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La Paghetta Moderna

Una delle costanti degli ultimi anni, e forse si dovrebbe dire decenni, è il progressivo aumento della ‘paghetta’ settimanale. Dai pochi spiccioli per comprare il giornale, si è arrivati a un vero e proprio stipendio. In parte per finanziare telefonini, programmi per computer ma anche per necessità ben più serie. In giro per la rete c’è una certa analisi del fenomeno, ma sempre in termini negativi. Come se siano i giovani moderni ad essere smidollati, e non degni della precedente generazione. Vorrei con questa entry provare a aggiungere qualche altro dato, per cercare di fare un analisi leggermente più approfondita.
Prima di tutto la situazione è generale, riguarda tutti gli strati della società, e diverse nazioni, non solo l’Italia. Un articolo de’ la Repubblica del 31 marzo 2005 ne parla. Un mese dopo, 26 aprile 2005 sempre la Repubblica descrive una situazione addirttura più profonda oltr’Alpe. Dove i figli arrivano addirittura a far cause ai genitori. E se la vincono acquisiscono il diritto al 10% dello stipendio.
Un articolo precedente descrive una situazione simile anche in Italia. Certo, cose del genere non si erano mai sentite durante la generazione precedente. Ma sono veramente i giovani a essere comunque nel torto, come tutti questi articoli sembrano suggerire una volta letti? Vediamo.

Il Censis ha ultimamente pubblicato un documento in cui descrive una sempre maggiore patrimonizzazione delle famiglie italiane. Specificando che questo non è un fenomeno omogeneo, ciò nonostante, sempre più famiglie si indebitano per ristrutturare immobili con lo scopo di aumentare o vivere di rendita. Credo che questo sia un fenomeno importante per capire il fenomeno in questione, ma andiamo avanti.

Keynes ha un limite e non si può continuare a investire forza lavoro in lavori socialmente inutili, distruggendo l’ambiente, quando c’è una estrema necessità di forza lavoro per combattere la povertà, le malattie, il disboscamento… insomma tutte quelle funzioni a cui i giovani si applicano tanto volentieri… nel volontariato.

La generazione dei nostri genitori (i baby boom) è cresciuta nel dopoguerra. In un momento in cui il Pil (Prodotto Interno Lordo, valore totale di beni e servizi prodotti all’interno di unao stato, GDP in inglese) cominciava ad essere usato. Chiunque ha vissuto in quegli anni descrive uno stato in enorme crescita. Un boom economico. Un tempo in cui crescere e lavorare era sempre buono. Così un PIL positivo (cioè un PIL in crescita, ovvero la cui derivata prima era positiva) era comunque una cosa positiva. Il PIL era stato scoperto/inventato durante la seconda guerra mondiale come indicatore impreciso della ricchezza di una nazione. Era appunto impreciso, ma serviva allo scopo. (Per una analisi di cosa non vada nel PIL vedi anche What’s wrong with the GDP? ). Nel dopoguerra si è preso a usare il PIL come unica misura del benessere di un’economia. (Per una analisi di alcuni deglie errori più comuni in economia vedi invece l’ottimo Ten Recurring Economic Fallacies). In breve l’economia tradizionale, quella basata sul PIL, assume che l’economia, per essere sana, debba sempre crescere. Questo poteva essere vero nel dopoguerra, ma in un mondo globalizzato non ci possiamo proprio permettere un economia in costante crescita. Semplicemente le riserve naturali sono presenti in quantità finita e ci stiamo finalmente rendendo conto di come sia necessario un diverso paradigma economico (il GPI, Genuine Progress Indicator, vuole essere un tentativo in questa direzione). Nel frattempo le aziende si trovano a dover competere a livello globale. Spesso la competizione le porta a generare bisogni attraverso la pubblicità. I cosiddetti ‘bisogni indotti’. In questo contesto la crescita economica non è più necessariamente positiva. Non stiamo più costruendo case per persone che ne avevano bisogno nel dopoguerra. Lavori che potevano essere noiosi, ma portavano a una sensazione di soddisfazione sapendo che erano socialmente utili. Molti dei lavori moderni, offerti ai giovani sono noiosi, inutili a livello sociale, dannosi a livello ecologico, solo utili per alzare un PIL (che mal calcola l’effettiva ricchezza della nazione) e per distribuire ricchezza nella popolazione. Una specie di dottrina di Keynes privatizzata. Ma anche Keynes ha un limite (mio Dio, mio nonno si rivolterà nella tomba!) e non si può continuare a investire forza lavoro in lavori socialmente inutili, distruggendo l’ambiente, quando c’è una estrema necessità di forza lavoro per combattere la povertà, le malattie, il disboscamento… insomma tutte quelle funzioni a cui i giovani si applicano tanto volentieri… nel volontariato. Cioè gratuitamente. E infatti il volontariato ha subito e continua a subire una costante crescità negli ultimi anni.

