proposta non rimanga su questo blog, ma venga suggerita a chi può applicarla?

 

EDIT: Ho mandato al ministero una mail e mi hanno risposto.

Gentile Sig. Speroni,
in riferimento a quanto da Lei segnalato si rappresenta che il 13 luglio u.s., presso la Camera dei Deputati, Commissione I (Affari Costituzionali), su proposta del Ministro per le pari opportunità è cominciato l’esame del disegno di legge recante “Disposizioni in materia di pari opportunità nell’accesso agli organi elettivi ed al lavoro nelle amministrazioni pubbliche” (A.C. 4415).
Tale disegno di legge, tra le altre cose, in linea con la più recente giurisprudenza costituzionale e con gli interventi legislativi regionali in materia elettorale, incide sui criteri di formazione delle liste per l’elezione dei Consigli Comunali e Provinciali e riconosce all’elettore la possibilità di attribuire, in ambito comunale, una seconda preferenza, purché ad un candidato di sesso diverso, offrendo alle candidate e ai candidati una parità di chances nella competizione elettorale in funzione antidiscriminatoria, senza influire sui diritti dei cittadini e sulla libertà di voto degli elettori.
Potrà seguire i lavori parlamentari relativi all’esame del citato disegno di legge sul sito della Camera www.camera.it nella sezione dedicata alla Leggi e ai Progetti di legge.

Il Settore Legislativo del Ministro per le pari opportunità

Direi che possiamo dirci soddisfatti.

Ma come rientrano i cervelli se le tesi di dottorato all’estero non sono valide in Italia?

Oggi ho scoperto che il dottorato che ho fatto in Germania non è valido in Italia a meno che non venga tradotto e venga fatta una procedura di equiparazione. Pare sia un vecchio “regio decreto” ancora valido. Ovviamente la traduzione costa tantissimo.

La cosa incredibile è che ci sono tante persone in Italia che il dottorato lo vanno già in Inglese. Non so se siano validi, forse no.

In tutto questo processo in cui si cerca di far rientrare i cervelli, possibilmente con i corpi attaccati, forse cancellare o modificare questa legge sarebbe una delle prime modifiche da fare. Non costa, ed elimina un’inutile barriera.

Il popolo Viola e quando la rivoluzione deve aspettare

Un fantasma si aggira per l’Europa. Un altro. E non soltanto per l’Europa. Non sto parlando del capitalismo, del marxismo, della rivincita del proletariato, ma di un’idea. L’idea che sia possibile costruire una società senza figure di riferimento. Senza leaders. Senza capi. Senza neanche modelli viventi. Gente idolatrata.

Non so quando questa idea sia nata, ma so quando questa idea è diventata veramente sentire comune qui in Italia. Era su La7. Il lunedì sera proprio prima il No B Day. Perchè il No B Day è stato lanciato da una persona qualunque, in un posto qualunque (facebook, con oltre 10 millioni di persone iscritte solo in Italia è ormai un posto come un altro). La persona in forma anonima ha lanciato l’idea e in centinaia di migliaia l’hanno accolta. E so no andati per la strada. Ma non è di questo di cui voglio parlare. E’ del fatto che i giornalisti sono impazziti. Anche mio padre, che in genere è abbastanza attento a quello che succede in rete ha scambiato la manifestazione per una manifestazione di Di Pietro. Ma magari Di Pietro fosse in grado di muovere tutta sta gente. No, questa è stata una autentica dimostrazione di democrazia dal basso. E quando alcuni tra gli organizzatori (eh, si ci sono comunque degli organizzatori) sono stati invitati a L’Infedele… loro non sapevano chi avesse lanciato l’idea.

Uno di loro ha anche detto quello che secondo me dovrebbe essere il manifesto della nuova politica:

Ma chi se ne frega di chi ha avuto l’idea per primo.
L’idea era buona e ci siamo uniti attorno a quell’idea.

Ecco, questa secondo me è la parte geniale. Quella a cui tutti stiamo cercando di tendere, una società dove non si divinizza una persona perchè ha avuot una buona idea. E questoo è buono perchè quando si divinizza una persone, gli si da un potere che non è bilanciato dalle sue reali capacità. E la persone finirà per fare cazzate. Invece la società deve sempre essere aperta a idee di tutti. Non solo a quelli che hanno avuto buone idee in passato.

Questa è l’idea che serpeggia in Europa, e non solo. Ma siamo ancora ben lontani dall’essere in grado di applicarla. Il No B Day era un buon esempio, ma era un esempio in negativo. Un’unione contro una persona. E’ facile essere d’accordo quando si va contro qualche cosa. E’ più difficile essere d’accordo nel costruire. Adesso il Popolo Viole (come hanno cominciato a farsi chiamare), hanno dichiarato (ma chi? Con che autorià?) che non faranno un partito. Ma che però vogliono costruire. E hanno anche cominciato a darsi delle regole. Le riunioni aperte a tutti. Tutti possono votare, ecc. Insomma non fanno un partito, ma poco ci manca. E per che questo? Perchè nessuno sa ancora come far si che un gruppo di oltre 12 persone si organizzi senza leaders. Neanche impliciti.

Come si organizza una sezione di brainstorming a cui partecipano 100 mila persone? Impossibile direte voi? Io non credo. Ed è su questa linea che si sta sviluppando la mia ricerca più recente. Ma in ogni caso per adesso gli strumenti non ci sono. E dunque ci saranno tante, ma tante false partenze.

Ma ogni falsa partenza ci insegnerà qulche cosa.

E intanto io e i miei amici di Metagovernment, cerchiamo di costruire lo strumento ideale per un’autentica democrazia partecipativa. L’ultimo progetto su cui sto lavorando è Vilfredo Goes To Athens. Ma di questo parlerò in un altro post.

Il Giornale, quando l’errore diventa pericoloso.

Questa mattina il Giornale titolava: Test del DNA incastra il serial maniaco. Continua la caccia.

Articolo del Giornale con titolo che parla di una stupratore e testo che parla di atti di razzismo

Articolo del Giornale con titolo che parla di una stupratore e testo che parla di atti di razzismo

Poi l’articolo era su un fatto di razzismo su una persona di colore che era stato aggredito a Roma con epiteti di sporco negro, e bottigliate. Nessun riferimento con il maniaco sessuale era nell’articolo. Certo, si saranno sbagliati. Però viene da pensare che l’errore sia quantomeno freudiano se in un giornale dichiaratamente di destra, in un momento  in cui gli immigrati vengono visti come un rischio per la sicurezza, uno dei principali giornali nazionali confonde un fatto di razzismo con gli atti di un violentatore.Aggiungi a questo che molta gente legge solo i titoli e le prime deo o tre righe. Cosa legge questa gente:

Test del DNA incastra il serial maniaco. Continua la caccia. «Sporco negro». «Dovete tornare a casa vostra».

Insomma, quasi una esplicita accusa nei confronti di una persona di colore. E cosa poi rimane nella memoria delle persone: un’altra persona di colore stava violentando delle donne.

