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Dublino, Venerdì 13 Giugno, 2008

Il problem non è che ci sono troppe elezioni per l’Europa, ma troppe poche. E la gente si sente di non controllare un processo che è più grande di loro.
Quando la gente vota No al grido: quando in dubbio vota No, come interpretarlo se no?

Ora può essere che gli Stati Uniti abbiano dato una mano finanziando sottobanco la pubblicità per il No. Loro di certo hanno da guadagnare a continuare a essere La superpotenza. Ma quella pubblicità ha trovato un terreno fertile su cui attecchire.

Ma insomma se il 95% del parlamento irlandese ha detto di votare Si, e il No ha vinto nettamente qualche cosa vorrà dire.

Ha ragione Calderoli, per una volta (unica!), a far notare che da quando l’Europa si è presentata per essere ratificata dai popoli ha preso una batosta dopo l’altra.

Adesso qui vorranno rifare il referendum. E ancora, e ancora finchè il Si non vince. Strano che la costituzione lo permetta.

Io non sono contro il fatto di tornare alle urne, ma secondo me bisognerebbe farlo sul serio.

Quando c’è un referendum, e quando l’indicazione di voto del parlemento è più del 20% diversa dal risultato il parlamento si dovrebbe considerare automaticamente delegittimato. SI dovrebbero indire subito nuove elezioni, e subito dopo un nuovo referendum. Referendum a cui il nuovo parlamento dovrebbe dare delle indicazioni di voto. Poi se ancora il risultato del referendum è diverso con uno scarto del 20% tutti a casa ancora. E così via finche la scissione tra popolo e suoi rappresentanti non venga sanata.

Questo vorrebbe dire che il popolo è sovrano, che i rappresentanti lo rappresentano.

E con i moderni mezzi si potrebbe organizzare al ritmo di un elezione ogni 2 giorni. Nel giro di una settimana avremmo un parlamento che rappresenta i cittadini.

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