ci stiamo muovendo verso un economia dove i bisogni primari sono soddisfatti a costo molto basso. Spesso attraverso le macchine. Ma rimane il problema di distribuire la ricchezza prodotta nei vari stati della popolazione

La realtà è che ci stiamo muovendo verso un economia dove i bisogni primari sono soddisfatti a costo (anche umano) molto basso. Spesso attraverso le macchine. Ma rimane il problema di distribuire la ricchezza prodotta (e ultimamente il cibo, la casa, appunto i bisogni primari) nei vari stati della popolazione. Spesso, (ma non sempre!) i meno giovani sono in questo caso più fortunati. O perchè hanno degli immobili (ereditati, o comprati quando il lavoro fisso era possibile e i mutui anche) che danno una rendita, o perchè anche andando in pensione si sono mantenuti delle collaborazioni che arrotondano la pensione.

I giovani si trovano a essere tacciati di essere fannulloni, perchè si rifiutano di fare lavori inutili, temporanei, sottopagati, sottoqualificati, senza poter prendere un mutuo, vedendo i loro soldi uscire dalla finestra nel pagare l’affitto a persone più anziane che vivono di rendita, con una prospettiva del primo lavoro fisso intorno ai 40 anni, e una prospettiva di ereditare gli immobili di famiglia intorno ai 50′anni.

Ma i giovani? Si trovano a essere tacciati di essere fannulloni, perchè si rifiutano di fare lavori inutili, temporanei, sottopagati, sottoqualificati, senza poter prendere un mutuo, vedendo i loro soldi uscire dalla finestra nel pagare l’affitto a persone più anziane che vivono di rendita, con una prospettiva del primo lavoro fisso intorno ai 40 anni, e una prospettiva di ereditare gli immobili di famiglia (il cosiddetto malloppo) intorno ai 50 anni. E ancora vi stupite che protestino? E tutto questo quando si rendono conto che di lavoro utile, in un mondo che rischia il collasso, ce n’è, e tanto (nel volontariato). Ma non essendo pagato devono eventualmente lasciarlo, quando… mettono la testa a posto. E’ inutile, inoltre, sperare nello stato sociale. Per accordi interni all’Unione Europea, il disavanzo pubblico è limitato al 3% del PIL. E con esso le possibili spese sociali dello stato.

E’ come se lo stato usasse il patrimonio (attraverso la rendita) per ridistribuire la ricchezza nella popolazione.[...]Tutto ciò con il prevedibile aumento della tensione a livello famigliare. E si ritorna ai ragazzi francesi che fanno causa ai genitori

E’ interessante in questa prospettiva vedere la descrizione di Berlusconi dell’Italia: “Una nazione ricca e felice popolata da proprietari di macchine e case e da seduttori col vizio del telefonino”. Peccato che il telefonino sia comprato spesso con i soldi dei genitori, così le macchine e le case. E’ come se lo stato usasse il patrimonio (attraverso la rendita) per ridistribuire la ricchezza nella popolazione. Questo oltre ad essere ingiusto a livello sociale (tra i vari strati sociali) è ingiusto verso i giovani che si trovano a richiedere la loro parte di sicurezza agli augusti genitori (detentori del patrimonio). Genitori che a volte saranno anche disponibili a condividere la fortuna, ma non sempre. E comunque come un favore non come un diritto. Tutto ciò con il prevedibile aumento della tensione a livello famigliare. E si ritorna ai ragazzi francesi che fanno causa ai genitori, ma spero da un punto di vista diverso.

