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Proposta Indecente n.2 : E se l’anno di pensionamento dipendesse dall’aspettativa di vita?

In ogni paese l’aspettativa di vita misura quanti anni una persona vivrà.
Così se io ho un’aspettativa di vita di 50 anni vuo dire che ho una probabilità di essere vivo 50 anni da adesso del 50%.
Ogni anno invecchio e la mia aspettativa di vita diminuisce, di un po’ meno di un anno. Questo perchè ho già giuocato alla roulette un anno attraversando la strada ammalandomi e senza mai morire. Così la mia aspettativa di vita non è fissa a una certa data ma avanza lentamente.
L’aspettativa di vita dipende dal paese in cui si nasce, in cui si vive, dal lavoro che si fa, dal sesse, dallo stile di vita, dalle malattie genetiche della propria famiglia, dal livello di depressione nella propria famiglia, eccetera eccetera eccetera.
Insomma prende in considerazione proprio tutto. O almeno dovrebbe.
Ci sono diversi strumenti in rete per misurare la propria aspettativa di vita.

D’altra parte l’anno in cui si va in pensione è fisso. Al momento si va in pensione a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le donne.

Ecco io credo che l’età di pensionamento dovrebbe dipendere dall’aspettativa di vita. Ormai siamo abbastanza bravi nel calcolare l’aspettativa di vita. Non sappiamo quando una persona muore, ma sappiamo quando il 50% delle persone nella tua condizione saranno passate a miglior vita. E secondo me una persona può andare in pensione quando la sua speranza di vita è pari agli anni che ha passato lavorando moltiplicato per una certa costante K, fissa e uguale per tutti indifferentemente.

Aspettativa_di_vita=K*Anni_Lavorativi

E le persone per cui Aspettativa_di_vita<K*Anni_Lavorativi dovrebbero essere in pensione,

e quelle per cui Aspettativa_di_vita>K*Anni_Lavorativi dovrebbero lavorare.

Per esempio con K=1/2=0.5
Abbiamo che una persona deve lavorare il doppio degli anni rispetto a quelli che passa in pensione. Quale K si possa usare dipende dallo stato del paese e dell’economia. Non sta a me indicarlo e anzi apprezzerei commenti che suggeriscano un range. Certo che più K è alto prima andremmo tutti in pensione.

Cosa comporterebbe un sistema pensionistico di questo genere?
Le fasce più povere andrebbero in pensione prima. Al momento ci sono lavori massacranti che hanno l’effetto di far invecchiare precocemente una persona. Per esempio i piloti e gli assistenti di volo transcontinentali su tratte east-ovest muoiono prima. Anche 10 anni prima degli altri. I minatori muoiono prima. Le persone ammalate andrebbero in pensione prima. Gli uomini andrebbero in pensione prima delle donne (adesso è il contrario). Chi comincia a fumare andrebbe in pensione prima (ma si potrebbe aggiungere un correttivo per ignorare come l’aspettativa di vita dipenda dal fumo e da altri vizi). A seconda di dove una persona vive andrebbe in pensione prima o dopo. Chi ha una vita sana, ama il suo lavoro, ha un lavoro non stressante, potrebbe continuare a farlo più a lungo.

Bisognerebbe poi chiedersi cosa fare nel caso delle persone che per vari motivi hanno una aspettativa di vita molto bassa, vanno in pensione, e successivamente la loro aspettativa di vita si alza. Per esempio hanno un cancro, vanno in pensione, e in seguito guariscono dal cancro. Dovrebbero tornare al lavoro? Non mi pronuncio su questo caso, ma sono aperto a varie proposte.

E poi se si usasse questo sistema l’età pensionistica verrebbe automaticamente modificata con i successi (o gli insuccessi) della medicina.

In generale l’idea di legare in maniera semplice l’aspettativa di vita all’eta pensionistica secondo me porterebbe a notevoli vantaggi. Più eguaglianza, un sistema pensionistico più flessibile e in generale una società migliore.

Se pensate che sia una buona idea parlatene nel vostro blog, così che non rimanga lettera morta.

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