L’Enciclopedia Britannica

Nella mia famiglia avevamo un tesoro. Io sono cresciuto con la consapevolezza di essere diverso, perchè avevamo in famiglia questo tesoro. Ci fu tramandato attraverso i decenni, forse attraverso i secoli. Non so quanto fosse antico. Era un’Enciclopedia Britannica. Era rossa, in una ventina di volume occupavano una parete della sala. Per molti anni non avevo il permesso di toccarla, in caso la rovinassi. L’enciclopedia non era neanche innocente, era stata la causa di una storia di cappa e spada, dovemmo combattere per ottenerla. Non ricordo i particolari ma fu a tratti promessa a diversi membri della famiglia. Promesse ritrattate, date da chi non aveva il diritto di farle…? Non ricordo, se anche ho mai saputo. So solo che a causa sua alcuni rami della mia famiglia non si parlarono per almeno dieci o vent’anni. Insomma era un’Enciclopedia Britannica, mica cacca!

Mio padre se ne andò di casa, e giustamente non si prese la Britannica. Era della famiglia di mia madre, e sarebbe arrivata a me. Non chiese neanche di prenderla, ci mancava solo! E poi il residence era così piccolo,  e anche lui l’aveva usata solo un paio di volte in 15 anni di matrimonio. Io crebbi e andai via di casa, andai di casa in casa, di terra in terra, di lavoro in lavoro. Vissi per anni in un camper, era più accogliente degli appartamentini per gli studenti che mi potevo permettere. E poi quando cambi città ogni 6 mesi, fa comodo portarsi la casa dietro. L’enciclopedia era sempre lì. Dall’alto dominava la sala. 5 metri di libri rossi! Che colpo d’occhio!

Poi il caso volle che mia madre si trovò nel mezzo di una battaglia campale contro gli acari. Campale perchè dovette accamparsi ovunque la Zucchet non era. Mettere tutto in degli scatoloni e aspettare che i tecnici facessero il loro lavoro. Fu lì che mia madre decise infine di dar via la mia eredità. Posta alle corde dagli acari, mise i 5 metri di libri rossi in alcuni scatoloni e li regalò al più fidato delle persone che l’aiutavano. E lui… rifiutò il regalo. E così la seconda persona più fidata, e la terza. Credo dovette passare in rassegna tutta la rubrica prima di trovare una buon anima che se la prendesse. Un giovane 26enne, sud americano, che da poco aveva messo su famiglia. La maggior parte della gente rifiutò gentilemente, altri accennarono che forse c’era un secchio dell’immondizia vicino a casa.

Quando sentii mia madre si sentiva ancora in colpa per aver dato via la mia eredità senza consultarmi. Fummo entrambi sorpresi, io che lei l’avesse data via, lei che in fondo non mi interessasse così tanto. Ma se l’avessima data via 20 anni fa a chi la voleva così disperatamente, non avremmo risparmiato tanto sangue acido? Ma certo avremmo perso il colpo d’occhio… Certe cose hanno la loro importanza; insomma, era un’ Enciclopedia Britannica, mica cacca!

Donare il superenalotto per le vittime del terremoto?

La Natura si è scrollata e son morte molte persone.

Continuo a vedere su Facebook persone che suggeriscono di donare i soldi del superenalotto (quasi 40 milioni, leggo), alle vittime del terremoto in Abruzzo.

Mi sembra molto ingiusto.
Perchè?

COminciamo con il dire che l’enalotto, come tutti i giochi d’azzardo gestiti dello stato, non è una spesa, ma un attivo.

Il Superenalotto non è soltanto milioni di euro di premi ma anche, fra tutti i giochi pubblici, quello su cui lo Stato guadagna di più: su 100 euro incassati ne riversa infatti 49,5 allo Stato. Molto al di sotto gli altri, che in generale si attestano fra il 20 e il 30%, per non parlare delle scommesse sportive, la cui tassazione non supera il 5%. Nel 2007 ha raccolto in Italia 1 miliardo e 940 milioni: di questi, 960 milioni sono confluiti nelle casse statali. Simile l’andamento per il 2008: nei primi nove mesi la raccolta ha raggiunto il miliardo e 460 milioni, di cui 723 destinati allo Stato. Tolto il prelievo erariale, il restante 50,5% viene così distribuito: 38,1% al montepremi, 8% al punto vendita, 4,4% a Sisal. Le vincite non sono tassate.

Fonte

Dunque parte dei soldi del superenalotto vanno alle casse dello stato. Alcuni di questi, si spera, dovrebbero da li essere ri indirizzati alle vittime del terremoto. Questo è inevitabile. E’ già così. Lo stato gestisce le sue entrate (tra cui il superenalotto) e le sue uscite, e tra le uscite ci sarà di certo la voce terremoto, aprile 2009.

Ma perchè non donare di più? Perchè non stiamo donando soldi nostri, ma soldi di qualcunaltro. Le persone che giocano al superenalotto entrano in un contratto con lo stato. Loro pagano pochi spiccioli e in compenso hanno una probabilità infinitesimale (ma non nulla (!)) di vincere cifre astronomiche. Io lo considero una tassa sulla stupidità. Più sei scemo più paghi. Ma per carità chi vuole giocare, giochi. Però queste persone hanno diritto ad avere la possibilità di vincere. Se gliela leviamo non commettiamo solo un crimine (stiamo cambiando un contratto dopo che è stato stipulato), ma rischiamo che queste persone, giustamente, richiedano indietro i soldi. Ne avrebbero il diritto. COn il risultato che non solo lo stato si troverebbe a dover ripagare i soldi usati per l’abruzzo, ma anche a non avere is soldi che incassava per le tasse.

Insomma, non mi sembra una grande idea.

Ci sono poi persone che suggeriscono di far pagare i politici. Capisco l’odio per i politici, specie in un momento in Italia in cui ne combinano di cotte e di crude, ma qui stiamo veramente raggiungendo l’assurdo. Se un politico ha rubato, che lo si scopra e restituisca. Ma chidere che tutti rinuncino al loro stipendio mi sembra non solo impensabile, ma inaccettabile. Ma insomma, perchè le persone che suggeriscono questo non rinunciano al loro stipendio? Insomma, tutto questo fa parte del donare i soldi degli altri. Anche nota come la tirannia della maggioranza.

Magari quello che si otrebbe fare è che ci tassiamo tutti, un poco. E così sarà.

Proposta Indecente n.2 : E se l’anno di pensionamento dipendesse dall’aspettativa di vita?

In ogni paese l’aspettativa di vita misura quanti anni una persona vivrà.
Così se io ho un’aspettativa di vita di 50 anni vuo dire che ho una probabilità di essere vivo 50 anni da adesso del 50%.
Ogni anno invecchio e la mia aspettativa di vita diminuisce, di un po’ meno di un anno. Questo perchè ho già giuocato alla roulette un anno attraversando la strada ammalandomi e senza mai morire. Così la mia aspettativa di vita non è fissa a una certa data ma avanza lentamente.
L’aspettativa di vita dipende dal paese in cui si nasce, in cui si vive, dal lavoro che si fa, dal sesse, dallo stile di vita, dalle malattie genetiche della propria famiglia, dal livello di depressione nella propria famiglia, eccetera eccetera eccetera.
Insomma prende in considerazione proprio tutto. O almeno dovrebbe.
Ci sono diversi strumenti in rete per misurare la propria aspettativa di vita.

D’altra parte l’anno in cui si va in pensione è fisso. Al momento si va in pensione a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le donne.

