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Imparate l’Approval Voting, dimenticate il Plurality Voting

Ultimamente stavamo parlando di leggi elettorali, adesso torniamo alla voting theory. La differenza é che se parlo di Voting Theory mi riferisco ai single winner voting system. Cioé ai sistemi per estrarre attraverso una votazione un singolo vincitore. Le elezioni sono invece un “multi winner voting system”. Un altro paio di maniche, ma con molte cose in comune.

Torniamo ai Single Winner:

Molta gente pensa che votare sia una cosa semplice. Questo non é sempre vero, anzi non é quasi mai vero.

In particolare è importante capire che ci sono molti modi diversi di contare i voti e a seconda delle situazioni (e del tipo di domande) alcuni sistemi sono migliori di altri.

Il sistema che tutti conoscete si chiama Plurality Voting. Nel Plurality Voting tutti votano una e una sola opzione e poi i voti ricevuti si sommano. Se state su internet, e c’é un sondaggio questo si ottiene con i “radio button”. O scegli uno, oppure scegli l’altro oppure scegli il terzo.RadioButtonDemo

Ci sono molti problemi con questo modo di votare. Essenzialmente il problema principale é che opzioni simili si rubano i voti a vicenda. Se stiamo parlando di elezioni e dobbiamo scegliere un sindaco. E ci sono tre candidati, e due sono dello stesso partito, é probabile che vinca il terzo. Questo indipendentemente da chi siano questi candidati. Se abbiamo due candidati della sinistra e e uno della destra, quello della destra avrà un vantaggio enorme. Lo stesso se la situazione é rovesciata. Nelle elezioni americane ci sono stati tantissimi casi in cui il presidente é stato eletto per questo giochino. Bush, Al Gore e Nader nel 2000 é solo uno dei casi.

Una possibile risposta a questa situazione potrebbe essere che il problema non é del sistema elettorale, ma di chi sceglie i candidati. Ma questo non soddisfa. I candidati son quelli che sono, perché rappresentano le posizioni della società da cui emergono. É il sistema elettorale che deve misurare la società in maniera corretta.

Prendiamo un altro caso, ultimamente spesso accade di votare attraverso il blog di Beppe Grillo. A volte si sono votate due opzioni, a volte tre. Ma anche quando c’erano tre opzioni si votava usando il plurality voting. Stesso discorso, questo tipo di voto non permette di misurare correttamente quello che i partecipanti vogliono.

E le alternative?

Ci sono molte alternative, ne presento qui una che ha il pregio della semplicità e ciò nonostante di essere abbastanza corretta. Vedremo poi che cosa manca alla fine di questo post, e come migliorarla in altri post.

L’alternativa semplice si chiama Approval Voting. E vuol dire votare tutte le opzioni con cui uno si trova d’accordo. E poi si sommano i voti di ogni opzione. È molto mol220px-Approval_ballot.svgto semplice. Facile da organizzare, facile da usare, facile da calcolare chi ha vinto. Ma la differenza fondamentale é che con l’Approval Voting non accade più che la gente si trovi a dover scegliere tra due opzioni simili. Può invece esprimere in toto la propria opinione. Ma é meglio anche per chi organizza le votazioni. Perché non rischiando che proposte simili possano entrare in competizioni, può aggiungere opzioni alternative.

Vediamo alcuni esempi:

Il 13 febbraio di quest’anno sul Blog di Beppe Grillo le persone iscritte si sono trovate a decidere che tipo di correzione del proporzionale ci sarebbe dovuta essere nel sistema elettorale voluto dal Movimento 5 Stelle. Le tre opzioni erano:

  • il metodo del divisore rettificato
  • il metodo del premio di maggioranza
  • il metodo del quoziente rettificato

Se le tre opzioni sembrano molto tecniche é perché lo sono. Arrivavano dopo un’ottima lezioni di Aldo Giannuli su YouTube sui tre tipi di correzioni alle votazioni. Ma il problema é che alcune persone vogliono una di queste opzioni, e ad alcune vanno bene due diverse. Mettiamo che una persona odii il premio di maggioranza. Allora voterà per il divisore rettificato oppure per il quoziente rettificato (che in realtà sono molto simili). Ma se vota per l’una non vota per l’altra. Se un’altra persona nelle stesse condizioni vota il contrario, il risultato sarà che il loro voto sarà stato disperso. Se invece le persone potessero votare per tutte le possibili opzioni che gli vanno bene questo non accade.

Vediamo un altro caso:

Il 18 febbraio invece c’é stata la consultazione se il Movimento 5 Stelle sarebbe dovuto andare alle consultazioni con Renzi o no. Ha vinto il si. Beppe Grillo é andato, non ha permesso a Renzi di parlare, non ha ascoltato quello che aveva da dire. E se ne é andato. Alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle si sono sentiti traditi da questo comportamento (e 4 senatori). Alcuni si sono sentiti esaltati. Ma sarebbe falso pensare che tutti quelli che volevano che ci fossero le consultazioni si sono tutti sentiti traditi. Molti erano anche contenti. Quando ho chiesto a uno perché se aveva votato a favore delle consultazioni era contento che queste fossero state solo apparenti. Senza reale comunicazione. La risposta é stata: “Ho votato perché le consultazioni, per la loro esposizione mediatica, sono un modo per parlare direttamente ai cittadini e fargli sapere la verità che altrimenti non filtrerebbe mai dai media del regime. E questo è esattamente quello che Grillo ha fatto. Ha parlato agli italiani e ha scosso le loro coscienze.”

Insomma ecco una persona che ha votato per le consultazioni, ma senza volere che ci fossero delle reali consultazioni. Altri invece hanno votato per le consultazioni ma volendo che ci fossero queste consultazioni. In questo caso il problema é ancora  di come é stata posta la questione. Bisognava che ci fossero tre opzioni:

  • non andare alle consultazioni
  • Andare alle consultazioni, e dirgliene quattro a Renzi
  • Andare alle consultazioni e dettare a quali condizioni il Movimento 5 Stelle darà il suo appoggio a alcune leggi (per esempio che le leggi non siano all’interno di pacchetti di legge complessi in cui si vota tutto o niente).

Però se si mettono queste tre opzioni, e si usasse il sistema del Plurality voting il risultato sarebbe poco rappresentativo. Perché le persone che non vogliono la comunicazione si troverebbero divise in due. Invece si dovrebbe dare le tre opzioni e poi usare l’approval voting.

Questo sistema é semplice e generale. Dovrebbe essere usato a ogni consultazione dove le opzioni sono piú di due, chiare e ben definite.

Il limite del sistema é che non distingue l’ordine delle proposte. O quanto piacciono. Per questo si devono usare altri sistemi (Condorcet, Borda, Range, Majority, …), ma son tutti più complicati da usare e da organizzare. Per cui ne parliamo un’altra volta.

Per favore, d’ora in poi chiedete di votare con Approval Voting. Basta che tutti possano votare sempre con una scheda sola, ma in ogni scheda inserire tutte le opzioni che gli vanno bene. E se vi trovate a gestire una votazione, permettetelo.

Un sistema Rappresentativo Maggioritario

Adesso vorrei presentare la mia riforma elettorale.

Mi rendo conto che ci sono zero possibilità che venga approvata, o anche discussa. Ma amo le sfide. E la sfida non é farla approvare, ma trovare una legge elettorale che soddisfi due principi fondamentali: governabilità e rappresentanza. Spesso questi due principi sono visti come mutualmente esclusivi. Se il parlamento rispecchia la nazione, non darà a nessun partito abbastanza potere da governare.

Non credo sia vero.

Credo sia un limite che dipenda più dal nostro modo di pensare secondo certi schemi, che da dei reali limiti di quello che sia possibile. Due volte ho provato a chiedere a delle persone su un sito che gestisco, Vilfredo, come vorrebbero la legge elettorale. E entrambe le volte la discussione si é fermata sul punto: proporzionale (e dunque rappresentativo) o maggioritario. Ho anche provato a presentare un sistema che fosse davvero proporzionale in una entry precedente. Ma adesso vorrei fare qualche cosa che vada oltre. Vorrei presentare un sistema che sia sia rappresentativo che maggioritario. Che assicuri la governabilità senza regalare voti; senza dare premi; senza soglie di accesso.

Come si fa?

Il modo con cui siete abituati a votare si chiama Plurality Voting. E consiste nel fatto che ogni cittadino, andando a votare, mette una croce su uno, e un solo, partito. Poi a seconda del sistema elettorale usato i voti vengono contati in maniera differente. Il Plurality Voting ha tanti, tanti difetti. E non entrerò qui nel merito. Quello che voglio però far presente é che non é l’unico modo di esprimere le proprie preferenze. Un altro modo é il Priority Voting. Un sistema in cui si elencano tutti i partiti da quello preferito a quello meno amato. Un sistema del genere é usato nelle elezioni Australiane o Irlandesi. In genere i sistemi che usano il priority voting sono più giusti, ma anche più difficili da usare, che quelli che usano il plurality voting. D’altra parte é più facile indicare un partito che indicare una lista. Ma chi conta i voti riceve più informazioni se riceve delle liste. Informazioni che poi possono venire usate per estrarre il parlamento che meglio rappresenta il desiderio degli italiani. Ancora più informazioni sono raccolte nel sistema che ho presentato nel post precedente. In quel caso ciascun votante indica anche quanti parlamentari, secondo lui, ciascuna lista dovrebbe avere nel suo parlamento ideale. Il sistema era interessante ma non cercava di costruire un parlamento che potesse, praticamente, governare. Solo un parlamento che fosse il più possibile uno specchi di ciò che voleva il paese. Vediamo invece un’alternativa.

Credo sia possibile costruire un sistema poco più complesso del sistema attuale, ma molto più giusto. E che porti a un parlamento con delle grosse potenzialità di governare. Cominciamo col vedere il caso di un parlamento composto da una singola camera.

L’elezione di una camera dei deputati.


approvalvoting

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Lettera aperta ad Aldo Giannuli: come decidere il numero di collegi.

Caro Aldo,

quando ti ho chiesto hai detto sul tuo blog che eri felice se persone esterne potevano partecipare alla discussione e non solo voltare.
Vorrei farlo a questo punto.
Abbiamo visto da poco la tua presentazione sulla grandezza dei collegi, a seguito abbiamo votato sull’argomento (ripeto questo per chi ci legge). Vedendo i risultati ho visto che hanno vinto i seggi di grandezza intermedia. Però esattamente quanti eletti per circoscrizione? Quanti votanti per circoscrizione? Quante circoscrizioni? In realtà le tre domande sono la stessa domanda se si immagina di fare le circoscrizioni di grandezza più o meno uguale.
Ebbene ho un suggerimento. Chiedi a tutti di indicare il numero di circoscrizioni che vorrebbero. Un numero. Tra 2 e 300 (più di 300 circoscrizioni si hanno gli uninominali, meno di 2 si ha un collegio solo, entrambe opzioni escluse dal voto).
Poi prendete la mediana (non la media, mi raccomando) di tutti questi numeri che avete ricevuto. La mediana di questi numeri sarà (per il teorema di Black) il vincitore di Condorcet tra tutti questi valori. E come tale rappresenterà quello che il 50%+1 dei votanti vorrà. Inoltre introdurrebbe nel Movimento 5 Stelle l’idea di decidere un numero con questo procedimento.
Credo sia molto importante.
Cordiali saluti,
Pietro
Aldo Giannuli ha risposto via email:
Si sono effettivamente contento per la partecipazione oltre le previsioni anche se faccio molta fatica a rispondere a tutti e non ci riesco.
Il suggerimento mi pare interessante, per ora non siamo ancora in questa fase di dettaglio ma ne riparleremo.
cordialmente
Aldo

Come sarebbe un vero sistema Proporzionale?

Si parla tanto di legge elettorale, e vorrei presentare due o tre esperimenti che ho fatto sull’argomento. Lo faccio perché mi sembra che la discussione sia di una monotonia e una piattezza incredibile. Le idee che sento in giro sono tutte le stesse. É come se qualcuno avesse fatto il lavaggio del cervello all’Italia intera. E tutti fossero convinti che si può solo votare in 1 o 2 turni, indicando solo un partito nella scheda elettorale. Soltanto indicandolo con una croce (o massimo il nome di un candidato). Niente numeri, valutazione, ordini tra i partiti. Per carità!
Voting Theory cosa essere?

In questa discussione si parla di sistemi maggioritari o proporzionali. E poi maggioritari corretti verso i sistemi proporzionali, o maggioritari corretti verso il proporzionale. In un post successivo intendo attaccare questa divisione. Ma per adesso concentriamoci sul proporzionale.

L’idea del proporzionale é di avere un sistema che sia il più possibile rappresentativo di quello che vogliono i cittadini. Per questo quello che in genere si fa é chiedere alle persone di votare 1 partito. E poi distribuire i voti in maniera proporzionale ai voti ricevuti. L’idea di votare un partito (e uno solo) sembra tanto naturale, ma non é l’unica opzione. Non intendo dilungarmi qui sui problemi di questa forma di voto. Il problema principale é che costringe le persone a scegliere un solo partito. Ignorando altri partiti che potrebbero essere anche congeniali. In questo modo estrae dall’elettorato pochissime informazioni. Molto diversi sono i sistemi in cui, per esempio, puoi elencare tutti i partiti da quello che ti piace di più a quello che ti piace di meno.

