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La Sinistra Radicale e i Radicali, di sinistra

Mio padre sostiene che la Sinistra Radicale dovrebbe chiamarsi diversamente. L’ho contestato, ma non convinto. Così, ispirato da un antico manoscritto, ho deciso di spiegare come e’ stato che la Sinistra Radicale ha preso questo nome, e come siano diversi dai Radicali, anche da quelli di sinistra. Termino con un dubbio che mi attanaglia.

Esistono i Radicali. E i Radicali sono le persone che appartengono al Partito Radicale. E vengono indicati con la ‘r’ maiuscola. Esistono poi i radicali, con la ‘r’ minuscola, e sono un altro gruppo. Sono le persone che hanno idee radicali. A volte anche chiamati i radicali radicali. Mentre i primi vengono a volte chiamati i Radicali del Partito Radicale, o semplicemente i Radicali di partito. Anche loro, i Radicali del Partito Radicale hanno delle idee. E ci mancherebbe anche che non ce le avessero. Sono le idee dei Radicali del Partito Radicale. Mentre le idee dei radicali radicali, sono le idee radicali, dei radicali che hanno idee radicali. O semplicemente le idee radicali dei radicali radicali. Bisogna poi tenere conto che la gente parla, e spesso si scambia le idee. Così, a volte i Radicali del Partito Radicale si sono trovati d’accordo con le idee radicali dei radicali radicali. E le hanno assunte, come si dice, alla radice. A quel punto si parla delle idee radicali dei Radicali del Partito Radicale. Che sono alcune, ma non tutte, tra le idee dei Radicali del Partito Radicale. Mentre i radicali che hanno idee radicali, si sono trovati a volte d’accordo con le idee dei Radicali, del Partito Radicale. Anche se non erano sempre idee radicali. E per parlare di queste idee ci si riferisce alle idee dei Radicali dei radicali radicali. O anche alle idee Radicali dei radicali dalle idee radicali.

Ora, i radicali dalle idee radicali sono un gruppo abbastanza eterogeneo. Spaziano politicamente per tutto l’arco politico, dalla destra alla sinistra. A seconda se le loro idee, sono di destra o di sinistra. Raramente di centro. Così si parla dei radicali dalle idee radicali di destra, dei radicali dalle idee radicali di sinistra. E nessuno parla mai dei radicali dalle idee radicali di centro. Perche’ ce n’e’ uno solo, e la gente lo chiama per nome, e fa prima. Oppure al singolare: il radicale radicale di centro. In particolare i radicali radicali di sinistra hanno formato gruppo. E tra una pizza e uno spinello, tra una manifestazione e un’occupazione abusiva hanno dichiarato la loro appartenenza alla Sinistra. Cosa che ha semplificato molto la vita a tutti, perché invece di chiamarli i radicali dalle idee radicali di sinistra. Li hanno chiamati i radicali della sinistra radicale. O piu’ in breve, per chi andava di fretta, la Sinistra Radicale.

Invece i Radicali del Partito Radicale sono sempre stati molto uniti. E non sono così distribuiti tra destra e sinistra. Spaziano più tra il centro e la sinistra. E vengono distinti come i Radicali del Partito Radicale, di centro. E i Radicali del Partito Radicale, di sinistra. E’ da notare qui che il fatto che il Partito Radicale non si sia diviso tra centro e sinistra. Ha fatto si che non si parla di un Partito Radicale di Centro e di un Partito Radicale di Sinistra. E dunque non si parla neanche di Radicali del Partito Radicale di Centro, e Radicali del Partito Radicale di Sinistra. Ma di Radicali del Partito Radicale, di centro; con la virgola, tra Radicale e centro, e i Radicali del Partito Radicale, di sinistra; ancora con la virgola. E anche qui la gente ha cominciato ad accorciare, e siccome c’e’ un unico radicale delle idee radicali di centro, se si parla di Radicali di centro, al plurale, si intende i Radicali del Partito Radicale, di centro. Mentre se si parla del radicale di centro, al singolare, si sta parlando dell’unico radicale dalle idee radicali di centro, il radicale radicale di centro, che tutti conoscono. Se poi si vuole parlare dei Radicali del Partito Radicale, di sinistra. Anche per loro la gente si fa uno sconto (sai com’e', quando non c’e’ il rischio di confondersi, si fa prima) e li chiama i Radicali, di sinistra. Che sono evidentemente diversi dalla Sinistra Radicale.