E allora:
Allora, alcune cose devono cambiare:

  • bisogna passare dal valorizzare un economia di crescita basata sul PIL (GDP) a un’economia sostenibile (basata sul GPI).
  • Bisogna passare dal valorizzare il lavoro ad ogni costo (“il lavoro nobilita l’uomo”) al valorizzare i lavori socialmente ed ecologicamente utili, e tacciare i lavori inutili come dannosi (perchè levano forza lavoro ai lavori utili)
  • Modificare le leggi e gli accordi euroei per permettere uno stato sociale più attivo. Per esempio uno stipendio in cambio di lavori di volontariato a scelta del volontario in una (vasta!) rosa di possibilità.
  • Ma vi immaginate prozio Grog, con clava che suggerisca di dare al figlio una lancia e che si costruisca la sua palafitta più in là? Il mondo cambia, ed è cambiato anche negli ultimi 50 anni
  • Da un punto di vista personale rendersi conto che il mondo è cambiato. Per esempio il genitore che rifiuta di fare da garante ai propri figli per il primo mutuo (perchè lui non ne ha avuto bisogno) li sta seriamente danneggiando. Ma vi immaginate prozio Grog, con clava, che suggerisca di dare al figlio una lancia e che si costruisca la sua palafitta più in là? Il mondo cambia, ed è cambiato anche negli ultimi 50 anni. Menzione d’onore ai genitori che in questa situazione condividono, quando possibile, parte del patrimonio insegnando così ai pargoli anche a gestirlo.

Per concludere, che buffo, che proprio io mi trovi, dopo anni di individualismo sfrenato, a scrivere un pezzo sul valore della famiglia come ammortizzatore sociale.

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6 comments to La Paghetta Moderna

  • Sandro

    Trovo sorprendenti alcune delle tue affermazioni. Non e’ introducendo alcune speciose determinazioni qualitative che riuscirai a rendere sostenibile la crescita economica. Il fatto che la _metrica_ impiegata non colga il depauperamento dello stock esistente di risorse non contabilizzate (i.e. i cosiddetti beni liberi, come l’aria, il silenzio, lo strato di ozono ed entro certi limiti l’acqua etc) e’ perfettamente noto, non e’ inserendo variabili qualitative arbitrarie che potrai fermare il fenomeno dell’erosione della dotazione di beni liberi. Per fare questo sono necessarie serie leggi (anche internazionali) ed adeguata applicazione delle stesse, del resto a credere che la mano invisibile avrebbe equilibrato in maniera ottima ogni mercato e reso eque tutte le transazioni gli economisti hanno smesso di crederlo da ben prima che scoppiasse la guerra mondiale. Oggi praticamente nessuno, neanche i liberisti piu’ sfrenati, pensa lontanamente ad un economia senza meccanismi esogeni di regolazione (la mano visibile del potere della legge dello stato).