Ecco io credo che l’età di pensionamento dovrebbe dipendere dall’aspettativa di vita. Ormai siamo abbastanza bravi nel calcolare l’aspettativa di vita. Non sappiamo quando una persona muore, ma sappiamo quando il 50% delle persone nella tua condizione saranno passate a miglior vita. E secondo me una persona può andare in pensione quando la sua speranza di vita è pari agli anni che ha passato lavorando moltiplicato per una certa costante K, fissa e uguale per tutti indifferentemente.

Aspettativa_di_vita=K*Anni_Lavorativi

E le persone per cui Aspettativa_di_vita<K*Anni_Lavorativi dovrebbero essere in pensione,

e quelle per cui Aspettativa_di_vita>K*Anni_Lavorativi dovrebbero lavorare.

Per esempio con K=1/2=0.5
Abbiamo che una persona deve lavorare il doppio degli anni rispetto a quelli che passa in pensione. Quale K si possa usare dipende dallo stato del paese e dell’economia. Non sta a me indicarlo e anzi apprezzerei commenti che suggeriscano un range. Certo che più K è alto prima andremmo tutti in pensione.

Cosa comporterebbe un sistema pensionistico di questo genere?
Le fasce più povere andrebbero in pensione prima. Al momento ci sono lavori massacranti che hanno l’effetto di far invecchiare precocemente una persona. Per esempio i piloti e gli assistenti di volo transcontinentali su tratte east-ovest muoiono prima. Anche 10 anni prima degli altri. I minatori muoiono prima. Le persone ammalate andrebbero in pensione prima. Gli uomini andrebbero in pensione prima delle donne (adesso è il contrario). Chi comincia a fumare andrebbe in pensione prima (ma si potrebbe aggiungere un correttivo per ignorare come l’aspettativa di vita dipenda dal fumo e da altri vizi). A seconda di dove una persona vive andrebbe in pensione prima o dopo. Chi ha una vita sana, ama il suo lavoro, ha un lavoro non stressante, potrebbe continuare a farlo più a lungo.

Bisognerebbe poi chiedersi cosa fare nel caso delle persone che per vari motivi hanno una aspettativa di vita molto bassa, vanno in pensione, e successivamente la loro aspettativa di vita si alza. Per esempio hanno un cancro, vanno in pensione, e in seguito guariscono dal cancro. Dovrebbero tornare al lavoro? Non mi pronuncio su questo caso, ma sono aperto a varie proposte.

E poi se si usasse questo sistema l’età pensionistica verrebbe automaticamente modificata con i successi (o gli insuccessi) della medicina.

In generale l’idea di legare in maniera semplice l’aspettativa di vita all’eta pensionistica secondo me porterebbe a notevoli vantaggi. Più eguaglianza, un sistema pensionistico più flessibile e in generale una società migliore.

Se pensate che sia una buona idea parlatene nel vostro blog, così che non rimanga lettera morta.

Proposta Indecente n.1 : E se si venisse pagati per non votare?

Ho deciso di scrivere una serie di proposte indecenti. Idee, politically incorrect, di come si potrebbe modificare il mondo.

C’è una azienda, che quando un nuovo lavoratore arrive, prima lo assume, poi gli insegna il lavoro e poi gli offre mille dollari per lasciare il lavoro. L’idea è che se una persona prende i mille dollari, non era veramente interessata al lavoro, e avrebbe causato ben più di mille dollari di danni all’azienda.

Spesso la gente va a lavorare, senza avere una visione globale di quello che va a fare. Non sempre (o quasi mai) c’è la comprensione dell’importanza del gesto. E spesso il voto può essere cmprato da persone che offrono spiccioli a quelli che li votano, e poi fanno danni enormi al Paese. Ecco, io mi chiedo, ma se ogni volta che si va a votare ci fosse un’offerta di soldi. Tu vai a votare e hai la scelta: o prendi 100 euro, firmi e te ne vai, o voti, firmi e te ne vai. Quanta poca gente voterebbe? E soprattutto come cambierebbe la classe politica votata dalle persone che hanno resistito a queste sirene? Io sono convinto che la generazione che ha fatto la guerra, quelli che si sono battuti perchè questo paese sia una democrazia continuerebbero a votare. Ma in gran massa quelli che si fanno abbindolare dai vari politici senza scavare… ecco io credo questi non voterebbero. E il costo per il paese sarebbe molto meno che 5 anni di governo inetto e disonesto.

Dublino, Venerdì 13 Giugno, 2008

Il problem non è che ci sono troppe elezioni per l’Europa, ma troppe poche. E la gente si sente di non controllare un processo che è più grande di loro.
Quando la gente vota No al grido: quando in dubbio vota No, come interpretarlo se no?

Ora può essere che gli Stati Uniti abbiano dato una mano finanziando sottobanco la pubblicità per il No. Loro di certo hanno da guadagnare a continuare a essere La superpotenza. Ma quella pubblicità ha trovato un terreno fertile su cui attecchire.

Ma insomma se il 95% del parlamento irlandese ha detto di votare Si, e il No ha vinto nettamente qualche cosa vorrà dire.

Ha ragione Calderoli, per una volta (unica!), a far notare che da quando l’Europa si è presentata per essere ratificata dai popoli ha preso una batosta dopo l’altra.

Adesso qui vorranno rifare il referendum. E ancora, e ancora finchè il Si non vince. Strano che la costituzione lo permetta.

Io non sono contro il fatto di tornare alle urne, ma secondo me bisognerebbe farlo sul serio.

Quando c’è un referendum, e quando l’indicazione di voto del parlemento è più del 20% diversa dal risultato il parlamento si dovrebbe considerare automaticamente delegittimato. SI dovrebbero indire subito nuove elezioni, e subito dopo un nuovo referendum. Referendum a cui il nuovo parlamento dovrebbe dare delle indicazioni di voto. Poi se ancora il risultato del referendum è diverso con uno scarto del 20% tutti a casa ancora. E così via finche la scissione tra popolo e suoi rappresentanti non venga sanata.

Questo vorrebbe dire che il popolo è sovrano, che i rappresentanti lo rappresentano.

E con i moderni mezzi si potrebbe organizzare al ritmo di un elezione ogni 2 giorni. Nel giro di una settimana avremmo un parlamento che rappresenta i cittadini.

La rivoluzione a rate napoletana

Molta gente (a partire da mio padre) assume che se gli effetti di due situazioni sono molto diversi, le cause devono essere ugualmente differenti. In realta’ basta molto poco.

Per anni i sociologi si sono chiesti perche’ in certe condizioni, in un pub una scazzottata rimaneva relegata nell’ambito di poche persone, e perche’ altre scazzottate esplodevano finche’ tutto il pub, a volte il circondato, a volte il quartiere era coinvolto in un grande regolamento dei conti. La teoria che sta dietro a tutto questo e’ la teoria delle valanghe (avalanches in inglese). In quali casi un fiocco di neve cade regolarmente, e magari rotola a valle, e in quali casi la goccia fa traboccare il vaso e all’improvviso ci si trova di fronte a un effetto domino enorme. A una valanga che sommerge un villaggio.

Per spiegare tutto questo bisogna fare un passo indietro.
Quante persone attorno a te, lettore, e’ necessario non rispettino la legge perche’ tu smetta di rispettare la legge? Una? Dieci? Cento? Anzi, l’un per cento? Il cinque per cento? Il settanta per cento?