E qui la spiegazione per mio padre termina. E mio padre e’ un Radicale, di sinistra. Mentre io un radicale della Sinistra Radicale. Pero’ a questo punto mi e’ sorto un dubbio, e dunque continuo.

Dunque abbiamo cinque gruppi. O quattro gruppi e un individuo: i Radicali, di sinistra, e la Sinistra Radicale. I Radicali di centro, cioè i Radicali del Partito Radicale, di centro. E il radicale di centro, cioè il radicale dalle idee radicali di centro. E in ultimo i radicali dalle idee radicali di destra, che meno li si incontra, e meglio si sta.

Ora, e’ evidente che tra i Radicali, di sinistra, e la Sinistra Radicale ci sia una certa convergenza di vedute. Inevitabile, direi. Ma c’e’ anche molta animosità. E il maggior scambio di idee tra radicali e Radicali, e’ proprio tra questi due gruppi. Ma, a causa dell’animosità che li divide, bisogna fare molta attenzione a non confondere le idee dei radicali con le idee dei Radicali. E’ così che si parla delle idee della Sinistra Radicale, cioè le idee dei radicali dalle idee radicali di sinistra. E le idee dei Radicali, di sinistra. Cioè le idee dei Radicali del Partito Radicale, di sinistra. E, per finire, per quanto riguarda le idee che un gruppo ha assunto, copiandole dall’altro, si parla delle idee radicali dei Radicali, di sinistra. Cioè le idee radicali di sinistra assunte dai Radicali del Partito Radicale, di sinistra. E le idee dei Radicali della Sinistra Radicale. Cioè le idee dei Radicali del Partito Radicale, di sinistra, assunte dei radicali dalle idee radicali di sinistra. E questo chiarisce sempre quello di cui si sta parlando.

La storia va avanti, perché non tutte le idee sono uguali. Ci sono idee derivate e idee fondamentali, anche dette alla radice. E dunque e’ inevitabile, per chiarire bene di che cosa si stia parlando spiegare se si sta parlando semplicemente di una idea normale (nel qual caso non si aggiunge nulla) o se si sta parlando di una idea alla radice. E così si parla delle idee alla radice delle idee dei Radicali, di sinistra. Delle idee alla radice delle idee della Sinistra Radicale. Delle idee alla radice delle idee dei Radicali della Sinistra Radicale, e delle idee alla radice delle idee radicali dei Radicali, di Sinistra.

E qui arriva il mio dubbio: non trovate anche voi che le idee alla radice delle idee dei Radicali della Sinistra Radicale sono meno a sinistra e meno radicali delle idee alla radice delle idee radicali dei Radicali, di Sinistra?

Se fosse cosi’ i due gruppi si starebbero avvicinando. Sconvolgente!

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9 comments to La Sinistra Radicale e i Radicali, di sinistra

  • sinceramente mi è venuto un cacofonico mal di testa.
    comunque, se ho capito quello che volevi dire (e non ne sono sicuro!), allora sì, hai ragione, nel senso che la convergenza c’è e che è le idee del partito radicale sono più di sinistra e più radicali. questo perché la sinistra radicale insegue teleologicamente un obiettivo che non arriverà mai, e pertanto tendono conservativamente a dire “no” a tutto in funzione di quell’obiettivo. i radicali del partito radicale, invece, non dispongono del materialismo dialettico, quindi non individuano un fine ultimo e procedono gradualmente nel cambiamento. la loro radicalità, comunque, è relativa, perché è tale soprattutto in italia, ma non lo sarebbe nella spagna di zapatero o in inghilterra o nei paesi del nord, dove la loro mentalità progressista è la prassi per le sinistre locali.
    detto questo, mi pare che le convergenze ci siano soprattutto sui dirtti civili, ma che manchino decisamente riguardo la politica economica, per non parlare dell’impostazione filosofica di fondo che è “radicalmente” diversa