    Di qui poi (il PIL “corretto” con fattori che tengano colto del consumo di risorse libere ma finite) a pensare che per risolvere il problema delle servitu’ moderne (es. i lavori precari, o l’impiego di manodopera a salario concorrenziale presa dai paesi in via di sviluppo) sia sufficiente (o non controproducente) pagare i volontari, e’ una semplice sciocchezza. Non esistono lavori socialmente inutili, esistono lavori che andrebbero proibiti, o adeguatamente regolamentati, TUTTO il lavoro e’ utile, strautile, in senso sociale. Mi spiego: esiste un set di regole. Questo set di regole e’ essenzialmente arbitrario ed e’ lasciato al potere legislativo redigere le relative formalita’. Se il lavoro svolto da qualcuno viola il set di regole arbitrariamente scelte dal corpo sociale per garantire la propria continuita’, quel qualcuno va sanzionato come previsto dalle regole. Ma il reddito prodotto ad es. dal contrabbandiere non e’ disutile in quanto tale, semplicemente viola le regole messe a punto dal corpo sociale (ed egli se lo beccano verra’ sanzionato) ma il macellaio gli dara’ lo stesso la carne in cambio di moneta, e il fornaio gli dara’ il pane. Non c’e’ un’autorita’ che decide della maggiore utilita’ sociale di alcuni impieghi e decide di retribuirli di piu’ o di meno per questo. Tutti i lavori, qualsiasi essi siano, sono utili in senso sociale. Tutti producono. Se qualcuno viola le regole (ad esempio avvelena l’aria con il suo impianto di produzione) va applicata la relativa sanzione (ad es. si ferma l’impianto e si sanziona l’imprenditore), ma i suoi operai non compiono un’operazione socialmente disutile lavorando nell’impianto anche se certo “hanno” prodotto enormi danni. Invece sarebbe certo un consistente danno retribuire volontari, in quanto non si farebbe altro che creare elefantiasi d’apparato, nell’illusione di poter creare pasti gratis all’interno del sistema. Non e’ il singolo, o un’autorita’, che decide del valore relativo della merce. Il lavoro in questo senso non e’ un’eccezione. Se nello scrivere questo commento ritengo d’aver commesso operazione socialmente utile, e pretendo di venir pagato per continuare a fornire contributi che solo nella mia personalissima fantasia sono valutabili, ma non costituiscono alcunche’ di scambiabile su alcun mercato, sono uno scriteriato non un ‘lavoratore socialmente utile’ perche’ lavori socialmente inutili non esistono. Esistono certo lavori illegali come il contrabbando o lo sfruttamento etc. ma sono pane per poliziotti e magistrati (la mano visibile del sistema, o parte di essa) mettere la pezza dove si ferma il mercato. Illudersi di aver fatto cosa utile perche’ lo si afferma e’ una violenta illusione. Esiste, per usare una metafora che dovrebbe essere calzante, una differenza tra il comportamento del parassita (che sfrutta i limiti del mercato a proprio tornaconto, come il volontario che estorce una retribuzione senno’ blocca la ferrovia) e il comportamento del simbionte (che sta sul mercato, attenzione che il lavoro illegale come quello del pusher o quello del contrabbandiere generalmente e’ simbionte in quanto ha un valore di mercato-sic).

