Dobbiamo permettere o no la delega del voto?

Cari lettori, dobbiamo parlare. Dobbiamo parlare del concetto di Delega nei sistemi di eDemocracy. Sarà un discorso lungo, sarà forse noioso, ma è necessario.

Che cosa vogliamo da un sistema di eDemocracy? Io so che cosa voglio. Ci ho messo tanto tempo, ma ora lo so. Voglio, anzi vorrei, un sistema che permette a tutti di partecipare, e che magicamente estrae dalla interazione della persone la proposta migliore. Ma cosa vuol dire migliore? In altri momenti ho lasciato questo punto abbastanza vago. Adesso credo di poter essere un po’ più preciso. Supponiamo che tutte le persone votassero, e supponiamo che tutte le persone votassero avendo una conoscenza approfondita dell’argomento. Il risultato di questa votazione sarebbe la proposta migliore. Per definizione. Quello che vogliono tutti… posto che tutti abbiano una comprensione completa del problema. O almeno completa nei limiti di quello che noi, esseri umani, la comprendiamo.

Questo porta a due problemi. Il primo è che non tutti votano, e il secondo è che non tutti, infatti nessuno, ha una comprensione completa del problema. Anche gli esperti, in genere, hanno una visione di parte. Però noi sappiamo che la proposta c’è, è lì da qualche parte. E sappiamo che qualsiasi proposta facciamo, e qualsiasi votazione (con qualsiasi sistema) facciamo approssimerà questa risposta. In alcuni casi l’approssimazione sarà migliore, in altri sarà peggiore.

Chiedere agli esperti di decidere non funziona (una specie di governo dei tecnici). Non rappresentano la popolazione, e hanno una visione limitata. Anche se avessero una visione più completa (cioè se parlassero tra di loro, così, per esempio), continuerebbero a non rappresentare el pueblo.

Chiedere alle persone di votare (cioè la Democrazia Diretta) anche non funziona. Prima di tutto non tutte votano, e poi le persone non sono preparate sull’argomento. Anche meno dei tecnici; molto meno dei tecnici (che almeno spesso il problema lo capiscono).

Soffermiamoci su quest’ultimo punto perchè è importante. Perchè chiedere alle persone di votare non porta alla risposta migliore (come sopra definita)? Chi è che giudica quand’è che una persone vota bene, o vota male? Ma è la persona stessa, ovviamente. Ciascuna persona giudica la propria azione dopo che l’ha fatta, quando viene a sapere di più sull’argomento. Insomma, un buon voto è un voto che non porta a dei rimpianti, successivamente. Ovvero è un voto ragionato e informato. Le persone che votano, statisticamente, nella gran maggioranza dei casi, non votano in maniera informata. Esempio, se chiedete a 100 persone se sono a favore o contro la pena di morte, in genere la gente è a favore alla pena di morte. Spesso, la pena di morte è vista come deterrente. Se però le stesse persone vengono informate sugli effetti della pena di morte, per esempio sul fatto che non funziona come deterrente (le nazioni che l’hanno introdotta non hanno visto un calo del numer dei crimini), e il rischio sempre possibile di giustiziare un innocente, a quel punto la quantità di persone che vota a favore della pena di morte diminuisce. Possiamo supporre che se quelle persone votassero una prima volta (prima di essere informate), poi si pentirebbero di quel voto. Ecco, quello è un voto sbagliato! E non aiuta, anzi confonde, nel cercare la proposta migliore.

Dunque semplicemente chiedere alle persone di votare non funziona. Tra l’altro un’altro motivo per cui non funziona è che spesso chi vota non si rende conto delle conseguenze del proprio voto. Cioè si vota perchè i pescatori siciliani mantengano il loro lavoro e perchè il mare attorno alla Sicilia sia un oasi naturale. Perchè tutti gli esseri umani abbiano uguali diritti e che gli esseri umani che hanno commesso crimini violenti e gli è stata riconosciuta un’infermità mentale non vengano liberati neanche dopo che hanno scontato la pena per il crimine fatto. Eccetera, eccetera, eccetera. In questo contesto, è tra l’altro importante come si imposta il voto. Quali sono le opzioni, cosa viene menzionato, come …

A questo punto le persone in genere si alzano, dichiarano il problema insolubile, e si occupano di altro. Ma il non aver trovato una soluzione, non vuol dire che la soluzione non esista.