Qui vorrei presentare un altro sistema. Un sistema che ho suggerito precedentemente. Nel frattempo grazie a Jéròme Lâng, ho scoperto che un sistema simile era già stato proposto in un articolo di Maggio 2010: “Voting with rubber bands, weights, and strings” (pdf). L’idea sarebbe di permettere a tutti di non votare solo un partito, ma presentare la composizione dell’intero parlamento. L’ho chiamato Parlamento Ideale, e ho lanciato un piccolo sondaggio tra i miei followers su Facebook. Dopo due giorni hanno risposto in 65. Si possono poi integrare i voti in vari modi diversi. E il gist della votazione é ovviamente il modo in cui i voti vengono integrati.

Nel sistema che suggerisco, e che viene suggerito anche nell’articolo sopra, i voti vengono integrati estraendo la mediana geometrica dei vari voti. Estrarre la mediana geometrica da una serie di voti non é banale. E anche se ho un programma in grado di farlo, non lo so fare su un google spreadsheet online. Cosí per adesso mi sono limitato a estrarre la mediana, partito per partito. (E ovviamente rinormalizzare in modo che la somma delle mediane sia 100). Mi riprometto nei prossimi giorni di provare anche con la mediana geometrica. In ogni caso dagli esperimenti che ho fatto, la differenza tra mediana geometrica e mediana dimensione per dimensione é abbastanza piccola. L’altra opzione sarebbe invece usare la media dei valori. Presento anche quella. Sono fondamentalmente contrario a questa opzione perché tende a essere più debole rispetto al voto strategico. Vedremi la differenza dei risultati.

Premetto immediatamente che i risultati non sono ASSOLUTAMENTE rappresentativi di quello che voterebbero gli italiani o anche un campione di italiani. Questi sono i voti degli amici miei. Il meno di sinistra ha l’incenso sotto la foto del Che a casa. E in effetti vedendo i risultati (che potete vedere qui) vedrete che sono leggermente di sinistra.

Prima di tutto vediamo i risultati, poi i passaggi, come arriviamo a questi risultati.

Fatto su un campione NON rappresentativo

Fatto su un campione NON rappresentativo

Hanno votato in 65. Ciascuna persona ha indicato quanti parlamentari avrebbe voluto per quel partito nel suo parlamento ideale. Questi dati sono stati ricevuti da un google Form. E li potete vedere nella tavola dei voti di sotto, in appendice (Tabella 1).

Li ho poi rinormalizzati (Tabella 2). Questo perché non tutti avevano votato esattamente 100 parlamentari. Per cui ogni numero é stato divido per la somma dei voti dati da quella persona, e moltiplicato per 100. E ho ottenuto una bellissima tavola in cui ciascuna persona indicava in percentuale quanto avrebbe dato a ciascun partito nel suo parlamento ideale.

Mediana

Poi ho calcolato la mediana per ciascun partito. E ho rinormalizzato il valore sulla base della somma totale delle mediane. In modo che la somma dei valor ottenuto fosse ancora 100. Però non ho fatto questo solo alla fine, ma dopo che ogni persona aveva votato, questo per vedere come il risultato appariva man mano. (Tabella 4)

Il risultato finale era:

Type PD M5S Forza Italia Nuovo Centro Destra Scelta Civica Lega Nord Sinistra Ecologia e Libertà Fratelli d’Italia Centro Democratico Unione di Centro Partito Socialista Italiano
Normal Median 40.00 33.00 5.55 3.96 5.67 1.39 8.16 2.27 0.00 0.00 0.00

Media

Poi ho fatto la stessa cosa, ma invece che calcolare la mediana ho calcolato la media. In questo caso non c’era bisogno di rinormalizzare, perché la media, colonna per colonna di una tavola di numeri in cui ciascuna riga ha somma 100, é una riga a somma 100. Anche qui ho ottenuto una tavola (TABELLA 4).

Fatto su un campione NON rappresentativo

Fatto su un campione NON rappresentativo

L’ultima riga (i risultati considerando tutti i voti, e non solo alcuni) risultava essere:

Type PD M5S Forza Italia Nuovo Centro Destra Scelta Civica Lega Nord Sinistra Ecologia e Libertà Fratelli d’Italia Centro Democratico Unione di Centro Partito Socialista Italiano
Average 28.65 33.26 6.09 5.33 5.81 2.26 9.53 3.15 1.76 2.01 2.15

Vediamo le differenza.

Prima di tutto il PD che nella valutazione dalla mediana alla media passa dal 40% al 28.6%. Perbacco! Poi tre partiti che non sono presenti con la mediana, sono invece presenti con la media. E poi c’é qualche aggiustamento. Un po di partiti che guadagnano, fondamentalmente a seguito del PD che perde così tanto. Viene da chiedersi perché ci sia una così grande differenza nel PD tra la media e la mediana. La media, lo sanno tutti, si calcola sommando tutti i valori e dividendo per il numero di valori. La mediana si calcola prendendo il valore a metà tra tutti i valori. Quello che ha tanti valori maggiori quanti valori minori. Sotto certe condizioni (non rispettate in questo caso, ci tengo a precisare), la mediana tra tutti i valori rappresenta il vincitore di Condorcet di tutti i valori. In altre parole se tutte le persone dovessero votare due a due tutte le combinazioni di valori. che quella variabile può prendere. La mediana vincerebbe con almeno il 50% dei voti contro TUTTI gli altri valori. Insomma se si votasse valore per valore nessun altro valore avrebbe un supporto altrettanto vasto. In quali casi questo accade? Quando la mediana é su una dimensione sola, quando tutti i votanti hanno ciascuno un proprio valore preferito. E poi allontanandosi da quel valore i valori gli piacciono sempre di meno. Qui non stiamo parlando di un sistema unidimensionale. E non é neanche vero che le persone abbiano necessariamente un valore preferito e poi dei valori sempre meno favoriti allontanandosi. Per esempio molte persone avrebbero preferito avere o un M5S al 51% che gli avrebbe permesso di fare un governo. O un M5S al 10% che gli avrebbe permesso di controllare il lavoro degli altri senza sparigliare tutto e impedire che gli altri facessero un governo. O senza forzare un governo di larghe intese. Quindi non é vero che la mediana sia il vincitore di Condorcet.

Però é comunque un’ottima approssimazione.

Questo perché é resistente contro il voto strategico. Se la mediana é 5. E una persona vota più di 5, sposta il risultato verso la persona successiva. Ma non é in grado di controllare di quanto. Invece nella media, se il mio risultato preferito é 7, e io votando 7 sposterei il risultato solo da 5 a 5.2. Posso invece votare 70 (un numero molto grande) sperando di tirare verso di me il risultato. Quando si calcola la mediana conviene alle persone votare quello che veramente vogliono. Quando si calcola la media conviene alle persone indovinare quale sarebbe il vincitore senza il loro voto e votare dei valori estremi per spostare quel valore verso il loro valore favorito (che non é comunque un estremo). Considerando che nessuno é in grado di valutare con precisione il voto di tutti gli altri. Ne calcolare che correttivo aggiungere per ottenere il risultato voluto questo porta a un sistema molto confuso. Dove tante persone votano, strategicamente, ma alla fine a caso. Insomma anche a livello ingegneristico sarebbe un sistema instabile. Tutto questo non accade se si estrae la Mediana. Che attira il voto verso di se, e non ti da dei bonus se il valore é più o meno distante.

E se queste persone avessero votato con il proporzionale?

Abbiamo visto i risultati se chiediamo a delle persone tra i miei amici di votare il loro parlamento ideale. Ma se avessero votato in maniera tradizionale. Quanto si discosta il risultato che abbiamo ottenuto rispetto da quello otenuto con il propozionale? In fondo (pensavo) i risultati sembrano di sinistra, ma abbastanza plausibili. Quanto mi sbagliavo!

Non possiamo calcolare esattamente come sarebbe andato il voto, perché non abbiamo calcolato quel voto. Però possiamo approssimarlo. Supponiamo che ogni persona voti per il partito a cui era disposta a dare più seggi. Non sarà il risultato reale, ma mi sembra l’approssimazione più plausibile. Solo nei casi in cui una persona ha dato lo stesso massimo numero di seggi a più partiti si divide il voto tra questi partiti. Anche in questo caso trovate la tabella dei voti in appendice.

In questo caso ho solo calcolato la somma totale dei voti. E il risultato era:

PD M5S Forza Italia Nuovo Centro Destra Scelta Civica Lega Nord Sinistra Ecologia e Libertà Fratelli d’Italia Centro Democratico Unione di Centro Partito Socialista Italiano Totale
30.95 26.95 0.09 1.70 0.20 0.09 2.95 1.20 0.20 0.20 0.45 65

Che rinormalizzati in percentuali otteniamo:

Fatto su un campione NON rappresentativo

Fatto su un campione NON rappresentativo

Type PD M5S Forza Italia Nuovo Centro Destra Scelta Civica Lega Nord Sinistra Ecologia e Libertà Fratelli d’Italia Centro Democratico Unione di Centro Partito Socialista Italiano
Proporzionale 47.62 41.46 0.14 2.62 0.31 0.14 4.54 1.85 0.31 0.31 0.70

Insomma, se non eravate ancora convinti che i miei amici fossero un campione vagamente rappresentativo della popolazione italiana, questo dovrebbe levarvi gli ultimi sospetti. É interessante notare che neanche in questo campione il sistema proporzionale riesce a dare una maggioranza netta. É anche interessante notare l’enorme differenza tra il sistema proporzionale e il sistema del Parlamento Ideale. La mediana tra le composizioni.

Conclusioni

1) Il sistema proporzionale non é la migliore approssimazione della composizione parlamentare voluta dal paese.

2) Per calcolare tale approssimazione c’é bisogno di più dati. E anche se su un campione non rappresentativo abbiamo provato a farlo qui.

3) abbiamo ottenuto delle notevoli differenze rispetto al sistema proporzionale. Ma anche tra il calcolo del parlamento usando la media e la mediana (In futuro proveremo con la mediana geometrica).

4) Nessuno di questi sistemi assicura una maggioranza del 50%+1 a un partito per governare. Questi sistemi servono solo per cercare di valutare la situazione del paese.

5) Sarebbe MOLTO interessante che un istituto di statistica, o un centro studi prendesse in mano questo studio e provasse a presentare un simile sondaggio ma su campioni statisticamente rappresentativi e con numeri statisticamente rilevanti

Appendici

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La legge elettorale 1

Aldo Giannuli ha cominciato una serie di talk sul Sistema Elettorale organizzati insieme a Beppe Grillo. Son fatti molto bene, e intendo man mano pubblicarli e commentarli. Premetto che sono un grande sostenitore del suo lavoro. Ma farò delle critiche anche forti. Si chiama dialettica.

Questo qui é una prima presentazione che venne fatta a settembre del 2013 spiegando come la legge elettorale é stata fatta in maniera dilettantistica. Con degli intenti disonesti da parte della classe politica. Ma essendo fatta in maniera dilettantistica la classe politica ha anche fallito i propri obiettivi. Per esempio andare verso un bipolarismo puro. Tutto questo é vero.

Quello che non mi trova per niente d’accordo é la semplificazione che vede i sistemi semplicemente come proporzionali o maggioritari. E quando in particolare si rivolge alla proposta di violante, del PD, come l’ennesima proposta truffa. A parte che non mi piace il linguaggio. Chiamare una proposta come truffa, porta a chiamare chiunque la sostiene come un truffatore o uno sprovveduto. E elimina la discussione sul nascere. Su persone come le persone che votano Beppe Grillo questo é proprio il tipo di commenti che crea quella barriera alla discussione che vediamo in giro con i cori da stadio.

Ma poi entrando nello specifico quello che dice é:
La proposta di Violante (PD) é di partire con un turno proporzionale che assegna l’80% dei voti. E poi assegnare il restante 20 % in un secondo turno tra i due partiti maggiori. Ovviamente se hai un secondo turno tra due partiti uno prenderà più del 50% e uno meno del 50%. (e qui siamo tutti d’accordo)
La “truffa”, secondo il professor Giannuli, é considerare che chi vota per un partito nel secondo turno lo sostenga. In realtà, dice, vale solo quello che una persona vota al primo turno potendo scegliere tra tutte le opzioni. Tanto per incominciare io come taoista permacultore ancora devo trovare una forza politica che mi rappresenti. Quindi comunque c’é una differenza tra quello che una persona vorrebbe in assoluto e le forze tra cui deve scegliere. Ma il secondo punto é che lo studio dei sistemi elettorali, come parte della voting theory, parte dal presupposto che una persona non abbia una sola preferenza, ma ne abbia di più. E anzi abbia una lista (secondo alcuni sistemi addirittura pesata) di preferenza in cui ciascuna preferenza é meglio di quella successiva. E quindi un sistema elettorale é fedele quanto più utilizza tutta questa informazione.