Vorremmo tutti pensare di essere “bravi” e che noi mai ci comporteremmo in un certo modo riprovevole. Ma la realta’ e’ che ognuno di noi, nessuno escluso, ha un livello di rottura. Un punto oltre il quale non considera piu’ suo dovere rispettare la legge. Rispettare il prossimo. Finche’ nei modelli matematici si consderava che ognuno avesse lo stesso punto di rottura i modelli non si comportavano mai come le situazioni osservate. Ma se, non solo ammettiamo che ognuno ha questo punto di rottura (breaking point), ma che questo punto e’ nascosto, segreto, spesso sconosciuto anche alla persona stessa; e se anche si assume che questo punto e’ diverso da persona a persona; ecco solo allora i modelli che facciamo cominciano a somigliare alla societa’ che osserviamo.

Immaginiamo: 100 persone sono in un pub. Ogni persona ha un suo livello di rottura. Nessuno sa il livello di rottura degli altri. Ma immaginiamo di poter vedere questi livelli di rottura, e quello che vediamo e’ che la prima persona, la persona n.1, ha la Luna storta. Basta che un’altra persona gli dia la scusa perche’ lui faccia ‘o pazzo. Gli basta una scusa. La seconda persona e’ un po’ piu’ calma, ma poco. Ha bisogno di 2 persone. Appena due persone fanno a botte lui ci si butta in mezzo. Non per dividerli, ma per partecipare! E la terza e’ ancora piu’ calma: a lui bastano 3 persone. E in genere immaginiamo che l’n-esima persona ha bisogno di n persone per esplodere. L’ultima persona, la centesima, e’ quasi un santo. Lui esplode solo se sutti ma proprio tutte le altre persone nel pub stanno facendo a botte.

Ecco una situazione che e’ sul punto di esplodere. Basta che un pazzo violento arrivi, reagisca male, dia un pugno a chiunque e tutto va a remengo. La persona n.1 si unisce. Questo attiva la persona n.2. Questo attiva la persona n.3. E cosi’ via. E in un attimo sono tutti a picchiarsi.

Di chi e’ la colpa? Ma del pazzo, ovviamente! Beh, insomma. Come dire che la colpa dell’esplosione e della miccia.

Adesso immaginiamo una situazione simile, in cui pero’ la persona n.5 non ha piu’ bisogno di 5 persone per esplodere, ma di 6. E’ piu’ calmo, ha fatto un corso di training autogeno :-) .

Adesso il pazzo arriva, e solo altre 4 persone esplodono. I carabinieri arrivano e li arrestano.

Oppure pensiamo che invece di avere una persona che esplode con n persone, ne abbiamo due. E che in genere le persone 1 e 2, esplodono se vedono una persona esplodere. Le persone 3 e 4 se vedono due persone esplodere. E le persone 5 e 6 se ne vedono 3. E in genere le persone n-1 e n esplodono se n/2 persone esplodono (per n pari). Ecco una situazione in cui la singola persona puo fare poco.

Arriva il pazzo e immediatamente ci sono 3 persone che esplodono (pazzo, n1, n2). Questo ne attiva altre 4 (n3, n4, n5, n6). Dunque adesso sono in 7. Questo ne attiva altre 8. E insomma a una velocita’ doppia la situazione esplode. E’ importante notare che in questa persona nessua singola persona e’ in grado di far nulla. Se chiunque dei 100 decide all’improvviso di essere pacifista, verrebbe solo immolato. Questa e’ una situazione che definiremo “globale”. Nel senso che la dimensione della valanga dipende dalla dimensione del sistema. Se ci sono n persone, n persone parteciperanno alla scazzottata. Se anche una persona si tira fuori, saranno n-1. La valanga crescera’ al crescere di n. Sara’ un fenomeno globale, che coinvolgera’ tutto il sistema. E’ quello che succede in una bonba atomica.

Adesso pensiamo alla situazione opposta. Le persone 1 esplode se vede due persone esplodere. La persona 2 esplode (fa o’ pazzo) se ne vede 4. E la persona 3 se ne vede 6. In genere la persona n ha bisogno di vedere 2*n persone. Ecco in una tale situazione il pazzo non puo’ far niente. Arriva e viene immediatamente bloccato. Ma anche se ci fossero 2 violenti, questi farebbero scattare solo la person n.1. In tutto sono in 3. Ma la persona n.2 ha bisogno di 4 persone e non scatterebbe. Insomma ecco una situazione non esplosiva. Arrivano n persone violente. Altre n/2 si uniscono. Ma poi la cosa muore li. Questo sistema invece di produrre valanghe globali, le produce locali. Crescono al crescere del numero di pazzi violenti che arrivano, ma non non crescono con le dimensioni del sistema. Poco importa se ci sono 100, 1’000 o 10’000 persone nel pub. La scazzottata rimane un affare tra pochi intimi.

Ecco un caso e’ globale, un altro locale, e uno, a metá tra i due, viene detto critico (critical state).

I sistemi in stati critici sono sistemi in cui la singola persona ha un potere enorme. Puo’ fermare una valanga, o causarne una.

Alcuni sistemi poi, naturalmente raggiungono questo stato critico. Si chiamano self organised criticality (o self organized criticality, con la zeta all’americana). Criticalita’ auto organizzata. In breve SOC.

Molti sistemi naturali sono in questo stato. Per far capire quanto siano comuni facciamo un esempio:
immaginiamo il nostro pub, e immaginiamo che ogni minuto noi inseriamo una nuova persona. Con un punto di rottura casuale. Poi se questo punto di rottura e’ 0 (il famoso pazzo di cui sopra), vediamo quanto grande e’ la valanga che causa. Eliminiamo le persone coinvolte nella valanga, e continuiamo ad aggiungere persone. Presto il nostro pub avra’ raggiunto un punto critico. E sara’ impossibile predire se il prossimo pazzo avra effetti locali, e limitati o globali e devastanti.

Inoltre se studiamo la grandezza delle valanghe (quante di grandezza 1, quante di grandezza 2, quante di grandezza 3, ecc), otterremo una particolare funzione, una power law (legge di potenza- da non confondere con una legge di Potenza). Perche’ questo e’ importante? Perche’ in effetti la dimensione delle guerre, per numero di morti segue una legge di potenza [Johnson 2005, Johnson 2006].

I SOC in natura sono tanti. Vanno dalle guerre, ai terremoti, al traffico, alla gente che brucia i cassonetti.

Pero’ nello studiare la gente che brucia i cassonetti c’e’ da chiedersi perche’ la situazione a Napoli sia cosi’ vicina al critical point. Perche’ non nel resto d’Italia. Come si e’ detto basta poco perche’ la situazione passi da locale a critica e da critica a globale.

Un’altro sistema SOC sono le foreste, e i relativi fuochi. Quanto e’ grande un incendio? Che percentuale di foresta bruciera’? Questo e’ un calssico sistema critico. Se e’ locale, e in genere cresce. Se cresce diventa critico. Se non brucia allora diventa globale, e appena brucia eccolo tornare a essere locale. E piu’ o meno e’ sempre attorno a uno stato critico.

Ecco, la cosa interessante e’ che spegnere i fuochi non aiuta. Infatti rende la situazione peggiore. Piu spegni i fuochi piu’ la forest diventa vecchia, piu’ c’e’ miccia da ardere, piu’ il prossimo fuoco rischia di essere distruttivo.

E questo porta a un altra considerazione importante. Un SOC NON PUO’ venir controllato semplicemente sopprimendo le valanghe. Perche’ per necessita’ si sopprimono solo le piccole valanche (quelle comuni, e controllabili), e si creano i presupposti perche delle valanghe piu’ grandi e micidiali si sviluppino.