Un’ottima approssimazione alla risposta che cerchiamo, è data seguendo attraverso il Deliberative Opinion Polling, di James Fishkin. Come funziona il Deliberative Opinion Polling?

  1. Si estrae a sorte un gruppo di persone, statisticamente rappresentative della popolazione. 
  2. Si chiede a queste persone di esprimersi sull’argomento della discussione.
  3. Per un week-end queste persone assisteranno a presentazioni e dialogheranno con esperti che rappresentano tutti i punti di vista.
  4. Alla fine del week end viene chiesto loro la domanda iniziale.
  5. La differenza tra la misura ottenuta nel punto 2 e nel punto 4 viene interpretata come una misura di quanto cambierebbe l’opinione pubblica se potesse votare in maniera informate.

Vi rendete conto che il risultato ottenuto con questo processo è una approssimazione molto migliore di quelle presentate fino ad adesso (governo dei tecnici o democrazia diretta). Almeno si cerca di considerare entrambi gli elementi (la popolazione, e le informazioni) integrandole per un gruppo statisticamente rappresentativo.

Si può considerare sotto questo punto di vista anche il sistema della Democrazia parlamentare, la Democrazia Rappresentativa, quella che abbiamo. Si eleggono dei rappresentanti, questi si dividono in gruppi di lavoro. Ogni gruppo di lavoro, poi, per ogni legge intervista gli esperti, e propone le leggi al parlamento. Da notare che i rappresentanti in questo caso non sono pensati per essere statisticamente rappresentativi della popolazione. Dovrebbero essere la crema della popolazione. Anche perchè la Democrazia rappresentativa è un sistema ottocentesco. E ai tempi solo una minoranza sapeva leggere e scrivere. Quindi abbiamo due problemi: il primo è che non essendo statisticamente rappresentativi della popolazione tenderanno a votare leggi che favorisco le persone come loro (con la stessa educazione, reddito, fascia sociale, …). Il secondo è che essendo le stesse persone rappresentanti per un lungo periodo di tempo, possono essere corrotti. Da notare inoltre che le leggi vengono sviluppate nei gruppi di lavoro, ma poi vengono votate dal parlamento, che invece gli esperti non li hanno sentiti. E qui i parlamentari votano, in genere, come gli viene detto (con buona pace dell’articolo 67 della Costituzione). Che quindi elimina completamente l’idea che il risultato in qualche modo rispecchi quello che la popolazione (se informata) voterebbe. E ne fa un mero gioco di potere.

Tutto questo era un lungo preambolo per parlare della Delega. Perchè, posto che non tutti votano, posto che non tutti possono votare (per motivi di tempo, o di interesse), posto che pochissimi hanno una preparazione adeguata per votare, posto tutto questo… ha senso permettere a queste persone di eleggere qualcuno che voti al posto loro? E quanto deve valere il voto delegato?

Cioè, se io voto, e tu deleghi il tuo voto a me, il mio voto a quel punto deve valere, uno? due? tra uno e due? più di due? Facciamo un esempio: Giovanni, Antonio e Sandro hanno una discussione. La mettono ai voti e Giovanni perde contro Antonio e Sandro che sono d’accordo. Nessuna delega, nessun problema. Adesso però Sandro non può partecipare, così delega Antonio a votare per conto suo. Adesso Giovanni si trova davanti Antonio e la delega di Sandro. E’ presumibile che Antonio abbia la meglio.