Un sistema a doppio turno utilizza molto più di queste informazioni. E se lo riesce a fare senza che sia troppo complicato, tanto meglio.

Tra l’altro Aldo Giannuli assume che i vincitori alla prima tornata sarebbero sicuramente il PD e il PDL. Per cui il sistema di Violante (che tra l’altro non mi sembra neanche tanto male), secondo Giannuli porterebbe a far rubare dei seggi del PD al M5S. Io non son per miente convinto che i primi due partiti sarebbero sempre il PD e il PDL. Intanto il PDL si é da poco diviso. Poi alle ultime elezioni nazionali il M5S era il secondo partito. Insomma mi sembra che il M5S ha tante possibilità di essere nella rosa dei partiti che parteciperebbero a un eventuale ballottaggio.

Quello che mi dispiace e vorrei veder apparire sono sistemi elettorali che usano diversamente le informazioni. Per esempio, se invece che votare il singolo partito si votassero tutti i partiti che si considerano accettabili. L’equivalente dell’approval voting ma a livello elettorale. Non metti una croce, ma metti una croce su tutti i partiti che ti vanno bene. E poi si sommano le croci e si dividono i seggi in maniera proporzionale al numero di croci ricevute.

Questa sarebbe una modifica semplicissima da fare ma che aiuterebbe tantissimo a far chiarezza su quello che vogliono gli elettori.

Un’altra possibilità sarebbe chiedere agli elettori di dare un voto (inteso come una valutazione) a cisacun partito. Quanto quel partito ha fatto quello che loro volevano. Un voto da 1 a 10. Come a scuola si dava 7 (buono), o 6 (suff) o 5 (insuff). Ognuno da a ogni partito una valutazione e la somma delle valutazioni diventa il peso che ciascun partito dovrebbe avere. I partiti non nominati ricevono 5.5.

Ma quali sarebbero i vantaggi di un sistema di questo genere. Se poi, alla fine, si arriva comunque a un insieme di numeri che possono portare più o meno a una maggioranza in parlamento?

La differenza é che il sistema ad approval voting, (e al range voting, quello della valutazione) sono sistemi che sono stabili contro le clonazioni. In altre parole nei sistemi di adesso se un partito viene clonato, cioé il PD si divide in PD1 e PD2. O il M5S si divide in M5S1 e M5S2, o il PDL. (insomma avete capito), entrambi i partiti prendono meno voti. Perché, si dice, i voti vengono “dispersi”. Ma non é obbligatorio che i voti vengano dispersi. Dipende da come si contano i voti. In un sistema a plurality voting in cui esprimi una sola preferenza i voti vengono dispersi. In un sistema ad approval voting in voti non vengono dispersi. E questo porta al fatto che le persone non devono far finta di andare d’accordo e poi avere mille correnti in un partito

Vorrei discutere tutto questo anche con i parlamentari Paolo Coppola, Stefano Quintarelli e Adriano Zaccagnini. Se fosse possibile. Però, per favore, non parliamo di truffe.

Proposta: Non votiamo i partiti ma la composizioni del parlamento

Ho presentato un’altra proposta per CIVICI. Questa volta sulla legge elettorale.

Il testo della proposta segue.

Titolo:

Non votiamo i partiti ma la composizioni del parlamento.

Introduzione

È necessario raccogliere più informazioni dalle persone per non confondere quello che vogliono con con quanta forza lo vogliono. Per questo suggerirei che non si vota più il singolo partito ma la composizione del parlamento. E poi si fa la mediana geometrica tra le composizioni dei votanti.

Proposta

Il problema che si è presentato alle ultime elezioni è stato di un paese diviso in tre. Con tre visioni del mondo nettamente distinte. Imporre che uno di questi terzi abbia la maggioranza assoluta sarebbe comunque un abuso nei confronti della maggioranza degli elettori (gli altri due terzi). Ma davvero il parlamento rappresenta quello che le persone volevano?

Chiedendo alle persone di votare un solo partito confondiamo quanti parlamentari vorrebbero che il partito che hanno votato avesse, con quanto considerano importante che quel partito sia presente in parlamento. In altre parole un partito che non ha un programma di governo, ma che è presente solo per controllare gli altri, rischia di avere un plebiscito superando non solo le proprie aspettative ma i propri desideri.

Suggerirei che non si voti più il singolo partito ma ciascuna persona vota la composizione del parlamento che vorrebbe.

La composizione potrebbe venire espressa in percentuale, ma sarebbe complicato perchè richiederebbe che ciascuno sia preciso nei numeri e raggiunga somma 100. Invece le persone possono mettere i numeri che vogliono che verrebbero tradotti in percentuali al momento dello scrutinio. (Quindi, -immaginando delle elezioni con 5 partiti- una scheda con i numeri {10, 0, 0, 5, 10} diventa {40, 0, 0, 20, 40}. Fare un programma che introdotti i numeri estragga le percentuali è banale)

Si fa poi la mediana geometrica tra le composizioni dei parlamenti espressi dalle persone e si ottiene la composizione totale. Sono ammessi solo partiti che fanno le primarie. E le persone vengono elette ai seggi nell’ordine ricevuto dalle primarie. Questo per quanto riguarda la Camera.

Per il Senato ciascuna regione dovrebbe avere un certo numero di Senatori (proporzionali alla propria popolazione). E ciascuna regione seguirebbe lo stesso metodo per eleggere i senatori che la rappresenta.

Questa non è però esattamente la proposta presentata. Questo perchè nella proposat presentata ho fatto un errore e ho suggerito di usare la media (invece della mediana geometrica). La proposta originale segue. E dopo potete leggere perchè è importante, fondamentale, usare la mediana geometrica e non la media.

Titolo:

Non votiamo i partiti ma la composizioni del parlamento.

Introduzione

È necessario raccogliere più informazioni dalle persone per non confondere quello che vogliono con con quanta forza lo vogliono. Per questo suggerirei che non si vota più il singolo partito ma la composizione del parlamento. E poi si fa la media tra le composizioni dei votanti.

Proposta

Il problema che si è presentato alle ultime elezioni è stato di un paese diviso in tre. Con tre visioni del mondo nettamente distinte. Imporre che uno di questi terzi abbia la maggioranza assoluta sarebbe comunque un abuso nei confronti della maggioranza degli elettori (gli altri due terzi). Ma davvero il parlamento rappresenta quello che le persone volevano?

Chiedendo alle persone di votare un solo partito confondiamo quanti parlamentari vorrebbero che il partito che hanno votato avesse, con quanto considerano importante che quel partito sia presente in parlamento. In altre parole un partito che non ha un programma di governo, ma che è presente solo per controllare gli altri, rischia di avere un plebiscito superando non solo le proprie aspettative ma i propri desideri.

Suggerirei che non si vota più il singolo partito ma ciascuna persona vota la composizione del parlamento che vorrebbe.

La composizione potrebbe venire espressa in percentuale, ma sarebbe complicato perchè richiederebbe che ciascuno sia preciso nei numeri e raggiunga somma 100. Invece le persone possono mettere i numeri che vogliono che verrebbero tradotti in percentuali al momento dello scrutinio. (Quindi, {10, 0, 0, 5, 10} diventa {40, 0, 0, 20, 40}. Fare un programma che introdotti i numeri estragga le percentuali è banale)

Si fa poi la media tra le composizioni dei parlamenti espressi dalle persone e si ottiene la composizione totale. Sono ammessi solo partiti che fanno le primarie. E le persone vengono elette ai seggi nell’ordine ricevuto dalle primarie. Questo per quanto riguarda la Camera.

Per il Senato ciascuna regione dovrebbe avere un certo numero di Senatori (proporzionali alla propria popolazione). E ciascuna regione seguirebbe lo stesso metodo per eleggere i senatori che la rappresenta.

Allora, la proposta è sbagliata. Dopo averla scritta mi sono accorto che non è possibile correggere. quindi la correggo qui. Invece che calcolare la media dei voti bisognerebbe usare le mediana geometrica. È una differenza fon-da-men-ta-le. Se si usa la media, il valore che tu inserisci tende a spingere la percentuale dei senatori verso il valore che tu hai inserito. E maggiore è il valore che hai inserito, maggiore è la spinta. Se si usa la mediana questo invece non è vero. Il valore che inserisci spinge in quella direzione… ma sempre con la stessa forza. In altre parole se senza di te il partito A avrebbe il 15% dei parlamentari. E se tu pensi che dovrebbe avere di più, tu devi inserire un valore maggiore del 15%. Diciamo il 16% O forse il 51% o il 100%. Questo porterà farà salire il numero dei parlamentari. Ma di quanto? Di un po’. Non è dato saperlo. Dipende fondamentalmente da come hanno votato le altre persone. Difficilmente il voto di una persona farà saltare dal 15% al 16%. Sicuramente non più di un punto percentuale. Ebbene, quindi che tu abbia votato 16% o 51% o 100% il tuo voto ha lo stesso peso per il tuo partito. Questo vuol dire che quello che ti conviene non è votare il partito che ti piace di più al 100%, ma votarlo appena oltre quello che prenderà. E usare gli altri punti per far avanzare altri partiti alleati. Questo porta a votare delle coalizioni. E a indicare quella che secondo il votante dovrebbe essere la coalizione di governo. Indicando partito per partito quanto dovrebbero avere. Nota però che tu non sai che percentuale prenderebbe un partito senza di te. Supponi che a te piace il partito A. E vorresti che avesse la maggioranza relativa del 35% perchè pensi che se avesse il 51% sarebbe difficilmente controllabile. Pensi inoltre che probabilmente il partito A prenderà il 20%. Allora ti converrebbe votare il 21%. Ma se pigliasse il 30%? Allora il tuo voto al 21% gli abbasserebbe il numero di parlamentari. Non vuoi correre questo rischio. Per cui quello che ti conviene fare è votare per il tuo partito al 35%. E così per tutti gli altri partiti alla percentuale per cui li vorresti vedere presenti.

Un altro problema che mi è stato fatto notare è che indico un esempio con 5 numeri, ma non si capisce perchè questi 5 numeri. Evidentemente sono un esempio in cui ci sono 5 partiti. Per cui riscrivo adesso la proposta con tutte le correzioni del caso.

Il Tirangolo per CIVICI preparato da Paolo Valdemarin

La mia proposta per Civici: Referendum Uni-dimensionali Deliberativi

Ho presentato questa proposta su CIVICI.

CIVICI è una piattaforma alla cui definizione ho collaborato per la Fondazione <Ahref. ne parla un po’ Paolo Valdemarin sul suo blog. CIVICI è al momento utilizzato dal governo per raccogliere idee sulle modifiche costituzionali. Ci sono 9 argomenti.

CIVICI per le riforme costituzionali

 

E ogni persona può presentare una sola proposta per ogni argomento. E può commentare una volta sola per ogni proposta. Può però modificare il commento che ha fatto. Inoltre le persone possono votare per ogni proposta se sono a favore o contro e quanto la comprendono. Come mostra Paolo in questo grafico:

triangle3x31che riconoscerete essere una versione stilizzata del triangolo che presentammo a ePart 2011:

Triangolo rovesciato con la scritta non ho capito sotto, accordo (a destra), disaccordo (a sinistra)

Permettiamo alle persone di votare indicando sia quanto hanno capito che quanto sono d’accordo.

 

 

 

 

 

 

Una delle cose belle di collaborare con il governo nella definizione della piattaforma è che poi si possono fare le proposte senza incazzarsi perchè il sito non ti permette di scrivere una proposta come vuoi tu. Tì finisce, poi le proposte vengono valutate come tutte le altre. Per cui ho presentato due proposte. Una riguardo la nuova legge elettorale e una su un nuovo strumento per permettere alle persone di partecipare Un Referendum Unidimensionale Deliberativo.

La proposta pare molto complicata, ma in parole povere dice solo che quando una legge include al suo interno un valore che deve essere definito. Questo può essere valutato chiedendo alle persone di votare indicando quale dovrebbe essere secondo loro il valore migliore, e poi estraendo la mediana. Il resto della proposta spiega perchè questo a senso matematicamente.  La proposta viene inserita nel contesto di un referndum deliberativo senza quorum, ma si può usare lo stesso procedimento tra i parlamentari, o tra le persone di un gruppo. Insomma ogni volta che c’è da scegliere un numero usiamo questo metodo. È semplice, robusto e affidabile. Che volete di più?

TITOLO:

Introduciamo un Referendum Unidimensionale Deliberativo per decidere il valore dei numeri all’interno delle leggi

INTRODUZIONE:

Si propone uno strumento consultivo in cui i cittadini indicano il valore che dovrebbe essere all’interno di certe leggi (Referendum Unidimensionale Deliberativo . La mediana dei valori presentati rappresenta (questo è un risultato matematico) il valore vincitore di Condorcet, e verrebbe così assegnato a questa legge.

