La rivoluzione a rate napoletana
Molta gente (a partire da mio padre) assume che se gli effetti di due situazioni sono molto diversi, le cause devono essere ugualmente differenti. In realta’ basta molto poco.
Per anni i sociologi si sono chiesti perche’ in certe condizioni, in un pub una scazzottata rimaneva relegata nell’ambito di poche persone, e perche’ altre scazzottate esplodevano finche’ tutto il pub, a volte il circondato, a volte il quartiere era coinvolto in un grande regolamento dei conti. La teoria che sta dietro a tutto questo e’ la teoria delle valanghe (avalanches in inglese). In quali casi un fiocco di neve cade regolarmente, e magari rotola a valle, e in quali casi la goccia fa traboccare il vaso e all’improvviso ci si trova di fronte a un effetto domino enorme. A una valanga che sommerge un villaggio.
Per spiegare tutto questo bisogna fare un passo indietro.
Quante persone attorno a te, lettore, e’ necessario non rispettino la legge perche’ tu smetta di rispettare la legge? Una? Dieci? Cento? Anzi, l’un per cento? Il cinque per cento? Il settanta per cento?
Vorremmo tutti pensare di essere “bravi” e che noi mai ci comporteremmo in un certo modo riprovevole. Ma la realta’ e’ che ognuno di noi, nessuno escluso, ha un livello di rottura. Un punto oltre il quale non considera piu’ suo dovere rispettare la legge. Rispettare il prossimo. Finche’ nei modelli matematici si consderava che ognuno avesse lo stesso punto di rottura i modelli non si comportavano mai come le situazioni osservate. Ma se, non solo ammettiamo che ognuno ha questo punto di rottura (breaking point), ma che questo punto e’ nascosto, segreto, spesso sconosciuto anche alla persona stessa; e se anche si assume che questo punto e’ diverso da persona a persona; ecco solo allora i modelli che facciamo cominciano a somigliare alla societa’ che osserviamo.
Immaginiamo: 100 persone sono in un pub. Ogni persona ha un suo livello di rottura. Nessuno sa il livello di rottura degli altri. Ma immaginiamo di poter vedere questi livelli di rottura, e quello che vediamo e’ che la prima persona, la persona n.1, ha la Luna storta. Basta che un’altra persona gli dia la scusa perche’ lui faccia ‘o pazzo. Gli basta una scusa. La seconda persona e’ un po’ piu’ calma, ma poco. Ha bisogno di 2 persone. Appena due persone fanno a botte lui ci si butta in mezzo. Non per dividerli, ma per partecipare! E la terza e’ ancora piu’ calma: a lui bastano 3 persone. E in genere immaginiamo che l’n-esima persona ha bisogno di n persone per esplodere. L’ultima persona, la centesima, e’ quasi un santo. Lui esplode solo se sutti ma proprio tutte le altre persone nel pub stanno facendo a botte.
Ecco una situazione che e’ sul punto di esplodere. Basta che un pazzo violento arrivi, reagisca male, dia un pugno a chiunque e tutto va a remengo. La persona n.1 si unisce. Questo attiva la persona n.2. Questo attiva la persona n.3. E cosi’ via. E in un attimo sono tutti a picchiarsi.
Di chi e’ la colpa? Ma del pazzo, ovviamente! Beh, insomma. Come dire che la colpa dell’esplosione e della miccia.
Adesso immaginiamo una situazione simile, in cui pero’ la persona n.5 non ha piu’ bisogno di 5 persone per esplodere, ma di 6. E’ piu’ calmo, ha fatto un corso di training autogeno
.
Adesso il pazzo arriva, e solo altre 4 persone esplodono. I carabinieri arrivano e li arrestano.
Oppure pensiamo che invece di avere una persona che esplode con n persone, ne abbiamo due. E che in genere le persone 1 e 2, esplodono se vedono una persona esplodere. Le persone 3 e 4 se vedono due persone esplodere. E le persone 5 e 6 se ne vedono 3. E in genere le persone n-1 e n esplodono se n/2 persone esplodono (per n pari). Ecco una situazione in cui la singola persona puo fare poco.