  • :)
    Grazie del commento. Si, sono d’accordo che la Sinistra Radicale stia nel cuore inseguendo un fantasma. Credo che tutto cio’ si rifaccia al concetto di privativo. Cioe’ dei concetti che esistono solo come negazione di qualcosa d’altro. Come il buio, il freddo, per esempio. Ecco credo che questi concetti siano il vero pericolo nel movimento pollitico (cioe’ dei polli) perche’ ti poni un obiettivo che non potrai mai raggiungere.

    Comunque io dicevo che le idee che il Partito Radicale ha preso dalla Sinistra Radicale sono piu’ a sinistra di quelle che la Sinistra Radicale ha preso dal Partito Radicale.

  • esistono anche i Radicali di Sinistra se è per questo : http://www.radicalidisinistra.it

  • … che si distinguono sia dai Radicali, di sinistra, che dai radicali della sinistra radicale?

    E qual’e’ la loro genealogia? Aiutami a completare la mappa.

  • PROVATE A RIFLETTERE SU COME LAVORANO I NEMICI DELL’UMANITA’ ALL’INTERNO DELLA VOSTRA ORGANIZZAZIONE

    Di solito per mettersi d’accordo su qualsiasi cosa si impiegano ore, secoli, non si riesce mai a trovare l’accordo su niente, sono sempre tutti in disaccordo e non si riesce a mettersi d’accordo neanche sulla pizzeria in cui andare a cenare o il colore della carta di un volantino

    Poi all’improvviso su certe tematiche o azioni chiaramente devianti verso il nulla, all’improvviso sono quasi tutti d’accordo.

    Di raccogliere informazioni per autoprodursi il motore di Schietti, non se ne parla, scatta subito il litigio. Col Motore di Schietti , gratis, con l’elettrocatalisi si può produrre idrogeno in casa propria e l’idrogeno va benissimo nelle macchine a metano.

    Un bella raccolta firme che ci tenga impegnati un mese e che ci faccia spendere un sacco di soldi per dei fogli che poi verranno riposti in un cassetto invece sono subito tutti d’accordo.

    Di fare un comitato di acquisti biosolidali in modo da dividere e ridurre le spese ed acquistare solo prodotti etici non si riesce nemmeno a mettersi d’accordo su un possibile elenco di 5-6 prodotti

    Di andare tutti in manifestazione come pecoroni spendendo soldi in biglietti del treno, striscioni, riunioni e cose del genere, sono subito tutti d’accordo.

    tutti, oddio, i nemici dell’umanità che si sono insediati nella tua organizzazione

    Provate a chiedere ai vostri capi di mettere in moto qualche Dinamica Nonviolenta Schiettista… provate a vedere la risposta!

    Gli agenti dei nemici dell’umanità sono dappertutto, è come durante il fascismo, il comunismo o il maccartismo

    Milioni di persone sono state reclutate dalle sette, dalle cosche, dai servizi segreti e dalle logge ed ubbidiscono ciecamente ai loro capi.

    E’ tutto nelle loro mani.

    Che fare? Qual’è la soluzione?

    Elettrolisi con la Pila Zamboni o il Motore di Schietti per produrre idrogeno per alimentare le macchine a metano che vanno anche con l’idrogeno.

    Comitati autonomi per la produzione clandestina di idrogeno!

    Forza con la rivoluzione nonviolenta!