PROPOSTA:

Capita spesso che una legge deve definire un valore numerico. A volte questo valore numerico rappresenta un limite. Esempi:

-Quanti grammi di droga rappresentano la dose personale?
-A quanti chilometri all’ora si può viaggiare sull’autostrada?
-Dopo quanti giorni di gravidanza si può abortire?
-A che percentuale deve essere l’IVA?
-Quanto devono essere pagati i dipendenti pubblici?
-Quanto devono essere pagati i politici?
-Oppure quanti mesi di prigione bisogna fare per scontare un certo crimine?
-Quante firme sono necessarie per far partire un referndum?
-A quanti anni scatta la maggior età?
-A quanti anni si può essere eletti al Senato? alla Camera?

Quello che questi esempi hanno in comune è che sono, matematicamente parlando, problemi unidimensionali dotati di un singolo massimo.

Cosa vuol dire questo?

-Unidimensionali vuol dire che dobbiamo trovare un valore. E il valore lo possiamo rappresentare su una retta.

-Dotati di un singolo picco vuol dire che è plausibile pensare che ciascuna persona ha un valore preferito. E come ci si discosta da quel valore la persone man mano preferisce di meno il risultato. Per esempio, immaginiamo che ci sia un problema e io penso che la soluzione migliore si 50. (50 €, 50 giorni, 50 mesi, 50 km/h… non ha importanza. Dipende dal problema). Questo significa che io preferirò 50 a 49, ma anche 50 a 51, 49 a 48, 48 a 47, e così via. Ma non solo io preferisco 50, ma ciascuna persona preferisce un valore. Non sarà sempre 50. Per alcuni sarà 60, o 73, o 0, o 10000. Non ha importanza. Ciascuno ha il proprio picco.

Ecco problemi di questo genere sono molto comuni. E la cosa bellissima è che questi problemi si possono (ed è lo scopo di questa proposta dire che si dovrebbero) affrontare e risolvere in maniera particolare.

-Il primo risultato è che questi problemi possiedono un “vincitore di Condorcet”. In parole povere vuol dire che esiste un valore x tale che x viene preferito dalla maggioranza delle persone a qualsiasi altro valore y. Questo di per se è un risultato ECCEZIONALE. È come dire che esiste una soluzione che la maggioranza delle persone preferisce. E siccome siamo in una democrazia, dovremmo usare ogni mezzo possibile per trovare questa soluzione. Questo non è sempre vero. Ci sono altri classi di problemi per cui questo non accade. Ma per questi problemi questo accade. Quindi ESISTE UNA SOLUZIONE.

-Il secondo risultato (se possibile anche più emozionante del primo) è che tale risultato può essere raggiunto se solo chiediamo a tutte le persone di nominare il valore del loro valore preferito e poi calcoliamo la mediana di tutti i valore. Quindi la soluzione si può facilmente trovare.

Nota che non stiamo calcolando la media, ma la mediana. Cioè il punto che ha tante persone da una parte e dall’altra. Questo significa che votare in maniera non onesta (quello che in termini tecnici si chiama strategic voting, cioè non esprimendo quello che è veramente il proprio pensiero) non porta a nessun vantaggio.

LA PROPOSTA: Bisognerebbe introdurre un nuovo strumento deliberativo, un REFERNDUM UNIDIMENSIONALE DELIBERATIVO (RUD), in cui alle persone viene chiesto di esprimersi sul valore che dovrebbe essere inserito all’interno di una certa legge (o regolamento). Il referndum non avrebbe quorum o un quorum molto basso. Dopo tutto anche se solo il 10% delle persone si esprimono sarebbero comunque un campione valido della popolazione per cui il risultato sarebbe statisticamente significativo.

Lo strumento dovrebbe essere utilizzabile sia dai partiti politici che dalla società civile (con sufficienti firme) che potrebbe richiedere di modificare delle leggi esistenti cambiando solo uno dei numeri al loro interno. Un valore che venisse definito attraverso un RUD non potrebbe essere modificato di nuovo per x anni. (x da definire a sua volta attraverso un RUD iniziale)

Come Beppe Grillo tenta, inutilmente, di ingabbiare la eDemocracy.

Doc Searls fa un ottimo intervento a State of the Net in cui spiega come ci stiamo avvicinando alla nuvola dei dati personali. Ma anche come, anche questa volta come è stato in passato per i computer, i mainframe, le reti, i nostri apparecchi mobili, le aziende cercano di controllare questi dati. E nel fare questo li limitano. E quello che viene costruito fuori da queste limitazioni ha sempre un valore maggiore rispetto a quello che viene costruito dentro. Inevitabilmente finendo per premiare quelle aziende che preferiscono interfacciarsi con il fuori che costruire i propri giardini.

La cosa da notare è che la stessa cosa accade per l’eDemocracy. Infatti sta già accadendo in questo giorni. Lo fa notare Alessandro Gilioli, giornalista dell’Espresso, sul suo blog Piovono Rane.

Dice oggi Beppe Grillo che gli iscritti al MoVimento 5 Stelle di Roma non potranno esprimersi sull’ipotesi di mandare un assessore nella giunta Marino nella consultazione on line decisa (decisa?) ieri dai consiglieri comunali del M5S eletti a Roma.

Vediamo il post di Beppe Grillo perchè credo sia importante:

In merito ad alcune iniziative dei consiglieri comunali di Roma si ribadisce che:
- il MoVimento 5 Stelle non fa alleanze, né palesi né tantomeno mascherate, con alcun partito, ma vota le proposte presenti nel suo programma
- l’unica base dati certificata coincidente con gli attivisti M5S e con potere deliberativo è quella nazionale che si è espressa durante le Parlamentarie e le Quirinarie e quindi il voto chiesto da De Vito on line non ha alcun valore

Guardiamo bene questo punto:  ”l’unica base dati certificata coincidente con gli attivisti M5S e con potere deliberativo è quella nazionale“. Intanto questa è una nuova legge che non c’era precedentemente. Beppe Grillo prima si dichiara solo il “portavoce”. Arriva anche a dire (dandomi speranza) che tutti devono partecipare all’eDemocracy. E adesso invece sostiene che l’unica possessore della lista di persone che possono prendere decisioni è lui, e l’azienda a lui collegata, la Casaleggio e Associati. Siamo assolutamente all’interno della situazione descritta da Doc Searls. E ha ragione il mio amico Adriano Zaccagnini, quando (nell’andarsene dal Movimento 5 Stelle) dichiara che il Movimento 5 Stelle non è un partito aziendale, ma è un Movimento Aziendale. Una specie di Berlusconi 2.0.

Adesso cerchiamo di capire che cosa si può fare. Il sindaco di Roma, Marino, nel cercare un Assessore alla legalità e sicurezza urbana si dichiara disposto a valutare curriculum segnalati dal Movimento. Di per se un atto generoso. Le persone del Movimento di Roma, che fanno politica locale, decidono di consultare la Rete. Qual’è il rischi per Beppe Grillo? Ci sono diversi rischi. Prima di tutto rischia di perdere il controllo sul Movimento. Se la gente localmente fa degli accordi con il PD, che ne è della sua leadership? Secondo  che il PD in futuro venga a batter cassa. Così come noi a livello locale a Roma ti abbiamo concesso un assessore, così adesso tu devi per noi … . Se fa questa analisi Beppe Grillo si dimostra più antico, politicamente, di tanti suoi collaboratori. E addirittura di Marino stesso, che con semplicità si limita a aprire a presone con un buon curriculum indicate dalla Rete. Perchè non dovrebbe? Poi c’è il problema delle elezioni locali. Fino adesso ciascun gruppo si organizzava attraverso i meet up. E organizzava le proprie decisioni interne come voleva. Alcune realtà locali hanno installato delle piattaforma di decisioni. In Sicilia c’è Liquid Feedback. In Toscana e Sardegna stanno partendo delle piattaforme di Airesis. E lui non ha il controllo di questi gruppi. Addirittura gli attivisti Bergamaschi, che si sono organizzati con una piattaforma di Airesis, hanno rigettato in blocco la richiesta di espulsione della Gambaro. Questo dev’essere stato un campanello di allarme per Beppe e il suo staff. Un’altro campanello di allarme deve essere stata l’apertura di TuParlamento una piattaforma di Liquid Feedback aperta da alcuni parlamentari del Partito Democratico. Tu Parlamento apre il 19 Giugno. Il 20 Giugno, il giorno dopo Beppe Grillo si decide finalmente a cercare programmatori per costruire la sua piattaforma. Considerando la complessità dei documenti inseriti è evidente che ci dovevano stare lavorando da tempo. Ma questo passaggio sarebbe dovuto accadere 6 mesi prima delle elezioni nazionali. Non adesso.

Insomma Beppe Grillo che è stato il primo nome di rilevo a scoprire l’eDemocracy nel nostro paese ne sta perdendo le redini. Che cosa bisogna fare e che cosa accadrà. Per quanto riguarda la situazione di Roma, assolutamente niente. Beppe Grillo non conta niente, perchè non è lui che deve decidere il suo assessore. La Rete è assolutamente libera di decidere e proporre i nomi che vuole. Marini è assolutamente libero di accettarli o no. L’unica cosa che deve essere chiaro è che questa azione non ha, ne può avere, nessuna implicazione sulle decisioni future (locali o nazionali). In questo senso la Rete prende decisioni sulla base dei dati di adesso, ha memoria (ottima), ma non mantiene promesso (e come potrebbe, essendo sempre costituita da person diverse).

E’ inevitabile che l’eDemocracy sfuggirà dalle maglie che maldestramente Beppe Grillo sta cercando di vestirgli addosso. Airesis ha ormai un seguito suo. Liquid Feedback non ha mai chiesto nulla a Beppe Grillo. E la nuova Piattaforma di Beppe Grillo sta essendo pianificata con tutta una serie di limiti per essere sicuri che segua abbastanza i comandi (ne parlerò in seguito). Più Beppe Grillo fa questo, più la gente fuggirà il Movimento 5 Stelle.

Gartner Su M5S

La ragioni della flessione del M5S e possibili scenari alternativi

Lo so, due post nello stesso giorno sono tanti. Forse troppi. Ma certe cose vanno commentate a caldo: vorrei parlare degli avvenimenti di Marzo.

Quando 2 settimane fa sono andato a presentare la situazione della eDemocracy a State of the Net, ho detto che la responsabilità del flop di Beppe Grillo era principalmente tecnica. Era caduto vittima dell’Hype Cycle if Gartner. In cosa consiste, quando una nuova tecnologia si rende disponibile, ci sono enormi aspettative. Queste aspettative vengono sempre, inevitabilmente deluse nel breve periodo. E a volte soddisfatte nel lungo.

Gartner Su M5SCosì la eDemocracy ha promesso di permettere (implicitamente) a tutti di decidere sulle questioni. E questa è una promesso forse irrealizzabile. E’ forse realizzabile di decidere meglio, ma di certo non è realizzabile un sistema che soddisfa tutte le richieste di tutti. Semplicemente perchè sono tante e mutualmente contraddittorie. Quindi era inevitabile un calo quando ci si rende conto che questo non è così facilmente raggiungibile. E questo calo ha preso forme diverse nei diversi paesi.

Ma vorrei fare un possibile scenario di fanta-politica. Immaginate che dopo le elezioni Febbraio, Beppe Grillo invece che dettare la linea del movimento abbia detto. “Dunque signori, vi abbiamo promesso che avreste preso voi le decisioni, ma per adesso la piattaforma non c’è. Nel frattempo che la costruiamo ci arrangeremo con strumenti di fortuna.” E da li ogni decisione da prendere fosse stata presa attraverso dei sondaggi sul blog. 

“Chi vuole che ci alleiamo con il PD?”
“Quali volete siano i punti del programma?”
“Che nome suggeriamo come presidente del consiglio”

Poi man mano gli strumenti potevano apparire. Per esempio una fork di All Our Ideas, che funzionasse con il loro database. Questo poteva essere fatto chiedendo delle offerte ai militanti, con qualche forma di crowd-funding. Airesis era pronto per essere utilizzato. Insomma, Pensate davvero che se Beppe Grillo immediatamente dopo aver vinto le elezioni avesse lasciato il potere al web ci sarebbe stata la stessa flessione?

Io credo di no. Ci sarebbe stata una flessione perchè comunque la tecnologia non è pronta. Ma molto minore.

Invece Beppe Grillo ha deciso per tutti. Espulso chi lo critica. E invitato chi non era d’accordo a non votare il Movimento 5 Stelle. E chi lo accusa di mancanza di Democrazia Interna (o esterna per questo) è un reazionario pagato dal sistema. Come poteva non collassare?

Adesso la speranza è che dopo la scissione, perchè ci sarà una scissione, il nuovo gruppo riesca a dimostrare una tale indipendenza di spirito, ma anche fedeltà ai valori originali del Movimento da riuscire a recuperare i voti persi (e per ora andati in voti astenuti) e diventare una forza importante per la democrazia in questo paese.

Il sistema di delega non lineare è democratico?

Leggendo alcuni commenti su Facebook mi sono accorto che il sistema di delega non lineare che suggerisco in questi due posts viene a volte considerato “non-democratico”. Vorrei rispondere a questa accusa.

Il sistema di decisione in cui tutte e sole le persone presenti possono votare è chiamato democrazia diretta. E è universalmente considerato un sistema democratico.