Arriva il pazzo e immediatamente ci sono 3 persone che esplodono (pazzo, n1, n2). Questo ne attiva altre 4 (n3, n4, n5, n6). Dunque adesso sono in 7. Questo ne attiva altre 8. E insomma a una velocita’ doppia la situazione esplode. E’ importante notare che in questa persona nessua singola persona e’ in grado di far nulla. Se chiunque dei 100 decide all’improvviso di essere pacifista, verrebbe solo immolato. Questa e’ una situazione che definiremo “globale”. Nel senso che la dimensione della valanga dipende dalla dimensione del sistema. Se ci sono n persone, n persone parteciperanno alla scazzottata. Se anche una persona si tira fuori, saranno n-1. La valanga crescera’ al crescere di n. Sara’ un fenomeno globale, che coinvolgera’ tutto il sistema. E’ quello che succede in una bonba atomica.
Adesso pensiamo alla situazione opposta. Le persone 1 esplode se vede due persone esplodere. La persona 2 esplode (fa o’ pazzo) se ne vede 4. E la persona 3 se ne vede 6. In genere la persona n ha bisogno di vedere 2*n persone. Ecco in una tale situazione il pazzo non puo’ far niente. Arriva e viene immediatamente bloccato. Ma anche se ci fossero 2 violenti, questi farebbero scattare solo la person n.1. In tutto sono in 3. Ma la persona n.2 ha bisogno di 4 persone e non scatterebbe. Insomma ecco una situazione non esplosiva. Arrivano n persone violente. Altre n/2 si uniscono. Ma poi la cosa muore li. Questo sistema invece di produrre valanghe globali, le produce locali. Crescono al crescere del numero di pazzi violenti che arrivano, ma non non crescono con le dimensioni del sistema. Poco importa se ci sono 100, 1’000 o 10’000 persone nel pub. La scazzottata rimane un affare tra pochi intimi.
Ecco un caso e’ globale, un altro locale, e uno, a metá tra i due, viene detto critico (critical state).
I sistemi in stati critici sono sistemi in cui la singola persona ha un potere enorme. Puo’ fermare una valanga, o causarne una.
Alcuni sistemi poi, naturalmente raggiungono questo stato critico. Si chiamano self organised criticality (o self organized criticality, con la zeta all’americana). Criticalita’ auto organizzata. In breve SOC.
Molti sistemi naturali sono in questo stato. Per far capire quanto siano comuni facciamo un esempio:
immaginiamo il nostro pub, e immaginiamo che ogni minuto noi inseriamo una nuova persona. Con un punto di rottura casuale. Poi se questo punto di rottura e’ 0 (il famoso pazzo di cui sopra), vediamo quanto grande e’ la valanga che causa. Eliminiamo le persone coinvolte nella valanga, e continuiamo ad aggiungere persone. Presto il nostro pub avra’ raggiunto un punto critico. E sara’ impossibile predire se il prossimo pazzo avra effetti locali, e limitati o globali e devastanti.
Inoltre se studiamo la grandezza delle valanghe (quante di grandezza 1, quante di grandezza 2, quante di grandezza 3, ecc), otterremo una particolare funzione, una power law (legge di potenza- da non confondere con una legge di Potenza). Perche’ questo e’ importante? Perche’ in effetti la dimensione delle guerre, per numero di morti segue una legge di potenza [Johnson 2005, Johnson 2006].
I SOC in natura sono tanti. Vanno dalle guerre, ai terremoti, al traffico, alla gente che brucia i cassonetti.
Pero’ nello studiare la gente che brucia i cassonetti c’e’ da chiedersi perche’ la situazione a Napoli sia cosi’ vicina al critical point. Perche’ non nel resto d’Italia. Come si e’ detto basta poco perche’ la situazione passi da locale a critica e da critica a globale.
Un’altro sistema SOC sono le foreste, e i relativi fuochi. Quanto e’ grande un incendio? Che percentuale di foresta bruciera’? Questo e’ un calssico sistema critico. Se e’ locale, e in genere cresce. Se cresce diventa critico. Se non brucia allora diventa globale, e appena brucia eccolo tornare a essere locale. E piu’ o meno e’ sempre attorno a uno stato critico.
Ecco, la cosa interessante e’ che spegnere i fuochi non aiuta. Infatti rende la situazione peggiore. Piu spegni i fuochi piu’ la forest diventa vecchia, piu’ c’e’ miccia da ardere, piu’ il prossimo fuoco rischia di essere distruttivo.
E questo porta a un altra considerazione importante. Un SOC NON PUO’ venir controllato semplicemente sopprimendo le valanghe. Perche’ per necessita’ si sopprimono solo le piccole valanche (quelle comuni, e controllabili), e si creano i presupposti perche delle valanghe piu’ grandi e micidiali si sviluppino.
E allora cosa si puo’fare?