  • Caro Sandro, anche io trovo sorprendenti alcune tue affermazione, ma mi fa piacere che hai commentato in modo da poter rispondere e forse trovare, almeno in parte una sintesi delle nostre così diverse visioni.

    Non e’ introducendo alcune speciose determinazioni qualitative che riuscirai a rendere sostenibile la crescita economica. Il fatto che la _metrica_ impiegata non colga il depauperamento dello stock esistente di risorse non contabilizzate (i.e. i cosiddetti beni liberi, come l’aria, il silenzio, lo strato di ozono ed entro certi limiti l’acqua etc) e’ perfettamente noto, non e’ inserendo variabili qualitative arbitrarie che potrai fermare il fenomeno dell’erosione della dotazione di beni liberi. Per fare questo sono necessarie serie leggi (anche internazionali) ed adeguata applicazione delle stesse, del resto a credere che la mano invisibile avrebbe equilibrato in maniera ottima ogni mercato e reso eque tutte le transazioni gli economisti hanno smesso di crederlo da ben prima che scoppiasse la guerra mondiale. Oggi praticamente nessuno, neanche i liberisti piu’ sfrenati, pensa lontanamente ad un economia senza meccanismi esogeni di regolazione (la mano visibile del potere della legge dello stato).

    Ma queste leggi vengono introdotte solo se i politici hanno un motivo per farlo. O pensi davvero che i politici, in massa, abbiano veramente a cuore il bene pubblico più della loro stessa rielezione. Nota per esempio come dalla seconda guerra mondiale il Pil ha continuato a salire, ma il GPI è salito fino agli anni settanta per poi ricominciare a scendere. Perchè? Io credo che il PIL sia una misura sbagliata, e come tale nel tempo la classe politica ha trovato sotterfugi per far alzare il PIL senza migliorare la qualità della vita. Queste politiche erano possibili anche prima, ma prima non le si conosceva. Neanche il GPI è perfetto, e nel tempo ci vorranno altre metriche, più raffinate. Ma è di certo un’approssimazione più precisa a quel concetto in fondo abbastanza intersoggettivamente accettato che è ‘la qualità della vita’.
    Sono assolutamente d’accordo che ci vogliano delle leggi, ma se non continuiamo a usare il PIL e a misurare il successo di una classe politica dalle variazioni del PIL staimo accettando di essere consapevolmente abbagliati. Pensa alla Germania, lì hanno introdotto delle leggi che richiedono ad ogni azienda di pagare una tassa in misura del packaging dei loro prodotti. Nel giro di poche settimane i prodotti comprati sono stati venduti tutti in pacchetti molto più leggeri. Con gli ovvi benefici in termini di materie prime, produzioni, pesi alla consegna, costo del riciclo. Se i costi del riciclo vengono considerati parte del PIL hai bisogno di una classe politica uber-onesta che accetti di rischiare una parziale diminuzione del PIL in cambio di un effettivo incremento della qualità della vita per la società. Un altro esempio, al momento i costi ambientali dei trasporti non vengono conteggiati. Questo porta a viaggi vacanze da una parte all’altra del mondo, (gli aerei sono il mezzo più inquinante in circolazione), materiale che viene prodotto nella nazione A, impacchettato nella nazione B e venduto nella nazione C (a volte accanto alla nazione A). Tutto questo con costi ambientali enormi. Inserire questi costi ambientali nelle valutazioni porterebbe naturalmente a una ricerca di modi di diminuirli. Attraverso tasse, leggi e altro. Insomma, fintanto che i politici si basano solo sul PIL le leggi che tu invochi non verranno mai fatte.

    Di qui poi (il PIL “corretto� con fattori che tengano colto del consumo di risorse libere ma finite) a pensare che per risolvere il problema delle servitu’ moderne (es. i lavori precari, o l’impiego di manodopera a salario concorrenziale presa dai paesi in via di sviluppo) sia sufficiente (o non controproducente) pagare i volontari, e’ una semplice sciocchezza. Non esistono lavori socialmente inutili, esistono lavori che andrebbero proibiti, o adeguatamente regolamentati, TUTTO il lavoro e’ utile, strautile, in senso sociale.

    Davvero? Mi stai dicendo che l’infermiera che aiuta il portatore di handicap ricco è utile perchè è un lavoro in senso tradizionale. Ma il volontario che aiuto l’immigrato o il portatore di handicap povero è inutile perchè non percepisce uno stipendio? Ma, stai anche afferamndo, che entrambi sono meno utili della corporazione che vende l’ultima stronzata di cui nessuno avrebbe bisogno se non fosse per una pubblicità ossessiva che viene fatta alla televisione. O meno utile dell’acqua minerale comprata lontano dalla sorgente. E una persona che lavora come volontario non pagato è inutile, ma lo stesso lavoro una volta riconosciuto e integrato nel settore sanitario diventa improvvisamente utile? Buffa posizione.

    Insomma io penso che esistano dei lavori utili e lavori inutili e la differenza è prettamente intersoggettiva. Penso che quando un lavoro è utile le persone sono felici di farlo anche essendo pagate poco, e meno di quello che otterrebbero in un lavoro più remunerativo ma a loro giudizio inutile. Possiamo anche lasciare che questi lavori (volontari) non vengano pagati (quanto meriterebbero), ma strozzare le persone al punto di costringerle a lavorare in un lavoro in cui non credono significa creare malessere sociale per niente. Se vuoi persone che lavorino per te pagale di più, ma che ci sia un minimo di soldi che la gente prende che impedisce alle aziende di costringere le persone in lavori che se no nessuno farebbe. Questo avrebbe anche l’effetto di responsabilizzare le persone. Tu dici:

    Se qualcuno viola le regole (ad esempio avvelena l’aria con il suo impianto di produzione) va applicata la relativa sanzione ( ad es. si ferma l’impianto e si sanziona l’imprenditore), ma i suoi operai non compiono un’operazione socialmente disutile lavorando nell’impianto anche se certo “hanno� prodotto enormi danni.