Però adesso aggiungiamo Giuseppe. E Giuseppe la pensa come Giovanni. Se si vedono in quattro, Giuseppe e Giovanni votano da una parte (2 voti) mentre Antonio e Sandro votano dall’altra (2 voti). Parità. Adesso supponiamo che Sandro non può partecipare. Quindi abbiamo da una parte Giuseppe e Giovanni, e dall’altra Antonio e la delega di Sandro. Se prima avevamo un problema con l’informazione, perchè Giuseppe, Giovanni, Antonio e Sandro potevano non essere informati. In questo caso il problema è anche maggiore. Perchè l’assenza di Sandro porta al legittimo dubbio che se partecipasse alla discussione potrebbe cambiare idea. O potrebbe scoprire che Antonio non lo rappresenta veramente. Gli altri invece sono presenti. Possono cambiare idea e non lo fanno. Insomma, la situazione non è più simmetrica. Se Antonio più la delega di Sandro valgono più di Giovanni, è anche ragionevole supporre che Antonio più la delega di Sandro valgano meno di Giovanni più Giuseppe, se stiamo cercando la migliore approssimazione di quel voto giusto menzionato prima. Possiamo supporre che questo sia con più probabilità dalla parte di due persone votanti che dalla parte di una persona votante più una delega che comunque valgono di più di una sola persona votante. Insomma la delega, se la si introducesse, avrebbe senso che valesse più di zero, ma meno di uno. Deleghi, ma nel delegare il tuo voto perde un po’ di potere. Per il legittimo sospetto che tu abbia delegato la persona sbagliata. E questo avrebbe anche l’effetto di rendere la delega sconveniente.

Se io sono un capo popolo, e la delega è possibile, a me conviene che voi non partecipiate ma mi deleghiate. Così sono sicuro che tutti noi voteremo compatti. Però è anche l’opzione più rischiosa. Il delegato diventa l’anello debole della catena. Basta corromperne uno per guadagnare tutti i voti (almeno per una volta). Ma se nel delegare si perde un po’ di potere, il risultato è che non conviene a noi come gruppo avere un solo rappresentante. Anzi, conviene essere in tanti. Più si è, meglio è. Che però porta ad un altro rischio; il rischio che alcuni votino diversamente. Ma, ricordiamocelo, il nostro scopo non è vincere. E’ approssimare il risultato migliore. Quindi se una persona vota diversamente, perchè è convinta che questa sia la scelta migliore, è giusto che lo faccia. Quindi, anche per questo è meglio che il voto delegato valga meno di un voto non delegato. Perchè induce a una maggiore partecipazione.

E quanti voti può una persona avere al massimo? Perchè se il voto di una persona, grazie a tutte le deleghe che ha ricevuto, è maggiore di tutti gli altri voti messi insieme, questa può arrivare alla maggioranza assoluta. E, essenzialmente, fare quello che gli pare. Quindi anche qui è importante che ci sia un massimo, M, e minore è M, più il sistema impedisce l’accentramento del potere. Anche se due persone insieme potessero controllare la maggioranza assoluta, si avrebbe un accentramento del potere. Al momento in Italia, abbiamo 2 Camere. Ogni legge deve essere votata da entrambi. E la Camera dei deputati ha 630 parlamentari. Quindi ci vogliono 316 persone per avere la maggioranza. E’ come richiedere che 316 * M = (Numero dei Votanti/2)+1. Alle ultime elezioni gli aventi diritto al voto erano 50’449’979. Questo porta a: M=((50’449’979 / 2)+1) / 316) = 79’826 cioè, mantenendo il potere che c’è adesso nessuno potesse mai avere un peso maggiore 79’826 (e ovviamente il fatto di avere due Camere aumenta la sicurezza perchè una legge deve essere approvata due volte). Ovviamente assumendo che tutti partecipino al voto. In realtà un M di 80’000 è assolutamente troppo alto. Se non altro perchè non tutti partecipano alle votazioni.  Comunque considerare che nessuna persona debba avere più di un 630esimo del peso, se stiamo parlando di un sistema che deve gestire una nazione, mi sembra plausibile.

NOTA: Questa parte in blu non c’è bisogno che la leggiate per la comprensione dell’articolo. Insomma si potrebbe supporre una funzione v(x) che rappresenti il peso del voto di una persona che riceve x deleghe (per x > 0 ). Ogni persona ha sempre il proprio voto, dunque v(0)=1. Se il potere si trasferisse completamente v(x)=x+1. Se non fosse possibile delegare v(x)=1. Però abbiamo detto che vogliamo che 1 < v(1) < 2. Cioè il voto di una persona che riceve una delega vale di più del voto di una persona che non riceve deleghe, e meno del voto di due persone che non ricevono deleghe (ad essere pedanti bisognerebbe scrivere v(0) < v(1) < v(0)+v(0), ma v(0) = 1 ). Poi vogliamo che la funzione sia crescente. Cioè ogni delega in più che una persona riceve, il suo peso non può diminuire, e vogliamo un massimo di M. Cioè v(x) ≤ v(x+1) ≤ M. Anzi, potremmo aggiungere che ogni voto aumenti il peso, senza mai arrivare a M. Cioè che sia “strettamente monotona crescente”. Quindi v(x) ≤ v(x+1) ≤ M. Con lim (per x→ +∞) v(x)=M. Il fatto che sia strettamente monotona crescente, lo si esprime dicendo che la derivata prima v'(x) > 0. Con lim (per x→ +∞) v'(x) = 0. Insomma, ricapitolando:

  • v(0) = 1
  • v(1) < 2
  • lim v(x) = M (per x→ +∞)
  • v'(x) > 0       per x > 0
  • lim v'(x) = 0 (per x→ +∞)

Esiste una funzione così? Certo, ce ne sono infinite. Chi sarà il primo lettore a trovarne una 🙂 ? Infatti propongo un plauso al primo che troverà la più semplice, infinitamente derivabile, funzione che soddisfi le caratteristiche elencate.

Quindi da tutto questo si deduce che se volessimo usare le deleghe, una funzione come quella descritta sopra sarebbe ottimale. Chi riceve n voti, avrà un peso di v(n). Dove v è la funzione descritta sopra.

Ma a questo punto dobbiamo anche discutere di che senso abbiano queste deleghe. Ci sono diversi motivi per cui una persona delega un’altra persona. Magari è troppo occupata, ha già deciso cosa votare, e la delega a dare quello specifico voto. Ma questo non è il tipo di delega più comune. Soprattutto su internet, dove votare prende poco tampo, ma decidere e informarsi prende tanto tempo. Più comuni sono le deleghe perchè una persona non se ne intende di un’argomento. Torniamo alla nostra definizione di “risposta migliore”. Se io non me ne intendo di un argomento, e mi trovo davanti a una proposta che non capisco, ho poche opzioni. Posso votare a caso, o forse a fiuto (mi pare che), posso informarmi, posso chiedere aiuto, posso delegare il mio voto, o posso astenermi. Di queste opzioni, informarsi o chiedere aiuto sono di certo le migliori (ma che prendono più tempo). Votare a caso è pessima. Non solo probabilmente non ci azzecco, ma rischio di votare per un’opzione diversa da quella che voterei se fossi informato. Dunque danneggiando quella che è la mia reale posizione. Dagli studi di Fishkin (vedi sopra) sappiamo anche che la gente che vota a fiuto… non c’ha un grande fiuto. Quindi anche questa ipotesi non va bene. E delegare?
Delegare da un senso di sicurezza. Non capisco l’argomento, questo mio amico se ne intende di più. Abbiamo molti valori in comune, lascio decidere lui per me. Questo va bene in una visione della realtà cospirazionista, che vede il mondo diviso tra buoni e cattivi. I cattivi sono al potere, i buoni (noi, ovviamente) facciamo resistenza. E sicuramente ci sono dei casi in cui questo sarà anche vero. Ma nella grande maggioranza dei casi la reale difficoltà non è scegliere tra bene e male, ma quale tra diversi principi far prevalere. E in questo scenario (di gran lunga il più comune!), delegare diventa più difficile, perchè la scelta è meno chiara.

In questo articolo vi sto presentando una serie di idee sulla delega. Tra l’altro sto presentando una particolare funzione che dovrebbe pesare il valore della delega. Chi non la pensa come me, non è cattivo. Semplicemente non è d’accordo. E se dobbiamo votare se introdurla, come fate a delegare una persona per votare per voi. Di certo non ne avete parlato Tra l’altro che possibilità ho io di convincere una persona che non fa neanche lo sforzo di leggere l’articolo. Il voto per delega, così come il chiedere agli amici Cosa devo votare? trasforma un processo di discernimento collettivo, in cui insieme cerchiamo di trovare cosa sia la cosa migliore da fare, in una mera battaglia di potere. Se proprio volete chiedere agli amici, non chiedete Cosa devo votare?, chiedete Cosa dicono le proposte? che fa tutta la differenza di questo mondo.