  • Donato Speroni

    Moltro div ertente. Solo un matematico poteva scrivere una cosa del genere. Che però soffre delle classiche semplificazioni di quando la matematica cerca di sistematizzare le scienze sociali. Come vedrai dal mio post di oggi, in realtà di sinistre radicali ce ne sono almeno due. E una si sta sempre più avvicinando ai Radicali di sinistra. L’altra invece a mio avviso potrebbe saldarsi con la destra radicale postfascista in un no a tutto: antiamericani, anticapitalisti, antisistema, ecc. ecc.

  • [...] Who is “radical” in Italy? The followers of Partito radicale or the former marxist left? The latter is winning the game on the media. But the “radical left” puts together people with very different ideas. Bisogna avere il coraggio di ammettere la propria sconfitta. La mia protesta per l’uso improprio del termine “sinistra radicale” è stata travolta da una valanga di dichiarazioni, commenti e articoli che preferiscono usare questo termine anziché “sinistra comunista”. La lingua è una realtà viva, e dopo giorni in cui la “sinistra radicale” è stata al centro della scena, dapprima per la manifestazione di Vicenza, poi per il dibattito sulla politica estera al Senato, devo ammettere che ormai i seguaci di Giordano, Pecoraro e Diliberto si sono appropriati del termine. Continuo a pensare che storicamente si tratti di appropriazione indebita e mi dispiace per i miei amici del Partito radicale, che continuano a commentare la cosa con una punta di amarezza alla loro radio, ma non possono farci ormai niente. Azzardo il dubbio che se fossero stati meno litigiosi (contro i socialisti nella Rosa nel Pugno, poi nell’incomprensibile conflitto Pannella – Capezzone) forse avrebbero potuto difendere meglio il loro nome sulla scena politica. Ma può anche darsi che non ci fosse nulla da fare, di fronte al bisogno di una certa sinistra, non riformista ma non più antagonista né marxista, di darsi una bella etichetta: un’etichetta che piace soprattutto ai giovani come dimostra la discussione sul mio blog con mio figlio Pietro, che ha dedicato all’argomento anche una sorta di dissertazione tra il letterario e il matematico. Aggiungo però, ad uso di Pietro e di quelli come lui, una considerazione politica. Questa “sinistra radicale” è in realtà ben più complicata di quanto vorrebbe far sembrare. Ne fanno parte componenti conservatrici, che si battono per la difesa dei privilegi delle categorie più sindacalizzate, ma anche le frange giovanili giustamente insoddisfatte di un sistema che le condanna a una precarietà perenne. Pacifisti non violenti a ogni costo e gruppi che sarebbero pronti a qualsiasi conflitto pur di dar contro all’America. Gruppi impegnati a ricercare davvero un diverso disegno di crescita che concili la mondializzazione e le esigenze locali e personaggi che nel nome dell’ecologia o del no globalismo sono pronti a bloccare qualsiasi sviluppo e che magari ripropongono barriere protezionistiche a danno dei cittadini più poveri. Esponenti diessini giustamente preoccupati per l’asservimento al Concordato che si delinea nel nuovo programma del Partito democratico, e cattocomunisti che negano la meritocrazia e sognano un egalitarismo da convento, pronti a pagare alla Chiesa qualsiasi prezzo sul piano delle libertà individuali. E si potrebbe continuare. Una parte di questa “sinistra radicale”, quella più seria, che rifiuta con motivazioni politiche il pallido compromesso storico che si delinea tra Ds e Margherita, potrebbe domani saldarsi con una rinata componente socialista e magari con il laicismo dei Radicali di sinistra. Per me si tratta in realtà della vera sinistra riformista, cioè dell’ala sinistra del riformismo costruttivo. Un’altra parte della “sinistra radicale” sarà sempre condannata al suo destino: mugugnare, protestare nelle piazze, senza la capacità di una proposta politica che regga un minimo di discussione e tanto meno la prova del governo. Sono “radicali” questi? No, a seconda dei casi si possono definire pasticcioni, populisti, ipocriti, magari idealisti se sono in buona fede. Chiamateli come volete, l’importante è starne alla larga, altrimenti davvero riconsegniamo il Paese a Berlusconi. [...]