Il sistema di decisione in cui chiunque può delegare il proprio voto a un’altra persona, ma questa persona può a sua volta delegare il proprio voto (e i voti ricevuti), si chiama proxy voting. E il tipo di democrazia che viene fuori viene chiamata una “liquid democracy” o democrazia liquida. Ed è anche questo considerato un sistema democratico.

Il sistema che suggeriamo insieme a Daniele Gewurz, in cui il voto delegato v(x) vale v(x) = \frac{(M-1)x}{(x+(M-1)+k)}+1 per k\geq -1 si pone tra il sistema usato nella democrazia diretta e quello della democrazia liquida.

Se volessimo esprimerlo in equazioni, se x è il numero di persone che delegano, il sistema di democrazia diretta ci da v(x)=1 (per ogni x); il sistema di democrazia liquid ci da v(x) = x+1; e il sistema di democrazia non lineare ci da v(x) = \frac{(M-1)x}{(x+(M-1)+k)}+1 per k\geq -1.

In altre parole il sistema di democrazia non lineare si pone chiaramente e precisamente tra due sistemi, entrambi accettati come “democratici”.

A voler essere pedanti si potrebbe obiettare che questo non è sufficiente a mantenerlo democratico. Se per esempio il nuovo sistema suggerito non agisse simmetricamente, cioè non trattasse tutti i partecipanti allo stesso modo, ma anzi permettessimo ad alcuni di delegare e ad altri di non delegare, allora a buon diritto potremmo dire che il sistema non è democratico. Però questo non è il caso. Certo il voto delle persone assenti viene contato meno delle persone presenti. Ma siccome la democrazia diretta (dove questo voto non viene contato per niente) è accettato come sistema democratico, il fatto di contarlo meno non può inficiare la democraticità del sistema.

Questo conclude la difesa sul punto. Vorrei poi fare delle considerazioni a latere.

Le democrazia non sono tali solo perchè permettono alle persone di votare sulle questioni. Le democrazie sono tali anche perchè prevengono una serie di possibili sviluppi che renderebbero i sistemi non democratici nel tempo. Spesso nel fare questo sacrificano leggermente quello che le persone possono fare per renderle stabile. Da questo punto di vista i sistemi non sono sono democratici o non democratici, ma più o meno democratici, e più o meno stabili. A seconda se rappresentano fedelmente il volere del popolo, e se hanno caratteristiche tali da continuare a rappresentarlo anche in futuro.

La cosa interessante è che se guardiamo nelle costituzioni dei vari paesi ci sono diversi articoli extra che sono stati inseriti per evitare problemi che ci sono stati in passato. Così in Italia l’apologia di fascismo è vietata; in Turchia l’esercito non è gestito dal governo ma è sotto la costituzione (laica). Questo per prevenire il rischio di una deriva teocratica del paese. E’ come se le democrazie si ammalassero e formassero degli anticorpi.

Ebbene il sistema di democrzia liquida ha dimostrato di essere prono ad una malattia: il controllo del sistema da parte di un piccolo gruppo di persone. Delegate da persone disinteressate. E l’uso di un peso non lineare nel valutare la delega ne rappresenta l’anticorpo. E’ l’unica possibile soluzione? No, quasi sicuramente no. E’ una soluzione (anzi una classe di soluzioni, visto che il valore di K e M sono da definire) che mi sembra risolva in maniera semplice ed elegante il problema. Permette a tutti di votare; valuta il voto dei presenti più degli assenti, ma senza escludere il voto degli assenti; evita che qualcuno possa prendere troppo potere. Ovviamente potete presentare altre soluzioni; ma per favore non ignorate il problema, perchè è serio.

Facciamo un’altro esempio più recente. Nessuno nega che Silvio Berlusconi abbia avuto in vari momenti un consenso e un supporto molto vasto. Però la legge italiana impedisce a una persona di poter essere eletta se controlla una fetta troppo vasta dei media (giornali e televisioni). Questo lo rende “ineleggibile”. E ovviamente i sostenitori di Berlusconi considerano queste leggi “non democratiche”. Però queste leggi sono lì proprio per permettere alla democrazia di funzionare. E infatti sono generalmente presenti anche nelle altre democrazia.

Dunque visto che il sistema di delega non lineare si pone tra il sistema diretto e quello liquido, entrambi democratici. Visto che nel far questo non pone preferenze tra le persone che votano. Visto che comunque è comune nei sistemi democratici avere dei correttivi per evitare che il sistema diventi non stabile. E in questo caso il correttivo evita che il sistema diventi vittima o permetta a piccoli gruppi di persone di controllare tutto; visto tutto questo direi che il sistema è non solo democratico, ma democratico e più stabile del sistema di democrazia liquida.

La funzione suggerita v(x)=(M-1)x/(x+(M-1)+k)+1, per k=0 e M=100. Ha un asintoto su 100, e vicino all'origine è tangente alla funzione y=x+1. Rappresenta come dovrebbe cambiare il peso di una delega al crescere delle deleghe ricevute.

Ve la do io la delega!

La funzione suggerita v(x)=(M-1)x/(x+(M-1)+k)+1, per k=0 e M=100. Ha un asintoto su 100, e vicino all'origine è tangente alla funzione y=x+1. Rappresenta come dovrebbe cambiare il peso di una delega al crescere delle deleghe ricevute.

La funzione suggerita v(x)=(M-1)x/(x+(M-1)+k)+1, per k=0 e M=100. Ha un asintoto su 100, e vicino all’origine è tangente alla funzione y=x+1. Rappresenta come dovrebbe cambiare il peso di una delega al crescere delle deleghe ricevute.

Recentemente ho scritto un post molto lungo in cui cercavo, il più possibile esaurientemente, di discutere se fosse il caso o no di introdurre la delega nei sistemi di eDemocracy. La conclusione era che sarebbe meglio non introdurla. Che è una conclusione che lascia un po’ l’amaro in bocca, perchè chiude la discussione ancora prima di cominciarla. Tra l’altro suggerivo che SE si volesse usare la delega, bisognerebbe usarla in maniera “non lineare”. Cioè, è permesso delegare, ma non conviene. Il voto di una persona presente dovrebbe valere di più del voto di una persona assente, che si fa delegare. Inoltre nessuna persona, indipendentemente dal numero di deleghe, dovrebbe avere un peso nella votazione maggiore di un certo valore M. Quanto vale M? Io suggerivo che si potrebbe partire con 1/630 -esimo del numero dei partecipanti al voto. Per cui nessuna persona avrebbe più potere di un parlamentare alla Camera di adesso. Senza esplicitarla suggerivo anche le caratteristiche che dovrebbe avere la funzione che bisognerebbe usare per decidere il peso di un voto delegato. Queste erano:

  • v(0)=1  (il peso di chi non riceve deleghe vale comunque 1)
  • v(1)< 2 (il peso di chi riceve una sola delega è minore di due persone che votano direttamente.
  • \lim_{x\rightarrow\infty}(v(x))=M (se il numero di deleghe cresce il peso tende a M)
  • \dot{v}(x)\geq0 per x\geq0 (man mano che una persona ha più deleghe, ha più peso)
  • lim_{x\rightarrow\infty}(\dot{v}(x))=0 (ogni delega extra ricevuta aumenta sempre di meno il peso)

Mi sono anche sbilanciato a dire che di funzioni così ce ne erano, addirittura un’infinità. E infatti…

 

GewurzPochi giorni dopo mi scrisse Daniele Gewurz… Daniele è un ottimo matematico, precisissimo nei suoi lavori; il suo blog si chiama L’Accademia dei Pignuoli (con la u!). Così contattai Daniele e dopo aver scritto il post mi ricontattò con la risposta.

[pausa… silenzio… suspense… ]

La funzione, anzi le funzioni che cerchiamo esistono. In particolare qualsiasi funzione della forma  Continue reading

BBeDem è morto, lunga vita a All Our Ideas

Chi mi segue da un po’ sa che un punto è rimasto fermo nella mia ricerca: la necessità di usare sistemi “equi”. A un certo punto mi chiesi quale potrebbe essere il sistema più semplice che permettesse a tutti di partecipare, a tutti di votare, a tutti di proporre nuove idee, ma che fosse anche equo. E sviluppai il piano per BBeDem. BBeDem, nel mio immaginario, voleva essere una “Bare Bone eDemocracy”. In Italiano si direbbe un sistema di eDemocracy pelle e ossa. E doveva funzionare così: c’era una domanda (presentata spesso dalle istituzioni, ma non solo). Ciascuno poteva proporre una risposta. Quando volevi potevi poi chiedere di votare. A quel punto il sistema selezionava una proposta e ti chiedeva di valutarla. La valutazione era data dando un voto da 1 a 10, come a scuola :-). Non sceglievi la proposta da votare. Non potevi mandare il link a una proposta da votare ai tuoi amici. Era estremamente semplice. Quando indicavi la tua disponibilità a votare il sistema ti avrebbe presentato una proposta tra quelle che erano state valutate meno volte. Facendo si che tutte le proposte venissero valutate lo stesso numero di volte. Molto diverso dai sistemi di Like (Mi Piace) di Facebook dove vedi il numero di Like che una proposta ottiene, ma non a quanta gente non piace ne quanta gente l’ha vista.

Luca De Biase giustamente indica come i software di democrazia diretta e quelli di decisione comune (ricerca del consenso) sono differenti. E non vanno confusi. Questo è verissimo e nel post precedente ho spiegato come, anche se non vanno confusi, la sfida è proprio creare un software che integri le due possibilità in maniera intelligente e ragionata. Ecco, BBeDem non sarebbe stata questa integrazione. Ma non sarebbe neanche stato un software di democrazia diretta pura. Era un po’ di più, perchè permetteva alle persone di inserire le proprie proposte. Manca tutta la fase di spiegazione delle proposte, di discussione, di fact checking. Nulla di tutto questo. E per questo il risultato non poteva essere preso immediatamente. Senza un filtro che indicasse se, per esempio, la soluzione indicata non era possibile. Pensate alla proposta di petizione per costruire una Morte Nera presentata sul sito delle petizioni della Casa Bianca. La proposta era uno sfottò, ma uno sfotto mandato attraverso i canali ufficiali. Ha ricevuto 34000 voti (mica bruscolini!). E a cui la Casa Bianca ha ufficialmente risposto con un altrettanto semiseria risposta.

Però BBeDem avrebbe permesso alla gente di votare, di presentare le proprie proposte, e avrebbe valutato queste proposte in maniera equa (senza favorire le proposte presentate precedentemente, come avviene in quasi tutti i sistemi di petizioni online).

Ebbene adesso, a metà del lavoro, vorrei ritirare la mia proposta. Perchè BBeDem… esiste già. Non l’ho fatta io, ne nessuna delle persone che collabora con me. Si chiama anche diversamente. E ha un funzionamento leggermente diverso. Ma il risultato è esattamente quello che indicavo.

All Our Ideas

Si chiama All Our Ideas. E funziona in questo modo Continue reading

L’integrazione delle spiegazioni nei processi di eDemocracy

La generazione della proposta migliore, così come definita precedentemente, è normalmente ottenuta separando le parti del processo. E questa separazione credo che sia un’errore. E proprio nel superamento di questa separazione sono convinto che ci sia la soluzione che cerchiamo. Che cerco, almeno. E verso cui sto lavorando. Le tre parti del processo sono:

  1. sviluppo delle proposte alternative;
  2. spiegazione di queste proposte alle persone;
  3. votazione delle proposta online.

A questo vanno aggiunti altri elementi che sono:

  • descrizione del problema.
  • presentazione della domanda aperta.
  • descrizione della situazione da parte degli esperti.

Come ho spiegato diverse volte (e in tutte le mie lezioni e presentazioni online), la differenza tra la Voting Theory e la e-Democracy è che Continue reading

Dobbiamo permettere o no la delega del voto?

Cari lettori, dobbiamo parlare. Dobbiamo parlare del concetto di Delega nei sistemi di eDemocracy. Sarà un discorso lungo, sarà forse noioso, ma è necessario.

Che cosa vogliamo da un sistema di eDemocracy? Io so che cosa voglio. Ci ho messo tanto tempo, ma ora lo so. Voglio, anzi vorrei, un sistema che permette a tutti di partecipare, e che magicamente estrae dalla interazione della persone la proposta migliore. Ma cosa vuol dire migliore? In altri momenti ho lasciato questo punto abbastanza vago. Adesso credo di poter essere un po’ più preciso. Supponiamo che tutte le persone votassero, e supponiamo che tutte le persone votassero avendo una conoscenza approfondita dell’argomento. Il risultato di questa votazione sarebbe la proposta migliore. Per definizione. Quello che vogliono tutti… posto che tutti abbiano una comprensione completa del problema. O almeno completa nei limiti di quello che noi, esseri umani, la comprendiamo.

Questo porta a due problemi. Il primo è che non tutti votano, e il secondo è che non tutti, infatti nessuno, ha una comprensione completa del problema. Anche Continue reading

da White House 2 a Betri Reykjavik

White House 2 Logo

Era Novembre 2008 quando White House 2 aprì i battenti. Ad opera di Jim Gilliam (@jgilliam). Il sito era semplice. A suo modo geniale: se voi foste il Presidente degli Stati Uniti, quali sarebbero le vostre priorità?