Perche’ la valanghe si formano? Le valanche si formano perche’ c’e’ questa energia che viene immagazzinata nel sistema. In termini di rabbia (al pub), di legno vecchio (nella foresta), di pressione (nella crosta terrestre), di necessita’ di spostarsi (nel traffico). L’unico modo per cui la foresta smette di bruciare e’ far si che la foresta non cresca. Se cresce brucia, se brucia lo fa seguendo una legge di potenza. Che vuol dire che ogni tanti ci troveremo di fronte a un incendio micidiale.
In egualmodo l’unico modo con cui la societa’ non produrra piu’ valanghe sociale e’ quando la rabbia non verra’ piu’ immagazzinata. Certo la struttura sociale tra napoli e la padania e’ diversa. A Napoli la gente brucia i cassonetti, al nord vuole la secessione. Chi e’ piu’ violento? A parigi nelle Banlieu la gente brucia le macchine. E sempre si sostiene che tolleranza zero e’ la soluzione. Tolleranza zero, vuol dire solo che preparare il terreno per una rivoluzione piu’ grande.
La soluzione? Fare in modo che la rabbia non cresca.
Gandhi non ha mai predicato tolleranza zero con gli altri, ma sempre con se stessi. Se ognuno si gestisce la propria rabbia, la rabbia sociale non cresce. Se si sopprime la rabbia degli altri, e’ solo un modo per esternare la propria, mantenendo una facciata di legalita’.
Come il celerino che tortura, protetto dalla sua divisa. O il giornalista che deluso da un paese in cui ha creduto e in cui ha scommesso, perdendo. Sfoga la sua rabbia suggerendo tolleranza zero. Si sposta la rabbia da una parte all’altra della societa’, ma nessuno se la accolla, e prima o poi esplode.
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[...] Prendendo spunto dal mio invito alla “tolleranza zero” verso i comportamenti illegali, Pietro nel suo blog pone una questione interessante. Sostiene che non si può reprimere la rabbia sociale, altrimenti essa troverà forme anche più violente per esplodere. Come la foresta, dice, dove se si impediscono i piccoli fuochi aumenta la legna secca, fino a un incendio molto più violento.LEGGI In realtà negli Stati Uniti c’è stata una lunga polemica su come trattare i fuochi nei parchi naturali e dopo l’incendio, volutamente lasciato incontrollato, che negli anni ‘90 bruciò gran parte dello Yellowstone, mi sembra che oggi si preferiscano forme di contenimento più elastiche. Ma seguiamo il filo del ragionamento. Io credo che quando si parla di realtà sociale non si può essere troppo schematici, come sono certi matematici, e si devono quanto meno distinguere tre situazioni diverse. 1) C’è innanzitutto la situazione “esplosiva” o “incendiaria”, come la foresta che ha accumulato una grande quantità di legna secca. Non c’è dubbio che in quel caso non servono né i cannoni di Bava Beccaris, né gli idranti dei pompieri. Quando la protesta arriva a un certo livello, la repressione è inevitabile, altrimenti piccoli gruppi possono bloccare la nostra società complessa. Però ci vuole buon senso e intelligenza, con la consapevolezza che si può soltanto contenere i danni di una battaglia perduta in partenza perché si è lasciato che la situazione si deteriorasse. E questo è il caso della spazzatura in Campania. 2) Bisogna intervenire prima, invece, senza lasciare che si arrivi a questo stato di tensione. E il “prima”si può presentare in due modi. Immaginiamo innanzitutto una società “normale” nella quale si accumulano le normali tensioni, fisiologiche in ogni comunità umana, ma nelle quali la politica fa il suo mestiere, che è appunto quello di mediare tra gli interessi, dare delle regole e farle rispettare, appunto con l’obiettivo di evitare l’accumularsi di tensioni eccessive. E’ una società governata, paragonabile a una foresta nella quale ci si preoccupa di evitare l’accumulo di legna secca. Non è mai una società perfetta, ma è una comunità umana che sopravvive e progredisce, nella quale gli interventi repressivi sono contenuti al minimo. 3) C’è però l’altra ipotesi, quella della società non governata. Qui non ci sono valori comuni, non si riconosce il ruolo della legge, ognuno cura soltanto gli interessi propri e della “famiglia”, nella convinzione che comunque i reati non saranno perseguiti. Le stesse tensioni che si verificano nella società “normale” in questo caso assumono un potere dirompente. E’ per questo tipo di società che invoco la “tolleranza zero”. Continuando nella metafora botanica, è come una foresta dove nessuno toglie la legna secca e non ci sono proibizioni nell’accendere fuochi e nel buttare le cicche accese. Per cambiare la situazione è necessario uno stacco netto, un messaggio d’autorità che indichi chiaramente che certi comportamenti non sono più ammessi. In conclusione, io non credo che il mio invocare la “tolleranza zero” per certe situazioni sia la reazione di un giornalista frustrato per come vanno le cose in Italia e che quindi invoca una palingenesi purificatrice. Penso solo che ci sia una parte d’Italia dove non si persegue chi incendia le foreste, anzi, le si incendia apposta per creare situazioni vantaggiose. E per favore non veniteci a raccontare che questo è il frutto delle tensioni sociali e del bisogno di lavoro, altrimenti davvero divento secessionista anch’io. [...]