    Gli operai e gli impiegati che lavorano in un’azienda che danneggia sono secondo me coresponsabili. E in questo il mio punto di vista si differenzia dal tuo. Sono innocenti solo in misura di della loro effettiva ignoranza di quello che stava accadendo e dell’impossibilità economica di trovare un lavoro non criminale. E’ un po’ il discorso dei gerarchi nazisti che si sono sempre difesi seguendo la posizione di: ho soltanto seguito degli ordini. Posizione che (per quanto ne so) non è stata accettata al processo di Norimberga. Infatti, adesso, il regolamento militare chiarfica che “l’ordine sbagliato non si esegue”. E il dipendente di una azienda che negli Stati Uniti denuncia la sua stessa azienda per irregolarità è difeso in maniera particolare dalla legge e assume una posizione particolare chiamata ‘whistle blower’.

    Così dare i soldi ai volontari o soltanto introdurre uno stato sociale che non porta le persone a morire di fame (come per esempio c’è in parte in Gran Bretagna), porterebbe a un aumento dei lavori utili, una maggiore responsabilizzazione dei lavoratori, e in ultima analisi un miglioramento della società

    Mi spiego: …
    Ti ho risposto sopra

    Invece sarebbe certo un consistente danno retribuire volontari, in quanto non si farebbe altro che creare elefantiasi d’apparato, nell’illusione di poter creare pasti gratis all’interno del sistema.

    Sandro, guardati attorno, abbiamo pasti gratis, o almeno a pochissimo prezzo. La quantità di energia necessaria per produrre il pane che ti serve per mangiare è molto bassa e questo grazie tra le altre cose alla meccanizzazione. Il problema è un problema di distribuzione, non di produzione. Le case di OGM che difendono le ricerche genetiche continuano a sbandierare l’illusione di terminare la fame nel mondo. Ma ci credi veramente. Quand quintali di arance e pomodori, vengono distrutte per tenere il prezzo alto. Il problema è un problema di distribuzione. L’illusione che non esistano pasti gratis è appunto un illusione ed è vera solo in un sistema energeticamente isolato (come il sistema solare). Fin tanto che il Sole è acceso la Terra possiede energia gratis. O pensi che il Sole ti spedisca la bolletta. Certo un certo giorno il Sole si spegnerà, ma fino a quel giorno il problema sarà: trasformare l’energia del sole in energia per noi, distribuire tale energia. Siamo in grado di trasformare l’energia del sole con poco sforzo in energia sufficiente per tutti. Peccato che ci scanniamo per distribuirla.

    Non e’ il singolo, o un’autorita’, che decide del valore relativo della merce. Il lavoro in questo senso non e’ un’eccezione. Se nello scrivere questo commento ritengo d’aver commesso operazione socialmente utile, e pretendo di venir pagato per continuare a fornire contributi che solo nella mia personalissima fantasia sono valutabili, ma non costituiscono alcunche’ di scambiabile su alcun mercato, sono uno scriteriato non un ‘lavoratore socialmente utile’ perche’ lavori socialmente inutili non esistono. Esistono certo lavori illegali come il contrabbando o lo sfruttamento etc. ma sono pane per poliziotti e magistrati ( la mano visibile del sistema, o parte di essa) mettere la pezza dove si ferma il mercato. Illudersi di aver fatto cosa utile perche’ lo si afferma e’ una violenta illusione. Esiste, per usare una metafora che dovrebbe essere calzante, una differenza tra il comportamento del parassita (che sfrutta i limiti del mercato a proprio tornaconto, come il volontario che estorce una retribuzione senno’ blocca la ferrovia) e il comportamento del simbionte (che sta sul mercato, attenzione che il lavoro illegale come quello del pusher o quello del contrabbandiere generalmente e’ simbionte in quanto ha un valore di mercato-sic).

    Sono assolutamente consapevole che il contrabbandiere è parte del mercato. E non mi stavo riferendo a loro quando parlavo di lavori inutili. Mi riferivo ai lavori che generano bisogni indotti. E suggerivo un ventaglio di possibi lavori di volontariato che venissero rivalutati. Ma in realtà sarebbe anche meglio che gli essere umani siano mantenuti dallo stato, e poi trovino da soli come essere utili. Questo senza levare l’economia di mercato che permetterebbe di avere più soldi, ma come salario minimo che impedisca a una persona di morire o dover accettare un lavoro contrario alla loro morale o alla comune etica.