I partecipanti potevano inserire le leggi che volevano venissero approvate. E dovevano ordinarle da quella che ritenevano più importante a quella meno importante.

Il sito aveva un sistema di ricerca automatica, simile a StackOverflow. Per cui se scrivevi una legge che aveva parole simili a quelle già esistenti, ti trovava quelle proposte. E invece che scrivere la tua proposta potevi usare la proposta già esistente. Questo faceva sì che non ci fosse bisogno di scrivere nei dettagli tutte le proposte.

[Nota: se le persone possono cercare facilmente le proposte esistenti, non riscriveranno le stesse proposte].

Su ogni proposta di legge le persone potevano scrivere se erano a favore (e dunque la mettevano nella loro lista), se erano contrarie (e credo potessero aggiungere nella lista l’abrogazione di quella legge), potevano aggiungere documenti a favore, documenti contro, commenti a favore, commenti contro. Tutto ben ordinato in due colonne, una verde e una rossa. Questo aiutava le persone che leggevano la proposta a farsi velocemente un’idea e decidere se erano a favore o contrarie. Ovviamente il sito misurava quanta gente era a favore, e quanta era contraria. Non solo, ma Jim, per ogni proposta indicava se il Presidente era a favore o contrario (partendo dalle sue dichiarazioni pubbliche).

Ma cosa succedeva se una proposta era presente, ma non era sufficientemente sviluppata?

Questo è uno dei problemi irrisolti (e forse irrisolvibili) nella eDemocracy. Se la gente può

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Fanno sul serio!

Su LaCosa hanno appena detto che la piattaforma che stanno preparando da parte di Grillo sarà aperta a tutti i cittadini (e non solo alle persone attiviste del Movimento 5 Stelle, o che l’hanno votato), e i parlamentari risponderanno ai cittadini e non a Beppe Grillo. Beh, sono molto, ma molto contento.

Tutti i miei dubbi si sono al momento acquetati.

Adesso dobbiamo cercare di far si che la piattaforma sia equa. Senza dare più potere alle persone che hanno presentato una proposta prima, o che hanno più amici, o che sono più simpatiche.

Ma questa è un’altra storia.

L’altro problema è cosa accadrà (e accadrà) quando i cittadini voteranno delle iniziative contrarie a quelle volute da Grillo. O addirittura delle iniziative contrarie ai principi base del Movimento. Per esempio di esportare l’immondizia in altre nazioni, farcela pagare, per essere incenerita lì.

Comunque Beppe ha fatto la cosa giusta. Sono contento, e vedo con speranza gli sviluppi futuri.

La dirigenza del M5S

Beppe Grillo continua a dire che non si farà nessuna alleanza con il PD. Chiaro.

Nel frattempo Travaglio ha proprio dichiarato:

Solo un campione di ingenuità suicida può pensare che un movimento rivoluzionario possa votare la fiducia a un governo altrui. E, con buona pace della stampa di regime, non esiste alcuna “rivolta del web” contro i No di Grillo.

E subito dopo:

Il web è una zona franca dove scrivono tutti, anche i troll dei partiti camuffati da “base di 5 Stelle”.

Insomma i grillini sono uniti dietro al loro leader, Beppe Grillo. Che parla per loro. E le voci contrarie, suggerisce (ma non dice esplicitamente), dovute a troll dei partiti camuffati da base di 5 stelle.

Si, vabbè. I 150.000 persone che hanno votato la petizione: tutti troll. L’autrice della petizione, beh, lei è proprio del partito pirata (che però, fa presente, non si è presentato alle elezioni… sottigliezze). La famosa troll che usa la sua faccia, il suo nome, dice chiaramente che lei Grillo lo ha votato e ha fatto militanza nel partito Pirata.
E i commenti sul blog di Grillo? Anche quelli di infiltrati. Davvero? Guardate cosa dichiara Franco del Prato:

Franco da Prato: “Io sono l’autore di uno dei commenti piu’ votati all’articolo di Grillo (il quinto, mi sembra), favorevole ad andare al governo: Messora mi sta dando del fesso o dell’infiltrato? Nel primo caso, se sono fesso, allora lo sono anche ad essermi iscritto al M5S fin dagli albori. Se invece mi si da’ dell’infiltrato, invito Messora a chiedere allo staff di Grillo da quanto tempo sono un’utente certificato, con tanto di invio documenti. Posso comunque anticiparlo: dal giorno esatto in cui e’ stata attivata la registrazione!!! Messora puo’ dire lo stesso?”. E ancora, prosegue: “questa volta non ci sto! Non e’ possibile che qualsiasi cosa Grillo dica sia non solo giusta, ma anche sacrosanta. Come ho detto nel post di ieri, io non pretendo di aver ragione, se il mio e’ un parere minoritario(anche se tutti i voti pro al mio post, e molti altri commenti del medesimo tenore, sembrerebbero andare nella medesima direzione)?.. Amen, cedo il passo. Ma credo sia giusto, se davvero il movimento e’ democratico (ed ho scommesso la mia reputazione ed il mio tempo, in questi anni ed in questi mesi, giurando che lo fosse), che decisioni cosi’ importanti siano, appunto, sottoposte ad un voto democratico. Se cosi’ non sara’, se si fara’ quello che vuole Grillo a prescindere, allora autorizzo Grillo a dirmi, come ha detto un paio di settimane fa a chi lo contestava (ed in quel caso, anche a mio parere, ha fatto bene): fuori dalle palle?. Saro’ gia’ all’uscita. Se invece si fara’ una conta, un democratico voto, allora sara’ la conferma migliore, la prova provata, al di la’ dell’esito, che davvero nel M5S “uno vale uno”, e potremo zittire per sempre qualsiasi giornalista che affermi altrimenti. Ad maiora”.

Sono andato a cercare il commento. Era il terzo. Non potendolo linkare (comunque la lista completa è qui) lo accludo:

NON SONO DACCORDO!!
Io sono un aderente al movimento della prim’ora.
A Bologna, al primo Vday, io c’ero, ed ho anche finanziato l’evento.

A questa campagna elettorale ho partecipato attivamente, ho convinto almeno 10/12 persone a votare M5S, ed ho finanziato la campagna stessa.

Io credo che l’esito del voto sia stato quanto di meglio ci poteva accadere: essere fondamentali e condizionanti per il nuovo governo e le sue politiche!!

Lo so che anche i dirigenti del PD sono carrieristi, li da una vita, con le mani in pasta in banche ed affari vari, ma se mi si da la possibilità di fare le leggi che volevo fare, allora posso sopportarli ancora 1 anno, non ki cambia la vita!

Soprattutto, se mi danno la possibilità di far diventare l’Italia un paese civile, con legge sul conflitto di interessi, riduzione degli sprechi, legge anti corruzione, come posso io ignorarlo?

Sono convinto tra 1 anno di avere la maggioranza e governare da solo? ma tra 1 anno il paese sarà ancora vivo?
E, soprattutto, sono sicuro che tra 1 anno avrò davvero tale maggioranza, o mi sarò perso per sempre l’opportunità di mandare a casa, definitivamente, il caimano?

Io non so se questo post lo ha scritto proprio Grillo, se lui ne condivide al 100% il contenuto, ma una cosa la so: se per presunzione, orgoglio, celodurismo od anche in buona fede mi troverò nuovamente al governo questa destra impresentabile, e soprattutto lui.. allora dovrò ammettere di aver sbagliato a credere che ci fosse davvero qualcuno su cui scommettere e sperare.

Ripeto, NON SONO DACCORDO!! e se davvero qui 1 vale 1, allora spero che hai[sic] piani alti si vada alla conta.

Il commento aveva 790 voti, e una media di 4.5-4.6 stelline (non è facile distinguere).Insomma forse i troll ci saranno anche. Forse alcuni commenti ad effetto saranno anche scritti da persone pagate dal PD (e è tutto da dimostrare). Ma sicuramente alcuni commenti e alcune persone votanti sono persone che autenticamente hanno votato M5S. 

Alcuni…, alcuni… , ma qualche misura un può più precisa non ce l’abbiamo? Pare di sì. L’istituto demoscopico SWH ha condotto una statistica e pare che 7 persone su 10 che hanno votato M5S vorrebbero un alleanza con il PD.

E si ritorna a chiedersi, chi dovrebbe avere voce in merito? Tutti gli italiani, solo chi ha votato M5S, solo chi lo ha votato dalla prima ora, solo gli attivisti? O forse solo quelli che fanno comodo alla dirigenza del M5S. Che nel frattempo si sta delineando.

Aspettando che ci spieghino che SWG è statistica di regime; i giornali stranieri sono comunisti; e Beppe Grillo è antipolitica. Perchè tutti finiscono per fare queste ridicole semplificazione, peraltro false?

La soluzione è semplice: escono esattamente 41 senatori del M5S dal Senato

Ricapitoliamo:

PD e SEL vorrebbero cominciare un governo. Per far questo devono ottenere la fiducia da Camera e Senato. Avere la fiducia vuol dire che che il 50%+1 dei senatori (presenti al Senato) e dei deputati (presenti alla Camera) votano la fiducia. Chi si astiene conta come se votasse contro. Ma siccome il quorum si basa sul numero dei senatori presenti, chi esce dall’aula, abbassa il quorum (ogni 2 persone che escono, il quorum scende di 1). Però la votazione è valida solo se rimangono almeno il 50%+1 dei parlamentari.

Quindi PD e SEL vorrebbero iniziare un governo di minoranza, su pochi punti che avrebbe le leggi approvate anche grazie al M5S. Il M5S per proprio statuto non può dare la fiducia al governo, però potrebbe essere disponibile a lasciare l’aula. Il PD ha la maggioranza alla Camera. Ma non al Senato.

Il Senato è composto da 315 Senatori più 4 senatori a vita (Ciampi, Monti, Andreotti e Colombo). Perchè il governo parta ci vuole il 50% +1 dei senatori (arrotondato in alto). Insomma su 319 senatori, ci vogliono 161 senatori che gli diano fiducia. Il PD ha 109 Senatori, SEL 7. In totale ne hanno 116. Non abbastanza. Però se il M5S (54 senatori) abbandonasse l’aula, ne resterebbero 265, portando la maggioranza a 134. Se Monti (1) e la lista Monti (19) la votassero si raggiungerebbe 136 e avrebbero la maggioranza.

Consideriamo altri voti possibili: Ciampi (1), Andreotti (si vabbè, scherzavo), PD-SVP (1), SVP-PATT-PD-UPT (3)= 141. E già rimpiangiamo la Montalcini, ma non è il momento. Insomma in questo modo funzionerebbe.

Ma, si è detto, e se allora anche la Lega e il PDL uscissero dall’aula, questo farebbe crollare il numero di senatori presenti a 149, rendendo invalida la votazione.

Però, vedete, non è che il M5S deve per forza uscire proprio tutto. Prima di tutto con un po’ di organizzazione per ogni PDL che esce uno di loro potrebbe entrare. Ma poi, se non vogliamo fare dinamiche così funamboliche, se del M5S uscissero solo 41 persone, tutto funziona. 

Guardate:

319 senatori. i 41 del M5S escono, e rimangono 319-41=278 (maggioranza 139). Con il voto dei senatori a vita il governo sta in piedi. un po’ traballante, ma in piedi.

E se escono PDL e LEGA? 319-41-116=162. Giusto abbastanza per avere una votazione valida. Quindi, ancora una volta, con un po’ di matematica si salva anche la nazione ;-).

Chi decide per il Movimento 5 Stelle?

Siamo alla prima grossa decisione, il Movimento 5 Stelle deve concedere la fiducia al PD per un programma minimo di pochi punti che poi permette di tornare a votare su basi nuove?

Beppe Grillo ha detto di no. Molta gente ha protestato. C’è stata una petizione a favore che in 24 ore ha raggiunto 100.000 firme (le raggiungerà, adesso siamo a 98.000). I commenti più votati nel post di Grillo erano tutti a favore di dare la fiducia solo per far varare il governo, e poi passare al voto. I giornali ci si sono buttati a pesce. Nel frattempo i grillini di più vecchia data hanno dichiarato che aveva ragione Grillo. Byoblu ha fatto un’analisi di chi è la persone che a presentato la petizione. E’ venuto fuori che era una ex simpatizzante del Partito Pirata. Certo che non può parlare per il Movimento. E quelli che hanno votata la petizione? O erano del PD, o erano persone che originariamente venivano dal PD e hanno votato M5S. non hanno ancora capito, e ragionano secondo modelli antichi. Per esempio guardate questo post di Debora Billi: “M5S: inciuciare con chi ha distrutto il Paese e obbedisce allo spread?”. In cui Debora dice:

Eppure Grillo l’ha detto da 80 piazze: “Nessuna alleanza” e “Tutti a casa”. Capisco che la TV non l’ha mai trasmesso e quindi tanti non sono venuti a saperlo, ma il messaggio era chiarissimo. Chi ha votato il MoV lo sapeva benissimo: e quindi tranquilli, niente “spaccature”, malgrado si cerchi insistentemente di far credere -perfino con finti appelli di attivisti sconosciuti*- che la base sia in chissà quale rivolta. Anzitutto la base nel 5 Stelle non esiste (e non è certo i troll che infestano il blog di Grillo), e poi sanno benissimo per cosa hanno votato. Chi invece non ha votato il M5S, forse dovrebbe usare più educazione se vuol convincere il prossimo.