[...] Prendendo spunto dal mio invito alla “tolleranza zero” verso i comportamenti illegali, Pietro nel suo blog pone una questione interessante. Sostiene che non si può reprimere la rabbia sociale, altrimenti essa troverà forme anche più violente per esplodere. Come la foresta, dice, dove se si impediscono i piccoli fuochi aumenta la legna secca, fino a un incendio molto più violento. [...]
[...] Prendendo spunto dal mio invito alla “tolleranza zero” verso i comportamenti illegali, Pietro nel suo blog pone una questione interessante. Sostiene che non si può reprimere la rabbia sociale, altrimenti essa troverà forme anche più violente per esplodere. Come la foresta, dice, dove se si impediscono i piccoli fuochi aumenta la legna secca, fino a un incendio molto più violento. In realtà negli Stati Uniti c’è stata una lunga polemica su come trattare i fuochi nei parchi naturali e dopo l’incendio, volutamente lasciato incontrollato, che negli anni ‘90 bruciò gran parte dello Yellowstone, mi sembra che oggi si preferiscano forme di contenimento più elastiche. Ma seguiamo il filo del ragionamento. Io credo che quando si parla di realtà sociale non si può essere troppo schematici, come sono certi matematici, e si devono quanto meno distinguere tre situazioni diverse. 1) C’è innanzitutto la situazione “esplosiva” o “incendiaria”, come la foresta che ha accumulato una grande quantità di legna secca. Non c’è dubbio che in quel caso non servono né i cannoni di Bava Beccaris, né gli idranti dei pompieri. Quando la protesta arriva a un certo livello, la repressione è inevitabile, altrimenti piccoli gruppi possono bloccare la nostra società complessa. Però ci vuole buon senso e intelligenza, con la consapevolezza che si può soltanto contenere i danni di una battaglia perduta in partenza perché si è lasciato che la situazione si deteriorasse. E questo è il caso della spazzatura in Campania. 2) Bisogna intervenire prima, invece, senza lasciare che si arrivi a questo stato di tensione. E il “prima”si può presentare in due modi. Immaginiamo innanzitutto una società “normale” nella quale si accumulano le normali tensioni, fisiologiche in ogni comunità umana, ma nelle quali la politica fa il suo mestiere, che è appunto quello di mediare tra gli interessi, dare delle regole e farle rispettare, appunto con l’obiettivo di evitare l’accumularsi di tensioni eccessive. E’ una società governata, paragonabile a una foresta nella quale ci si preoccupa di evitare l’accumulo di legna secca. Non è mai una società perfetta, ma è una comunità umana che sopravvive e progredisce, nella quale gli interventi repressivi sono contenuti al minimo. 3) C’è però l’altra ipotesi, quella della società non governata. Qui non ci sono valori comuni, non si riconosce il ruolo della legge, ognuno cura soltanto gli interessi propri e della “famiglia”, nella convinzione che comunque i reati non saranno perseguiti. Le stesse tensioni che si verificano nella società “normale” in questo caso assumono un potere dirompente. E’ per questo tipo di società che invoco la “tolleranza zero”. Continuando nella metafora botanica, è come una foresta dove nessuno toglie la legna secca e non ci sono proibizioni nell’accendere fuochi e nel buttare le cicche accese. Per cambiare la situazione è necessario uno stacco netto, un messaggio d’autorità che indichi chiaramente che certi comportamenti non sono più ammessi. In conclusione, io non credo che il mio invocare la “tolleranza zero” per certe situazioni sia la reazione di un giornalista frustrato per come vanno le cose in Italia e che quindi invoca una palingenesi purificatrice. Penso solo che ci sia una parte d’Italia dove non si persegue chi incendia le foreste, anzi, le si incendia apposta per creare situazioni vantaggiose. E per favore non veniteci a raccontare che questo è il frutto delle tensioni sociali e del bisogno di lavoro, altrimenti davvero divento secessionista anch’io. [...]