E allora cosa si puo’fare?

Perche’ la valanghe si formano? Le valanche si formano perche’ c’e’ questa energia che viene immagazzinata nel sistema. In termini di rabbia (al pub), di legno vecchio (nella foresta), di pressione (nella crosta terrestre), di necessita’ di spostarsi (nel traffico). L’unico modo per cui la foresta smette di bruciare e’ far si che la foresta non cresca. Se cresce brucia, se brucia lo fa seguendo una legge di potenza. Che vuol dire che ogni tanti ci troveremo di fronte a un incendio micidiale.

In egualmodo l’unico modo con cui la societa’ non produrra piu’ valanghe sociale e’ quando la rabbia non verra’ piu’ immagazzinata. Certo la struttura sociale tra napoli e la padania e’ diversa. A Napoli la gente brucia i cassonetti, al nord vuole la secessione. Chi e’ piu’ violento? A parigi nelle Banlieu la gente brucia le macchine. E sempre si sostiene che tolleranza zero e’ la soluzione. Tolleranza zero, vuol dire solo che preparare il terreno per una rivoluzione piu’ grande.

La soluzione? Fare in modo che la rabbia non cresca.

Gandhi non ha mai predicato tolleranza zero con gli altri, ma sempre con se stessi. Se ognuno si gestisce la propria rabbia, la rabbia sociale non cresce. Se si sopprime la rabbia degli altri, e’ solo un modo per esternare la propria, mantenendo una facciata di legalita’.

Come il celerino che tortura, protetto dalla sua divisa. O il giornalista che deluso da un paese in cui ha creduto e in cui ha scommesso, perdendo. Sfoga la sua rabbia suggerendo tolleranza zero. Si sposta la rabbia da una parte all’altra della societa’, ma nessuno se la accolla, e prima o poi esplode.

Voi aprite la Rai e noi si paga.

Adesso vogliono inserire il canone Rai nella bolletta della luce per imporlo a tutti. Ma io la televisione non ce l’ho. Non mi piace, ho smesso di vederla quando sono uscito di casa a 19 anni. Ma perche’ devo pagarla. E come fanno a stimare che il 25% non paga il canone. Come fanno a sapere che quel quarto di popolazione la televisione ce l’ha? Se lo immaginano.

La televisione la guardano sempre in meno. E sempre piu’ gente si informa via internet. E siccome si sentono mancare il terreno sotto i piedi si aggrappano.

Ho un’altra proposta: chiudiamo la Rai e facciamola finita!

Sarei disposto a pagare un canone rai se tutti i programmi che sono usciti nella rai, tutti i loro archivi, fossero consultabili, direttamente, via internet. Programmi fatti con i nostri soldi (e dei miei genitori) dunque nostri programmi. Infatti non dovremmo neanche dover pagare: sono gia stati pagati!

Consigli dei ministri aperti

Interrompo il mio silenzio per una proposta davvero importante di Beppe Grillo:

Per evitare altre brutte figure Prodi pubblichi prima le proposte del Consiglio on line, legga i commenti e poi proceda. I cittadini sarebbero informati e anche i Ministri.
La Commissione cultura della Camera esamina oggi la Levi-Prodi. Vorrei che la discussione sia resa pubblica con la possibilità di commentarla.

Rendere pubblico il percorso delle leggi le renderebbe automaticamente controllate da tutti i cittadini interessati.
Non solo le leggi devono essere pubbliche quando vengono votate al consiglio dei ministri, ma deve essere anche pubblico (e linkabile dalla rete) chi a votato per che cosa per ogni livello della legge, e chi ha scritto le leggi.

Se qualcuno aggiunge qualche cosa a una legge vogliamo sapere chi ha aggiunto che cosa. Come con i wiki, si puo vedere la storia delle varie versioni cosi’ deve essere con le leggi.

Non e’ tanto da chiedere da un paese che si dichiara democratico. Ma e’ tanto da chiedere a un paese che non lo e’ mai stato veramente.

Dalla quantita’ alla qualita’

Beppe Grillo ha finalmente introdotto la possibilita’ di votare i suoi commenti. E’ un cambiamento fondamentale perche’ permette (cioe’ permettera’ in futuro) di filtrare i 3000 commenti al giorno per trovare quelli che sono veramente validi. Questo e’ necessario epr eliminare la marea di m… che invade i suoi commenti, dove 9 commenti su 10 sono o spam, o gente che e’ arrabbiata con il mondo e scrive offese senza un reale punto, o gente che si limita a scrivere “sei bravo beppe, entra in politica”. Che si potrebbe essere d’accordo, ma trovarselo ripetuto per centinaia di commenti al giorno, fa venire la nausea. E non e’ utile.

Per votare bisogna essere registrati (cosa di due minuti), e si puo votare a qualsiasi commento non proprio. Una volta sola, e dando un valore tra 1 e 5 (zampe, carine!). Per adesso non si possono filtrare i commenti sotto un certo valore, ma posso immaginare che quella sia la direzione in cui i tecnici vogliano andare.

Il paragone necessario, qui, e con slashdot. La super comunita’ che ha fatto del voto ai commenti la propria bandiera. Slashdot funziona cosi’ bene che se si mette il filtro al massimo su 800 commenti si finisce per leggere una decina di ben pensate risposte che aggiungono effettivamente alla discussione. Un ottimo sistema che in molti hanno copiato.

Su slashdot il voto e’ leggermente diverso. Ogni utente registrato, ogni tanto (cioe’ non sempre) riceve un certo numero di palline con cui puo’ votare i commenti degli altri. Quando le palline sono finite la possibilita’ di votare termina. Le palline non sono presenti per sempre, e non si possono conservare per momenti propizi. Per esempio per far salire dei commenti dei propri amici. Ma dopo qualche giorno vanno a male e cascano.

Perche’ questo sistema a palline, invece di dare a tutti la possibilita’ di votare quanto si vuole? Perche non tutti hanno il tempo di votare per tutti i commenti, e si vuole dare la possibilita’ a a tutti di partecipare equalmente. In realta’ il sistema di /. e’ leggermente piu’ complicato con un valore di karma, cioe’ con il fatto che persone che scrivono commenti che ricevono un bel voto partono leggermente avvantaggiate, e ricevono piu’ volte le fiches per votare (le palline). Ma il sistema di Beppe potrebbe anche funzionare. Ha il pregio della semplicita’ e e’ comunque un buon esperimento.

Del resto l’ho suggerito io. Ma mai che i super bloggers si ricordino di queste cose ;) .

Grazie Prodi, ma no grazie

Prodi ha presentato i suoi 12 punti per iniziare il nuovo programma. E tutti si sono affrettati a sottoscriverlo.
Mi risparmio di riscrivere cosa e’ successo che non ho tempo e lo sapete tutti (cosa e’ successo, non perche’ non ho tempo).

  • 1- Rispetto degli impegni internazionali e di pace.
  • 2- Impegno forte per cultura, scuola e ricerca.
  • 3- Rapida attuazione del piano infrastrutturale (compresa la Torino-Lione).
  • 4- Diversificazione energetica.
  • 5- Prosecuzione delle liberalizzazioni.
  • 6- Impegno per il Sud partendo dalla sicurezza.
  • 7- Riduzione costi della politica.
  • 8- Riordino pensioni.
  • 9- Rilancio politiche a sostegno della famiglia.
  • 10- Soluzione incompatibilità incarichi.
  • 11- Sircana portavoce esecutivo.
  • 12- In caso di contrasto premier esprime posizione governo.