Ma chi decide per il Movimento 5 Stelle?Grillo viene dichiarato il capo del M5S Secondo il programma consegnato al Ministero degli interni, il “moVimento 5 Stelle indica come capo della forza politica Giuseppe Piero Grillo, detto Beppe”.

Cioè ricapitoliamo: Il Movimento 5 Stelle è un movimento di cittadini che vuole partecipare alla vita politica. Cercano la Democrazia Diretta. Arrivano a chiamare gli eletti i loro dipendenti. E si aspettano che i loro dipendenti facciano quello che … quello che…
e qui c’è una prima divisione. Gli eletti del Movimento 5 Stelle dovrebbero fare quello che vogliono i cittadini italiani, o quelli che li hanno votati, o i gli attivisti del Movimento 5 stelle? E soprattutto come fai a distinguere tra i primi, i secondi e i terzi?
Partiamo dal primo caso: i senatori del Movimento 5 Stelle devono fare quello che gli viene detto dagli attivisti del Movimento. Benissimo. Ma nessuno ha una lista completa di Attivisti. La Casaleggio e Associati ne ha un’approssimazione. Ma è una azienda trasparente come il cemento. Sulla base di questa lista le persone hanno votato chi doveva presentarsi alle elezioni. E molta gente ha scoperto di non essere in grado di partecipare alle votazioni. Insomma il rischio che o non abbiano la capacità tecnica o la neutralità per gestire un processo del genere c’è. E molto fondato. Qui ci vorrebbe invece un sito open source, con una lista trasparente, ottenuta in maniera trasparente dai meet up. Nulla di tutto questo è presente. Per non parlare delle difficoltà tecniche di gestire un sito del genere. Chi può presentare le proposte? In che ordine si votano? Come si evitano che le prime proposte scritte ricevano più voti solo in virtù del fatto che sono le prima a essere scritte? Insomma, questo è al momento difficilmente realizzabile.

La seconda opzione è che votino tutti quelli che hanno votato movimento 5 stelle. Da un punto di vista etico è forse la migliore. Dopo tutto i rappresentanti del Movimento 5 stelle rappresentano proprio loro. Così è in tutte le democrazie moderne. Metti ci modernizzassimo una buona volta non sarebbe male. Problemi? Ancora manca il sito. Situazione anche peggiore per quanto riguarda la lista di chi può votare. La costituzione garantisce l’anonimità del voto. Quindi non solo non si sa chi ha votato quale rappresentante, ma non si può sapere. Se si trovasse un modo sarebbe reso illegale, perchè incostituzionale. L’unica opzione qui è fare a fidarsi. Se dici che hai votato per il Movimento 5 Stelle, tanto basta. D’altra parte in giro per il mondo si fa così. Chiami il tuo rappresentante, e gli fai le tue rimostranze. Questo avrebbe anche di positivo che introdurrebbe nuove persone alla democrazia diretta. E sarebbe poi una porta verso altre forme di attivismo. Il lato negativo è che il sistema è a rischi di essere manipolato dall’esterno. Insomma cosa impedisce a un manipolo di persone, ben organizzate di presentarsi con le proprie proposte e costringere i senatori del M5S a fare quello che vogliono loro? La cosa positiva è che, non avendo bisogno di liste della Casaleggio non c’è bisogno del loro apporto. I senatori, ciascuno per conto suo, o insieme, o in piccoli gruppi, possono ognuno trovare il proprio sito con cui chiedere alle persone che cosa vogliono che facciano. Questo avrebbe anche il vantaggio ulteriore (e parlo qui come ricercatore della eDemocracy) di far si che molti software di decisioni vengano provati in parallelo. Proprio quello di cui abbiamo bisogno per trovare che cosa funzione e che cosa no.

Poi c’è la terza ipotesi: l’idea che i rappresentanti del Movimento 5 Stelle facciano quello che gli dicono tutti. Tutti insieme, appassionatamente. Tutti i cittadini italiani. E’ la proposta più inclusiva e forse più interessante. E anche la più facile da organizzare. Non c’è bisogno di liste. Solo bisogna evitare che le persone votino due volte. E anche lì se accade ogni tanto non è grave. Basta che nessuno possa votare per 100 controllando una armata di (ro)bot. Anche in questo caso non c’è bisogno di Casaleggio. Non c’è bisogno di nessuna lista. E si accetta il voto di chiunque venga.In tutto questo gli attivisti e i simpatizzanti del Movimento 5 stelle hanno da tempo chiesto a Beppe un software per prendere decisioni online. E’ stato motivo di scazzi, teste tagliate, accuse, ripicche, e promesse. Beppe a un certo punto andò a Roma, insieme a Gianroberto Casaleggio, e ci disse (si, c’ero anche io in quella occasione) che eravamo alle porte delle elezioni e cambiare sistema in questo momento sarebbe stato un suicidio politico. Ma che eventualmente avrebbero fatto un sito in cui si poteva far girare applicazioni esterne. Tipo Facebook. E ciascun rappresentante (o gruppo locale) poteva poi scegliere il sistema che voleva per chiedere che cosa avrebbe dovuto fare. Era un’idea molto interessante, e la spiegazione che il sistema non poteva essere cambiato adesso perchè non era il momento giusto era plausibile. Così fu accettata e si andò avanti.

E ancora stiamo aspettando. Ma è comprensibile, c’erano le elezioni. Però adesso ci sono decisioni da prendere e dobbiamo capirci: che vuol dire Democrazia Diretta? Quando Grillo dice che “i rappresentanti fanno quello che vogliamo noi”, chi siamo “noi”. Lui e Gianroberto? Lui, Giaroberto e gli attivisti? Lui, Giaroberto, gli attivisti e noi simpatizzanti/votanti? O noi, tutti?

Dire che i rappresentanti devono fare quello che vogliono chi li ha votati, ma poi dividere le persone che li hanno votati in due categorie è scorretto. E’ come se Berlusconi promettesse di restituire l’IMU, ma poi dicesse che lo avrebbe restituito solo a chi era con lui dal ’94. Allora diciamo che ci hai detto una balla, e via. Lo sappiamo e la prossima volta non ti votiamo più.

Allora ci sono 3 possibili futuri che vedo. 1) qualcuno esce con una idea geniale che rende tutti felici. (probabilità, bassissima). 2) Casaleggio pubblica finalmente un sito per decidere insieme e Beppe Grillo accetta di stare un po’ più nell’ombra (probabilità, bassa). Ma io non credo che nessuna di queste due cose accadrà. Invece da adesso ci sarà un guerra di logoramento (opzione 3). E non si logorerà solo il PD, ma anche il M5S. E pian piano i malumori nel M5S cresceranno. Quello che potrebbe accadere, è che eventualmente un senatore metta sù un sito e chieda alle persone cosa deve fare. La gente glielo dice.
I passaggi successivi sarebbero quasi inevitabili:
Grillo si incazza, lo caccia. Lui non fa una piega. Rifiuta di restituire il mandato. Rifiuta di seguire regole diverse. Continua a comportarsi verso i suoi elettori come ha promesso di comportarsi (seguendo quello che gli viene detto). Non verrà rieletto (almeno non nelle file del M5S), ma darà l’esempio. E altri lo seguiranno. Se fossero abbastanza potrebbero anche smarcarsi da Grillo e fare una nuova forze politica. Ma attenzione, questi cittadini non sarebbero traditori, perchè non avrebbero tradito il mandato dato loro. Continueranno a lavorare per portare avanti il programma che fu accettato all’inizio. Solo seguendo le direttive delle persone e non del sito del “portavoce”.

Il risultato delle elezioni: fate una nuova legge elettorale

Ormai i risultati delle elezioni sono chiarissmi. Alla Camera ha vinto il PD frutto di un enorme premio di maggioranza. Al Senato nessun partito ha invece la maggioranza. Anzi! Tre partiti dominano il senato. Considerando i senatori a vita il potere di ciascuno partito risulta essere:

33.036%            PD

32.270%            PDL
32.270%            M5S

0.383%              LEGA
0.383%              SEL
0.383%              Con Monti (incluso Monti Senatore a vita)

0.255%             IL Megafono
0.255%             Grande Sud
0.255%             Ciampi
0.255%             Colombo
0.255%             Andreotti

Il che vuol dire che se tutti i partitini si mettessero insieme, allora ciascuno avrebbe un po’ di potere. Di fatto ci sono 3 partiti, e nessuno può governare. E allora?

Allora io penso che sia una magnifica occasione! Non sto scherzando.
Il PD ha detto che la sua prima priorità era fare una nuova legge elettorale e un legge sul conflitto di interessi. Orbene, adesso lo può fare. Infatti è più o meno la sola cosa che può fare.

PD e Movimento 5 Stelle possono ora fare la migliore legge sul conflitto di interessi possibile. E una legge elettorale equa. Riportando finalmente la possibilità di indicare delle preferenze. Ma anche di più, ora si potrebbe spingere per eleggere i propri rappresentanti con Approval voting. Questo è il momento!

Per discutere questo ho iniziato una domanda su Vilfredo:

Quale nuova legge elettorale per l’Italia? 
Molti di voi sanno come funziona Vilfredo comunque per gli altri:

Vilfredo funziona attraverso un alternanza di fasi di propositive (in cui ciascuno scrive le proprie proposte) e fasi valutative (fasi in cui ciascuno vota tutte le proposte per lui accettabili). Poi il sistema estrae usando un algoritmo matematico una selezione di proposte da usare come seme per le proposte della fase propositiva successiva.

Video di Istruzioni (in breve, 10 minuti).
Video di Istruzioni complete (4 video, 30 minuti in totale, include le spiegazioni dell’algoritmo matematico)


Partecipate, partecipate, partecipate!

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Avessi avuto una pistola gli avrei sparato

Era il 2 Giugno 2010, di pomeriggio.

Ero andato alla Macchia di Gattaceca. Un parco ai margini di Mentana.
Ero lì per il compleanno di un amico, ma il tempo era nuvoloso. Molti amici se ne erano già andati. A un certo punto cominciò a piovere. Alcuni amici avevano deciso di andar via prima. Altri di andar via con le prime acque. Alla fine decidemmo di tornare e spostarci al chiuso. Tornammo alle macchine. Io ero in motorino. Quando le macchine partirono restai un po’ indietro. Fu per la strada di ritorno che accadde. A un certo punto la strada sterrata costeggia un campo. A destra il parco con gli alberi, a sinistra il campo e in mezzo la strada. C’era forse un’altra strada per tornare? Non lo so. Quando ci arrivai la strada era appena stata liberata da un gregge di pecore. I cani pastore, tre, erano sotto gli alberi. Sì, ne ricordo tre, ma forse erano anche quattro. Quando arrivai cominciò a piovere forte, così accostai sotto gli alberi, aspettando che le ultime pecore finissero di spostarsi, e la pioggia scemasse. Ero a circa 500 metri dai cani. Se avessi voluto sarei potuto tornare indietro allora. Adesso è facile dirlo e capire che quello era il momento di battere in ritirata, prima ancora di avvicinarmi. Ma allora non avevo paura dei cani, un certo rispetto sì, ma terrore no. La situazione era assolutamente normale, solo non si vedeva il pastore. Evidentemente si era andato a riparare dalla pioggia. D’altra parte si sa che è un lavoro noioso, e gli animali a un certo punto tornano all’ovile da soli. Che bisogno c’è del pastore?

Quel giorno però pioveva. I cani sotto gli alberi, io sotto gli alberi, e le pecore che a questo punto avevano lasciato la strada. Tutto era tranquillo. Decisi di ripartire. I ricordi sono adesso un po’ confusi. Ricordo la bellezza del cielo terso dopo la pioggia. Le nuvole che si allontanavano, e questi cani. Mi avvicinai con il motorino acceso, non c’era assolutamente nulla di pericoloso. Feci per ripartire e i cani mi si pararono davanti. Mi abbaiavano, ringhiavano. “Di qui non passi”. Mi bloccai. Continue reading

Il popolo Viola e quando la rivoluzione deve aspettare

Un fantasma si aggira per l’Europa. Un altro. E non soltanto per l’Europa. Non sto parlando del capitalismo, del marxismo, della rivincita del proletariato, ma di un’idea. L’idea che sia possibile costruire una società senza figure di riferimento. Senza leaders. Senza capi. Senza neanche modelli viventi. Gente idolatrata.