    Sandro, so che abbiamo delle grosse differenze, e non credo che riusciremo a terminare questa conversazione con un punto comune, ma se già siamo in grado di chiarire in che cosa le nostre opinioni divergono credo che faremmo un lavoro socialmente utile

  • Sandro Dunatov

    Sigh che faticaccia

    TUTTI I LAVORI SONO SOCIALMENTE UTILI vuol dire che tutte le risorse generate, anche quelle generate dal contrabbandiere o dallo sfruttatore, generano ricchezza e crescita ed imposte (lo chiari’ magnificamente il tuo adorato Keynes con il giustamente famoso ‘moltiplicatore keynesiano’). MA ALCUNI LAVORI POSSONO ESSERE ANCHE ILLEGALI e pertanto fruttare anche sanzioni, questo e’ un fatto ancillare qui quanto fondamentale, ma gli euro di imposte che paghi tu e quelle che paga il contrabbandiere valgono lo stesso importo, e lo stato li puo’ egualmente utilmente impiegare per un ventaglio enorme di scopi, anche se su molti impieghi io ho remore ma e’ un altro discorso. Per inciso, anche il contrabbandiere paga un sacco di tasse, anche se ritengo evada gran parte di alcune imposte tipo quelle dirette, ma tutte le altre le paga, le accise, le indirette etc etc. e sopratutto le pagano i suoi fornitori, e tutto il sistema economico che ha generato e messo in moto.
    Gli operai della fabbrica che avvelena saranno ANCHE corresponsabili, come direttamente responsabile per i suoi reati e’ il cotrabbandiere, ma gli scambi e i negozi che concludono e il salario che percepiscono sono validi eccome e non ci fa sicuro schifo passare sulla strada asfaltata anche coi loro soldi o prendere il treno pagato dalle imposte generate dal loro reddito o salvare la vita dei malati col sistema sanitario pagato coi loro inquinatissimi euro.
    Ma se io, qualunque lavoro faccia, o asserisca di fare, pretendo di venire pagato perche’ lo dico io… beh incontro una curva di domanda assai elastica, in cambio delle mie millanterie. In base alla teoria classica, un prezzo molto prossimo a zero. O, se vogliamo, per l’odore dell’arrosto il suono dell’oro.
    Certo qui finiamo difilato alla responsabilita’ della politica, quella vera non dell’economia politica, che se arrivera’ a pagare gli uomini per il solo fatto di esistere grazie all’aumento delle rese ok, non saro’ io a fermarli, purche’ sia nell’interesse dello stato e dello stato sociale, non a pagare fannulloni PRIMA che l’aumento delle rese sia in grado di mantenerli effettivamente.
    E cio’ che affermo non e’ che sia inutile tutto cio’ che non viene retribuito (altrimenti tanto varrebbe, nel loro interesse, vietare ai volontari le loro attivita’) ma che cio’ che viene retribuito genera utilita’. Se poi la comunita’ organizzata (stato-comunita’ direbbero i giureconsulti) vieta e sanziona cio’ che genera ANCHE o TROPPA DISutilita’, e’ altro discorso, come il fatto che purtroppo viene generata e retribuita dal mercato anche moltissima INutilita’, del resto non esistono solo i bisogni primari e non tutto si consuma solo per sopravvivere… del resto, purtroppo, non siamo nel migliore dei mondi possibili, ma in democrazia, e la democrazia consente di fare un sacco di cose, molte sciocche, molte controproducenti, alcune dannose addirittura, ma e’ il miglior sistema scovato finora. Se non vorremo il ‘miglior’ sistema ma il piu’ efficiente, singapore-like, beh di sicuro non avremo ad preoccuparci di ragionare in questi termini.

  • MAESTRO WHY DO YA SPEND SO MUCH CHI WRITIN CACA HERE BUT YA DONT WRITE ON DA TAO BUM SITE NO MORE.
    RJ

  • Testo interessante, merita una riflessione. Intanto provo a vedere come funzionano i commenti.

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