(Via TerrorPilot)

Vado al punto. Penso che quello che stia facendo Prodi sia sbagliato e sporco. Sbagliato perche’ non aiuta a risolvere la situazione, e sporco perche’ Prodi fa la vittima per spingere le frange della sua coalizione fuori dalla dialettica democratica.

Prodi non e’ caduto perche Andreotti gli ha fatto lo sgambetto, ne’ perche’ due senatori hanno votato secondo coscienze (come sarebbero tenuti a fare!) invece di votare secondo la SUA coscienza. Prodi e’ caduto perche’ voleva cadere. Si e’ praticamente gettato a terra. Perche’ non c’era bisogno di rimettere il mandato. Il voto era un normale voto, anche se su un argomento importante, ma non un voto di fiducia. E i senatori che gli hanno votato contro non hanno la responsabilita’ della sua caduta. La avrebbero avuta se fosse stato un voto di fiducia. Ma non lo era.

Adesso viene usato Berlusconi come BauBau per costringere al silenzio la sinistra radicale. Ma perche’ questo e’ possibile. Nessun uomo da solo e’ pericoloso per la democrazia. Solo una cattiva costituzione e’ pericolosa per la democrazia. Se Berlusconi e’ pericoloso e’ perche’ la costituzione e’ scritta male. E se non fosse Berlusconi sarebbe Murdoch, o Tronchetti Provera, o il padrone di questa o quella azienda che fattura piu’ del PIL italiano.

Allora e’ inutile girarci intorno ed e’ inutile e dannoso far girare le ruote (troppo!) imperfette di questa democrazia. Bisogna immediatamente interrompere l’attivita’ legislativa e lavorare solo sulla costituzione, sul conflitto di interessi, e sulla legge elettorale. Legando le leggi elettorali e le leggi sul conflitto di interessi alla costituzione, impedendo dunque che il prossimo governo le cambi ancora con leggerezza e senza il consenso del popolo sovrano.

Per questo compito bisogna fare un governissimo di larghe intese solo con questo programma. Governo che sia allargato anche ad AN (se sono disponibili), ma non a FI e Lega. La prima perche’ non accettera’ mai di lavorare contro il conflitto di interessi, e la seconda perche’ cerca di smembrare l’Italia, dunque non vedo come potrebbe partecipare.

Usare la minaccia di Berlusconi per legiferare e’ abusare di una democrazia zoppa. Perche’ la minaccia e’ temporanea, ma le condizioni che hanno portato alla salita di Berlusconi no. E come Berlusconi usa l’imperfezione di questa democrazia per far passare le sue leggi ad personam, cosi’ Prodi usa Berlusconi per bloccare la normale dialettica democratica. E dunque anche lui usa le stesse imperfezioni per far passare le leggi in cui crede, silenziando i suoi alleati gli avversari del suo avversario.

Dunque non posso essere d’accordo.

E ha ragione Beppe Grillo a richiedere indietro la cartellina delle Primarie dei Cittadini. Prodi non ha nessun intenzione di onorare quei patti. Ha finto una debolezza che non aveva per mettere la sinistra radicale alle corde e fargli accettare quello che non voleva. E questo e’ un comportamento eticamente riprovevole.

Per il verde, e se facessimo come gli inglesi

Il concetto del verde e’ ormai all’ordine del giorno. Le citta’ sono asfisianti, lo sappiamo. Io personalmente quando devo lavorare in citta’ cerco sempre una casa ‘un po’ fuori’ e faccio avanti e indietro con il treno. O mi accampo col camper fuori citta’ e risolvo cosi’. Vita da temp.

Pero’ leggendo il messaggio di Beppe Grillo, l’intervista, e anche un commento che e’ arrivato qui, mi sono chiesto perche’ in Inghilterra e in Germania c’e’ piu’ verde. E solo che la pubblica amministrazione e’ corrotta o siamo male organizzati.

Il problema presentato da Grillo riguarda Milano. Personalmente non sapevo ci fosse rimasto anche un solo albero a Milano. Ma pare ci sia… ancora per poco. Vogliono costruire dei grattacieli e gli inquilini delle case sottostanti protestano. Giustamente, presto saranno sovrastati da queste strutture enormi, perdendo il cielo, la vista, il verde e la solitudine. Credo anche dei soldi perche’ in questi casi le loro case probabilmente si svaluteranno.

Ma la mia domanda e’… e se facessimo come in Inghilterra?
In inghilterra, spesso si trovano una serie di case attorno a un campo. Un campo da calcio, un prato, un parco, un giardino. E uno si chiede, e perche’ li non ci hanno costruito? Ebbene (e qui ce la genialita’), il parco non e’ pubblico. Il fazzoletto di verde e’ stato infatti comprato da tutte le case intorno. Con l’accordo di non venderlo a nessuno. Sono loro che mantengono quel pezzo di verde in scacco e con questo la vista, e la qualita’ della vita delle loro case. A questo si aggiunge la legge inglese che impone (non chiedetemi i dettagli) a chi possiede dei campi di lasciare dei passaggi a lato per la gente per passeggiare. Con il risultato che benche’ tutto sia recintato, si puo passeggiare e godersi il verde ovunque.

Non e’ necessario recintare tutto. E forse si puo introdurre una legge dove certe zone di verde pubblico possono essere comprate dalle case vicine con l’accordo che nessuno puo’ farci nulla. Il comune non ha diritto di venderle. I proprietari delle case non hanno diritto di recintarle. Ma deve restare un verde aperto.

Come avrete capito non sono un avvocato e sono ignorante sulla cosa piu’ importante: i dettagli. Ma sono convinto che l’idea possa essere trapiantata in Italia. Ci vorrebbe qualcuno che spieghi bene come funziona in Inghilterra e qualcuno in Italia con conoscenze legali che analizzasse come si puo’ fare.

Certo l’idea si potrebbe applicare solo sui progetti futuri. Ma questo credo sia inevitabile. Pero’ e’ gia tanto.

A scuola di vittimismo

Che tristezza!
Un articolo de La Repubblica ci racconta di come due studenti abbiano mandato un mazzo di rose a una compagna con il messaggio: “A …, per la nostra notte indimenticabile, il tuo cioccolatino”. E lei sia andata dal preside, prima, e poi, dopo averne parlato con i genitori, e’ andata addirittura al commissariato di polizia. Credo stia facendo pure le pratiche burocratiche per far intervenire la Nato.

I ragazzi sono stati interrogati da degli agenti, e sospesi per un giorno.

Ecco, io credo ci sia un grosso pericolo dietro tutto questo.
Il pericolo di andare verso una societa’ senza flessibilita’, senza senso dell’umorismo, in cui chiunque si puo’ dichiarare vittima anche quando oggettivamente non e’ successo niente di grave.

E il peggio e’ che in questa societa’ chiunque sia in una posizione di responsabilita’ deve sempre dare ragione alla ‘vittima’, pena essere posti al pubblico ludibrio, o essere accusati, magari anche in sede legale. Il preside rischiava grosso, insomma, se lasciava correre. E il commissariato di polizia ha dovuto mandare gli agenti. Che eccesso. La Nato credo stia pensando di far intervenire i marines da Vicenza.