Non so quando questa idea sia nata, ma so quando questa idea è diventata veramente sentire comune qui in Italia. Era su La7. Il lunedì sera proprio prima il No B Day. Perchè il No B Day è stato lanciato da una persona qualunque, in un posto qualunque (facebook, con oltre 10 millioni di persone iscritte solo in Italia è ormai un posto come un altro). La persona in forma anonima ha lanciato l’idea e in centinaia di migliaia l’hanno accolta. E so no andati per la strada. Ma non è di questo di cui voglio parlare. E’ del fatto che i giornalisti sono impazziti. Anche mio padre, che in genere è abbastanza attento a quello che succede in rete ha scambiato la manifestazione per una manifestazione di Di Pietro. Ma magari Di Pietro fosse in grado di muovere tutta sta gente. No, questa è stata una autentica dimostrazione di democrazia dal basso. E quando alcuni tra gli organizzatori (eh, si ci sono comunque degli organizzatori) sono stati invitati a L’Infedele… loro non sapevano chi avesse lanciato l’idea.

Uno di loro ha anche detto quello che secondo me dovrebbe essere il manifesto della nuova politica:

Ma chi se ne frega di chi ha avuto l’idea per primo.
L’idea era buona e ci siamo uniti attorno a quell’idea.

Ecco, questa secondo me è la parte geniale. Quella a cui tutti stiamo cercando di tendere, una società dove non si divinizza una persona perchè ha avuot una buona idea. E questoo è buono perchè quando si divinizza una persone, gli si da un potere che non è bilanciato dalle sue reali capacità. E la persone finirà per fare cazzate. Invece la società deve sempre essere aperta a idee di tutti. Non solo a quelli che hanno avuto buone idee in passato.

Questa è l’idea che serpeggia in Europa, e non solo. Ma siamo ancora ben lontani dall’essere in grado di applicarla. Il No B Day era un buon esempio, ma era un esempio in negativo. Un’unione contro una persona. E’ facile essere d’accordo quando si va contro qualche cosa. E’ più difficile essere d’accordo nel costruire. Adesso il Popolo Viole (come hanno cominciato a farsi chiamare), hanno dichiarato (ma chi? Con che autorià?) che non faranno un partito. Ma che però vogliono costruire. E hanno anche cominciato a darsi delle regole. Le riunioni aperte a tutti. Tutti possono votare, ecc. Insomma non fanno un partito, ma poco ci manca. E per che questo? Perchè nessuno sa ancora come far si che un gruppo di oltre 12 persone si organizzi senza leaders. Neanche impliciti.

Come si organizza una sezione di brainstorming a cui partecipano 100 mila persone? Impossibile direte voi? Io non credo. Ed è su questa linea che si sta sviluppando la mia ricerca più recente. Ma in ogni caso per adesso gli strumenti non ci sono. E dunque ci saranno tante, ma tante false partenze.

Ma ogni falsa partenza ci insegnerà qulche cosa.

E intanto io e i miei amici di Metagovernment, cerchiamo di costruire lo strumento ideale per un’autentica democrazia partecipativa. L’ultimo progetto su cui sto lavorando è Vilfredo Goes To Athens. Ma di questo parlerò in un altro post.

L’Enciclopedia Britannica

Nella mia famiglia avevamo un tesoro. Io sono cresciuto con la consapevolezza di essere diverso, perchè avevamo in famiglia questo tesoro. Ci fu tramandato attraverso i decenni, forse attraverso i secoli. Non so quanto fosse antico. Era un’Enciclopedia Britannica. Era rossa, in una ventina di volume occupavano una parete della sala. Per molti anni non avevo il permesso di toccarla, in caso la rovinassi. L’enciclopedia non era neanche innocente, era stata la causa di una storia di cappa e spada, dovemmo combattere per ottenerla. Non ricordo i particolari ma fu a tratti promessa a diversi membri della famiglia. Promesse ritrattate, date da chi non aveva il diritto di farle…? Non ricordo, se anche ho mai saputo. So solo che a causa sua alcuni rami della mia famiglia non si parlarono per almeno dieci o vent’anni. Insomma era un’Enciclopedia Britannica, mica cacca!

Mio padre se ne andò di casa, e giustamente non si prese la Britannica. Era della famiglia di mia madre, e sarebbe arrivata a me. Non chiese neanche di prenderla, ci mancava solo! E poi il residence era così piccolo,  e anche lui l’aveva usata solo un paio di volte in 15 anni di matrimonio. Io crebbi e andai via di casa, andai di casa in casa, di terra in terra, di lavoro in lavoro. Vissi per anni in un camper, era più accogliente degli appartamentini per gli studenti che mi potevo permettere. E poi quando cambi città ogni 6 mesi, fa comodo portarsi la casa dietro. L’enciclopedia era sempre lì. Dall’alto dominava la sala. 5 metri di libri rossi! Che colpo d’occhio!

Poi il caso volle che mia madre si trovò nel mezzo di una battaglia campale contro gli acari. Campale perchè dovette accamparsi ovunque la Zucchet non era. Mettere tutto in degli scatoloni e aspettare che i tecnici facessero il loro lavoro. Fu lì che mia madre decise infine di dar via la mia eredità. Posta alle corde dagli acari, mise i 5 metri di libri rossi in alcuni scatoloni e li regalò al più fidato delle persone che l’aiutavano. E lui… rifiutò il regalo. E così la seconda persona più fidata, e la terza. Credo dovette passare in rassegna tutta la rubrica prima di trovare una buon anima che se la prendesse. Un giovane 26enne, sud americano, che da poco aveva messo su famiglia. La maggior parte della gente rifiutò gentilemente, altri accennarono che forse c’era un secchio dell’immondizia vicino a casa.

Quando sentii mia madre si sentiva ancora in colpa per aver dato via la mia eredità senza consultarmi. Fummo entrambi sorpresi, io che lei l’avesse data via, lei che in fondo non mi interessasse così tanto. Ma se l’avessima data via 20 anni fa a chi la voleva così disperatamente, non avremmo risparmiato tanto sangue acido? Ma certo avremmo perso il colpo d’occhio… Certe cose hanno la loro importanza; insomma, era un’ Enciclopedia Britannica, mica cacca!

Donare il superenalotto per le vittime del terremoto?

La Natura si è scrollata e son morte molte persone.

Continuo a vedere su Facebook persone che suggeriscono di donare i soldi del superenalotto (quasi 40 milioni, leggo), alle vittime del terremoto in Abruzzo.

Mi sembra molto ingiusto.
Perchè?

COminciamo con il dire che l’enalotto, come tutti i giochi d’azzardo gestiti dello stato, non è una spesa, ma un attivo.

Il Superenalotto non è soltanto milioni di euro di premi ma anche, fra tutti i giochi pubblici, quello su cui lo Stato guadagna di più: su 100 euro incassati ne riversa infatti 49,5 allo Stato. Molto al di sotto gli altri, che in generale si attestano fra il 20 e il 30%, per non parlare delle scommesse sportive, la cui tassazione non supera il 5%. Nel 2007 ha raccolto in Italia 1 miliardo e 940 milioni: di questi, 960 milioni sono confluiti nelle casse statali. Simile l’andamento per il 2008: nei primi nove mesi la raccolta ha raggiunto il miliardo e 460 milioni, di cui 723 destinati allo Stato. Tolto il prelievo erariale, il restante 50,5% viene così distribuito: 38,1% al montepremi, 8% al punto vendita, 4,4% a Sisal. Le vincite non sono tassate.

Fonte

Dunque parte dei soldi del superenalotto vanno alle casse dello stato. Alcuni di questi, si spera, dovrebbero da li essere ri indirizzati alle vittime del terremoto. Questo è inevitabile. E’ già così. Lo stato gestisce le sue entrate (tra cui il superenalotto) e le sue uscite, e tra le uscite ci sarà di certo la voce terremoto, aprile 2009.

Ma perchè non donare di più? Perchè non stiamo donando soldi nostri, ma soldi di qualcunaltro. Le persone che giocano al superenalotto entrano in un contratto con lo stato. Loro pagano pochi spiccioli e in compenso hanno una probabilità infinitesimale (ma non nulla (!)) di vincere cifre astronomiche. Io lo considero una tassa sulla stupidità. Più sei scemo più paghi. Ma per carità chi vuole giocare, giochi. Però queste persone hanno diritto ad avere la possibilità di vincere. Se gliela leviamo non commettiamo solo un crimine (stiamo cambiando un contratto dopo che è stato stipulato), ma rischiamo che queste persone, giustamente, richiedano indietro i soldi. Ne avrebbero il diritto. COn il risultato che non solo lo stato si troverebbe a dover ripagare i soldi usati per l’abruzzo, ma anche a non avere is soldi che incassava per le tasse.

Insomma, non mi sembra una grande idea.

Ci sono poi persone che suggeriscono di far pagare i politici. Capisco l’odio per i politici, specie in un momento in Italia in cui ne combinano di cotte e di crude, ma qui stiamo veramente raggiungendo l’assurdo. Se un politico ha rubato, che lo si scopra e restituisca. Ma chidere che tutti rinuncino al loro stipendio mi sembra non solo impensabile, ma inaccettabile. Ma insomma, perchè le persone che suggeriscono questo non rinunciano al loro stipendio? Insomma, tutto questo fa parte del donare i soldi degli altri. Anche nota come la tirannia della maggioranza.

Magari quello che si potrebbe fare è che ci tassiamo tutti, un poco. E così sarà.

Proposta Indecente n.2 : E se l’anno di pensionamento dipendesse dall’aspettativa di vita?

In ogni paese l’aspettativa di vita misura quanti anni una persona vivrà.
Così se io ho un’aspettativa di vita di 50 anni vuo dire che ho una probabilità di essere vivo 50 anni da adesso del 50%.
Ogni anno invecchio e la mia aspettativa di vita diminuisce, di un po’ meno di un anno. Questo perchè ho già giuocato alla roulette un anno attraversando la strada ammalandomi e senza mai morire. Così la mia aspettativa di vita non è fissa a una certa data ma avanza lentamente.
L’aspettativa di vita dipende dal paese in cui si nasce, in cui si vive, dal lavoro che si fa, dal sesse, dallo stile di vita, dalle malattie genetiche della propria famiglia, dal livello di depressione nella propria famiglia, eccetera eccetera eccetera.
Insomma prende in considerazione proprio tutto. O almeno dovrebbe.
Ci sono diversi strumenti in rete per misurare la propria aspettativa di vita.

D’altra parte l’anno in cui si va in pensione è fisso. Al momento si va in pensione a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le donne.

Ecco io credo che l’età di pensionamento dovrebbe dipendere dall’aspettativa di vita. Ormai siamo abbastanza bravi nel calcolare l’aspettativa di vita. Non sappiamo quando una persona muore, ma sappiamo quando il 50% delle persone nella tua condizione saranno passate a miglior vita. E secondo me una persona può andare in pensione quando la sua speranza di vita è pari agli anni che ha passato lavorando moltiplicato per una certa costante K, fissa e uguale per tutti indifferentemente.

Aspettativa_di_vita=K*Anni_Lavorativi

E le persone per cui Aspettativa_di_vita<K*Anni_Lavorativi dovrebbero essere in pensione,

e quelle per cui Aspettativa_di_vita>K*Anni_Lavorativi dovrebbero lavorare.

Per esempio con K=1/2=0.5
Abbiamo che una persona deve lavorare il doppio degli anni rispetto a quelli che passa in pensione. Quale K si possa usare dipende dallo stato del paese e dell’economia. Non sta a me indicarlo e anzi apprezzerei commenti che suggeriscano un range. Certo che più K è alto prima andremmo tutti in pensione.

Cosa comporterebbe un sistema pensionistico di questo genere?
Le fasce più povere andrebbero in pensione prima. Al momento ci sono lavori massacranti che hanno l’effetto di far invecchiare precocemente una persona. Per esempio i piloti e gli assistenti di volo transcontinentali su tratte east-ovest muoiono prima. Anche 10 anni prima degli altri. I minatori muoiono prima. Le persone ammalate andrebbero in pensione prima. Gli uomini andrebbero in pensione prima delle donne (adesso è il contrario). Chi comincia a fumare andrebbe in pensione prima (ma si potrebbe aggiungere un correttivo per ignorare come l’aspettativa di vita dipenda dal fumo e da altri vizi). A seconda di dove una persona vive andrebbe in pensione prima o dopo. Chi ha una vita sana, ama il suo lavoro, ha un lavoro non stressante, potrebbe continuare a farlo più a lungo.

Bisognerebbe poi chiedersi cosa fare nel caso delle persone che per vari motivi hanno una aspettativa di vita molto bassa, vanno in pensione, e successivamente la loro aspettativa di vita si alza. Per esempio hanno un cancro, vanno in pensione, e in seguito guariscono dal cancro. Dovrebbero tornare al lavoro? Non mi pronuncio su questo caso, ma sono aperto a varie proposte.

E poi se si usasse questo sistema l’età pensionistica verrebbe automaticamente modificata con i successi (o gli insuccessi) della medicina.

In generale l’idea di legare in maniera semplice l’aspettativa di vita all’eta pensionistica secondo me porterebbe a notevoli vantaggi. Più eguaglianza, un sistema pensionistico più flessibile e in generale una società migliore.

Se pensate che sia una buona idea parlatene nel vostro blog, così che non rimanga lettera morta.