  • [...] Who is “radical” in Italy? The followers of Partito radicale or the former marxist left? The latter is winning the game on the media. But the “radical left” puts together people with very different ideas. Bisogna avere il coraggio di ammettere la propria sconfitta. La mia protesta per l’uso improprio del termine “sinistra radicale” è stata travolta da una valanga di dichiarazioni, commenti e articoli che preferiscono usare questo termine anziché “sinistra comunista”. La lingua è una realtà viva, e dopo giorni in cui la “sinistra radicale” è stata al centro della scena, dapprima per la manifestazione di Vicenza, poi per il dibattito sulla politica estera al Senato, devo ammettere che ormai i seguaci di Giordano, Pecoraro e Diliberto si sono appropriati del termine. Continuo a pensare che storicamente si tratti di appropriazione indebita e mi dispiace per i miei amici del Partito radicale, che continuano a commentare la cosa con una punta di amarezza alla loro radio, ma non possono farci ormai niente. Azzardo il dubbio che se fossero stati meno litigiosi (contro i socialisti nella Rosa nel Pugno, poi nell’incomprensibile conflitto Pannella – Capezzone) forse avrebbero potuto difendere meglio il loro nome sulla scena politica. Ma può anche darsi che non ci fosse nulla da fare, di fronte al bisogno di una certa sinistra, non riformista ma non più antagonista né marxista, di darsi una bella etichetta: un’etichetta che piace soprattutto ai giovani come dimostra la discussione sul mio blog con mio figlio Pietro, che ha dedicato all’argomento anche una sorta di dissertazione tra il letterario e il matematico. Aggiungo però, ad uso di Pietro e di quelli come lui, una considerazione politica. Questa “sinistra radicale” è in realtà ben più complicata di quanto vorrebbe far sembrare. Ne fanno parte componenti conservatrici, che si battono per la difesa dei privilegi delle categorie più sindacalizzate, ma anche le frange giovanili giustamente insoddisfatte di un sistema che le condanna a una precarietà perenne. Pacifisti non violenti a ogni costo e gruppi che sarebbero pronti a qualsiasi conflitto pur di dar contro all’America. Gruppi impegnati a ricercare davvero un diverso disegno di crescita che concili la mondializzazione e le esigenze locali e personaggi che nel nome dell’ecologia o del no globalismo sono pronti a bloccare qualsiasi sviluppo e che magari ripropongono barriere protezionistiche a danno dei cittadini più poveri. Esponenti diessini giustamente preoccupati per l’asservimento al Concordato che si delinea nel nuovo programma del Partito democratico, e cattocomunisti che negano la meritocrazia e sognano un egalitarismo da convento, pronti a pagare alla Chiesa qualsiasi prezzo sul piano delle libertà individuali. E si potrebbe continuare. Una parte di questa “sinistra radicale”, quella più seria, che rifiuta con motivazioni politiche il pallido compromesso storico che si delinea tra Ds e Margherita, potrebbe domani saldarsi con una rinata componente socialista e magari con il laicismo dei Radicali di sinistra. Per me si tratta in realtà della vera sinistra riformista, cioè dell’ala sinistra del riformismo costruttivo. Un’altra parte della “sinistra radicale” sarà sempre condannata al suo destino: mugugnare, protestare nelle piazze, senza la capacità di una proposta politica che regga un minimo di discussione e tanto meno la prova del governo. Sono “radicali” questi? No, a seconda dei casi si possono definire pasticcioni, populisti, ipocriti, magari idealisti se sono in buona fede. Chiamateli come volete, l’importante è starne alla larga, altrimenti davvero riconsegniamo il Paese a Berlusconi. [...]

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