I genitori dei ragazzi sospesi stanno pensando di sporgere denuncia. E voi penserete che io sia contro questa iniziativa. D’altra parte adesso sono loro a fare il gioco di essere le vittime. Be, se lo fanno secondo me fanno bene. Di scherzi al liceo ne vengono fatti tanti. Ed e’ importante che vengano interpretati come scherzi. E quando non lo sono, se un lato tira fuori i pezzi da 90, anche l’altro si deve difendere. Se no si finisce nella societa’ controllata da vittime, sensi di colpa e gente aggressiva passivamente.

Come avrebbe risposto una ragazza con senso dell’umorismo e sicura di se’?
-”oh, che caro, pero’ non ha firmato ne’ ha messo la data. E adesso come a faccio a sapere quale dei miei amanti sia?”
Oppure
-”La notte indimenticabile? Nei suoi sogni!”

La soluzione al doppio cognome: si tiene il piu’ raro

Adesso stanno litigando se in italia bisogna mantenere il cognome del padre, o quello della madre, o entrambe, o uno a scelta dei genitori.

Io sono una persona che ha due cognomi. Mi chiamo Speroni di Fenizio. Speroni e’ il cognome di mio padre, di Fenizio il cognome di mia madre. Mio nonno, Ferdinando di Fenizio, ha chiesto nel testamento che io assumessi entrambi i cognomi, per far si che il cognome di Fenizio non scomparisse. E attraverso una lunga procedura burocratica sono riusciti a farmelo avere. Com’e’ vivere con due cognomi? Scomodo, ma fattibile.

Personalmente l’idea di dare due cognomi a tutti non mi sembra una grande bischerata. Due alla prima generazione, quattro alla seconda. Otto alla terza. E di questo passo non ci fermiamo piu’. D’altra parte per una volta ha ragione la Bindi (e sottolineo per una volta!). Se la scelta tra i due cognomi viene lasciata alla famiglia si tiene il cognome del padre. Perche’ e’ questo che succederebbe, lo sappiamo. E allora.

Ho una proposta rivoluzionaria. Si tiene il cognome meno numeroso. Il piu’ raro.

Per esempio. Ci sono 571 Speroni, e 3 di Fenizio. Io terrei il cognome di Fenizio. E non sparirebbe.

I cognomi si manterrebbero molto di piu’. Ci sarebbe piu’ diversita’.
Ci sarebbe una legge chiara e definita su come chiamare i bambini, senza che i padri possano decidere anche per le madri. Si eviterebbero questa crescita di cognomi abnormi come esiste in Spagna. Si eviterebbe anche di avere cognomi, come Rossi e Bianchi che dominano su tutti gli altri.
Rossi: 54769.
Bianchi: 22530.

Mi sembra l’uovo di Colombo (Colombo: 20926).

E tu quale cognome conserveresti?

Ti andrebbe bene?

Ricontare le schede bianche.

Quando e’ uscito il film di Deaglio la prefettura di Roma ha subito aperto un inchiesta. E io mi sono detto: “Pero’ vedi, io che parlo sempre male dell’Italia, e invece in questo caso ci stiamo comportando proprio bene.” Illuso. “E proprio da Salvatore Vitello, quello stesso Salvatore Vitello che aveva protestato per le foto del Papa in uniforme da nazista. Vedi che lo avevo giudicato male…”.

E invece nel giro di 2 giorni gli stessi pubblici ministeri, sempre Salvatore Vitello, per intendersi, ha rivoltato la frittata e accusato Deaglio di turbare l’ordine pubblico. Questo dopo avere deciso che non si sarebbero ricontate le schede.

Ma perche’ no? L’unica ragione non per ricontare e’ perche potrebbe venire fuori che Deaglio ha ragione. Certo non si puo’ accusare Deaglio, senza contare le schede bianche. E c’e’ tutto lo spettro politico che le vuole ricontare. Da Fini a Di Pietro.

Io, personalmente sono rimasto molto sorpreso dai risultati delle elezioni. Vi ricordate come e’ caduta la DC, quando e’ arrivata tangentopoli? Che tonfo! Era l’Italia che si e’ svegliata e ha detto basta con questo schifo. Mi aspettavo che l’Italia si svegliasse di nuovo e si levasse di dosso questa generazione di faccendieri e politicanti da strapazzo. E invece un testa a testa non me lo aspettavo proprio. Dunque io sono personalmente convinto che ci siano stati dei brogli. Ma non ho prove. E’ solo una sensazione. Beppe Grillo mostra anche un interessante filmato di Dalla Chiesa sull’argomento. Ecco io vorrei che tutti i bloggers che sono per ricontare le schede lo dicano. Facciano sentire la loro voce. Non possiamo permettere che la cosa passi senza essere sviscerata fino in fondo. Non ci possono essere dubbi.

Ricontare!
Ricontare!!
Ricontare!!!

Sophie Marceau ha 40 anni

Avevo 10 anni quando usci Il Tempo delle Mele in Francia. Lo andammo a vedere con i miei, erano ancora insieme. Mio Dio quanto tempo fa! E io mi innamorai immediatamente di quella ragazzina con i capelli a caschetto e l’aria spavaldina. Come si dice in PNL ancorai il sentimento ai capelli a caschetto e quando un paio di anni dopo andai a una festa da ballo pensai di averla trovata. Adesso, le feste da ballo di un 12enne (almeno erano nel 1982) sono qualche cosa di eccezionale. Luci basse, cocacola, e musica lenta. Lenta perche’ nessuno sa ballare nient’altro. E lenta perche’ tutti vogliamo fare di piu’, ma nessuno sa come farlo. O chi lo sapeva si teneva il segreto per se. E le pupe. :) . E c’erano queste due ragazzine. Una aveva gli stessi capelli di Sophie Marceau. Andavano di moda, allora. E io… io con il cuore in bocca, trovai la forza di invitarla a ballare. In genere le ragazze ballavano tra di loro e i ragazzi bevevano coca cola. (Adesso le ragazze ballano tra di loro e i ragazzi bevono birra). Allora la invitai, e… e l’amica si alzo’. E io dissi:”no, no, io voglio lei, quella con i capelli a caschetto”. Che piu’ che una frase da festa da ballo di dodicenni pare presa da Irma la Dolce. Dev’essere stato li che le conquistai. Poi dopo il ballo la riaccompagnai a sedere e me ne andai. Totalmente incapace di biascicare piu’ di mezza frase. Poi qualche giorno dopo l’incredibile accadde, Continue reading Sophie Marceau ha 40 anni

Beppe Grillo e la Telecom

Ricordo che a casa avevamo una collana di libri, intitolati: “cosa ha veramente detto…”.
C’era “Cosa ha veramente detto Freud”, “Cosa ha veramente detto Hegel”, “Cosa ha veramente detto Platone”, e cosi’ via. Il bignami della cultura. In un certo senso vorrei cercare di chiarire cosa sta continuando a dire e a ripetere e a urlare Beppe Grillo sulla Telecom. Lo ripete ancora e ancora. L’ultima volta, in ordine di tempo, e’ stato a Repubblica TV. Quello che dice lo dice strabordando, uscendo fuori dai tempi, in maniera confusa. Attaccando tutto e tutti, ma quello che dice ha una coerenza interna, ed e’ questa coerenza che adesso vorrei investigare. Perche’ credo cha dica anche delle cose importanti, seppure in maniera confusa. E forse se le dicesse in altra maniera lo ameremmo tutti un po’ di meno. In fondo la amiamo anche per quessta sua passione nel parlare.

Lui attacca: i giornalisti, l’autority, il governo e piu’ di tutti la Telecom.

Attacco ai giornalisti:
Accusa i giornalisti di non fare piu’ il loro lavoro. DI non fare piu’ indagini. DI non dare piu’ notizie importanti (“bastava mezz’ora alla tv e si poteva evitare il crac della parmalat, il caso dei bond argentini, la telecom”).

Quando il giornalista moderatore si difende e dice: io devo moderare tra le parti e le opinioni, lui lo rimprovera: “io non sto presentando opinioni, ma dati, cifre, fatti”. E si sente di sottofondo l’eco di quello che ha detto prima: Cioe’ i fatti e i dati che non state presentando voi giornalisti.

E questo attacco e’ da una parte una sveglia, un richiamo alla realta’, fuori da una concezione che vuole qualunque dibattito in forma post-moderna. Fuori dall’ognuno ha diritto alla sua opinione e il moderatore deve far sentire tutte le campane, verso una concezione della notizia, e del dibattito basato sui dati sui fatti. E se il moderatore giornalista non presenta i dati e i fatti, una parte lo deve fare e il moderatore non ha diritto di levargli la parola.

L’attacco alla Telecom e’ piu’ complesso, e si confonde con l’attacco all’autority che permette a Telecom di agire come agisce. E’ un attacco che Grillo porta avanti in varie tornate, con fatti che sembrano separati e che sull’onda i suoi antagonisti non riescono a connettere. Ma c’e’ un filo di fondo, basato su tre punti.

Punto 1: il costo delle comunicazioni e’ precipitato. Ormai con una banda larga e un programma VoIP si puo’ telefonare a costo zero.
Punto 2: la Telecom ha un monopolio di fatto sulla telefonia in Italia. Monopolio dovuto al fatto che controlla l’ultimo miglio, cioe’ il collegamento fisico tra l’utente e le dorsali della telefonia. (E spero di non essermi sbagliato su questo).
Punto 3: La telecom non sta collegando a banda larga una grossa fetta del territorio nazionale. Perche’ essendo a questo punto un azienda privata, non gli conviene.

Da questa base Grillo fa una serie di affondi:
il costo delle telefonate DEVE essere zero. Non “il 20% in meno”, come dice l’autority.
Perche’ i costi sono gia stati pagati. Sono stati pagati quando sono state costruite le infrastrutture telefoniche. Sono stati pagati dai nostri padri e i nostri nonni. Sono stati pagati con le nostre tasse. Ricordiamoci che la Telecom e’ stata da poco privatizzata.
La telecom ha il DOVERE di collegare tutti gli italiani. Non solo quelli che sono economicamente convenienti. Certo questo portera’ al fatto che la telecom incassera’ meno soldi dalle telefonate. Ma ormai in tutti i paesi (Germania, Inghilterra,…) la gente spende bazzecole per parlare e evitare questo significa evitare il progresso di un paese. Significa che la Telecom per continuare a guadagnare sullo scatto alla risposta, evita l’evoluzione di un intero stato. Pensateci, ogni paesino collegato a banda larga e’ un paesino in cui la gente piu’ lavorare da casa. Puo’ interagire con gli altri… puo’ leggere il mio blog (ok, ignorate l’ultimo punto ;) ). Ma non ignorate che piu’ che il mio blog puo’ leggere il blog di beppe Grillo. E qui parte un altro affondo:
“Sono io [Beppe Grillo], creatore di contenuti, che ho diritto di essere pagato”. Chi fornisce il servizio non ha diritto di richiedere folli cifre.

E ancora, tutto questo parlare di mobilita’ tra servizi telefonici, di levare il 20% del costo, di regolamentare il ‘VoIP’, con ha senso. Cosa devi regolamentare nel VoIP. Cosa puoi regolamentare? La gente lo fa, e lo fa da sola con la propria tecnologia.
Tutto quello che c’e’ bisogno e’ (e qui arriva la formula risolutiva di Beppe):
Una dorsale gratuita su cui diverse aziende, in competizione, non monopolio si spartiscano il traffico.

Vi sono poi gli attacchi che Grillo fa direttamente a Tronchetti Provera e agli altri manager del gruppo. Beppe Grillo fa nomi e cognomi, date, eventi, fatti. E viene da chiedersi perche’ nessuna di queste diciarazioni non porti a una citazione in tribunale. Da una parte o dall’altra.

Da quello che ho capito, e non e’ il mio campo, Tronchetti Provera ha fatto una scalata alla societa’ attraverso un sistema di scatole cinesi. Si e’ fatto prestare i soldi da una banca. Con questi soldi ha assunto il controllo di una prima societa’. Al timone di questa’ ha scalato una seconda piu’ grande. E non chiedetemi i nomi, ma il risultato e’ che con pochi soldi, molti dei quali prestati dalle banche e una complessa struttura finanziaria Tronchetti Provera (da Grillo chiamato affettuosamente il Tronchetto dell’infelicita’) si e’ fatto eleggere manager della Telecom. Da qui ha usato i soldi Telecom per estinguere il debito che aveva contratto con le banche. Nel far questo, da quanto ho capito, ha mandato in passivo la societa’.

Poi per estinguere questo debito ha cominciato a vendere i gioielli della societa’ con una serie di operazioni. Operazioni in cui ha venduto societa’ di un certo valore e se ne e’ intascata una parte personalmente.

Insomma ha preso il controllo di una societa’ che era pubblica e da poco privatizzata e aveva per sua storia personale un monopolio di fatto su alcune parti della societa’. Ha usato questo monopolio per non sviluppare i collegamenti a banda larga come doveva. Per estorcere dagli utenti una serie di soldi con dei contratti sempre piu’ complicati che cambiano ogni settimana. Ha venduto parti della societa’ per cercare di tornare in attivo senza riuscirci. E in totale ha rallentato il progresso di un paese, il nostro, impedendo che parti di esso si colleghino alla banda larga.

E per tutto questo Beppe Grillo e’ molto incazzato, e forse ha anche ragione.

Le lingue chiave

Qualche anno fa mi ero chiesto quali erano le lingue che sarebbe necessario sapere per viaggiare il mondo. L’inglese ovviamente era al primo posto. Ma poi. Io avrei aggiunto Cinese, Arabo, Spagnolo. Forse il Francese per alcune zone dell’Africa. E Russo. Beh, la buona notizia e’ che in Italia in alcuni licei hanno cominciato a insegnare il cinese, mandarino. Quando leggo queste notizie penso che forse finalmente anche l’Italia sta uscendo dal suo guscio e ci stiamo globalizzando. Quando invece leggo le tracce dei temi della prova scritta di maturita’, me ricredo e penso che l’Italia non la smettera’ piu’ di vivere cantando e ricantando le odi di Mazzini e di Cavour.

Adesso vorrei vedere alcuni licei insegnare anche il Russo, lo Spagnolo (credo ci sia, questo), e soprattutto l’Arabo. Perche’ quando si parla la stessa lingua, ci si capisce un po’ di piu’ e ci si odia un po’ di meno. Non risolve, ma aiuta.