E se proprio non me ne intendo? Non è che il poche ore su internet una persona può arrivare ad avere una laurea in Economia, una in Fisica, e una in Medicina. Però forse non ci vuole una laurea per capire certi concetti. E le persone più preparate, invece che ricevere delle deleghe in bianco dovrebbero aiutare quelle meno preparate. Non sto parlando di un’utopia, ma di un sistema di chiarimento e riscrittura delle proposte in crowdsourcing.

Se la gente oltre a votare a favore o contro una proposta, potesse anche votare quanto l’ha capita. E potesse chiedere alle altre persone chiarimenti. E il sistema mettesse in contatto chi fa una domanda con chi quella proposta l’ha capita. Magari chiedendo a chi l’ha capita chiarimenti. Oppure invitasse chi l’ha capita a riscrivere una proposta in maniere più chiara. Tutte cose fattibili. Il risultato sarebbe un sistema dove le proposte non verrebbero solo votate, ma anche spiegate alle persone meno preparate. Non sarebbe la democrazia perfetta (cioè quella che fa emergere sempre la proposta migliore), ma ci si avvicinerebbe molto. Parlerò di questo modello più dettagliatamente in un altro post.

C’è poi il discorso sul proxy voting. Se io delego te, puoi tu delegare un’altra persona? E che valore ha la mia delega a quel punto? L’idea che si possa delegare chiunque, e questi possa a sua volta delegare chiunque, passando com un fiume tutte le deleghe, porta al sistema noto come Liquid Democracy, o Democrazia Liquida. Siccome tutti possono partecipare, è democratico. Siccome la delega può essere ritirata (o ri-indirizzata) in qualunque momento è liquido. La realtà è che questo genere di sistemi tende a creare una casta di super utenti, che ricevono le deleghe da tutti, centralizzando tutto il potere. A questo punto i fautori della democrazia liquida (o di Liquid Feedback, unico – se non altro più famoso- sistema che la implementa, al momento) vi risponderanno che tu comunque puoi cambiare il tuo voto in qualunque momento. Davvero, provateci, ve lo diranno sempre. E voi a questo punto dovete rispondere: “e chi se ne frega!”. Perchè, se voi dovete perdere tempo per seguire chi vota e controllare che voti correttamente, a quel punto tanto vale che votate direttamente. Poi la vostra azione correttiva arriverebbe sempre dopo. E infine per una persona che controlla e corregge il proprio voto ce ne sono tanti altri che non lo faranno. Rendendo questi super utenti un vero club a cui non siete invitati. E in cui le vostre idee verranno discusse solo come atto di gentilezze e generosità. Ma non come atto dovuto, tra pari.

Il punto successivo è quanto tempo deve valere una delega. Direi che qui non c’è neanche bisogno di perderci tempo. Più a lungo una delega dura, minore correlazioni ci sarà tra quello che il delegato vota, e quello che il delegante avrebbe votato (se avesse votato dopo essersi  informato). Finiamo presto nel caso dei voti casuali. Tranne il fatto che le persone che ricevono la delega accentrano il potere. Per cui questi voti non diventano casuali, ma tendono a avere una direzione ben precisa. Quello che ho descritto prima, di come i proxy voting tendono a creare dei gruppi che accentrano il potere sono soprattutto veri per deleghe lunghe. Infatti più le deleghe sono lunghe maggiore differenza ci sarà tra chi ha potere e chi non ce l’ha. Capisco quelli che mi dicono che questo è naturale, che questo è come le cose sono sempre state. In fondo fa poca differenza se una persona ha potere perchè viene delegato attraverso una serie di deleghe, o perchè è sempre tra i primi nomi nelle liste del maggiore partito. Che ormai tanta gente vota per abitudine. Questo è il sistema che volevamo cambiare, e sostituirlo con un altro sistema che crei la stessa struttura gerarchica non è la soluzione. Neanche se alcuni di noi finiscono per sedersi negli scranni di quella struttura.

Ma allora un sistema in cui la gente delega, e deve ri delegare ogni volta sarebbe meglio? Avrebbe altri difetti. Intanto le persone devono delegare ogni volta, e a quel punto tanto vale che partecipino. E poi, per i discorsi fatti prima, la delega è comunque imprecisa per capire che cosa le persone vogliano.

A tutto questo discorso va poi aggiunto, il fatto che molte persone non ci provano neanche a delegare chi, secondo loro, potrebbe rappresentarle meglio. Delegano una persona di spettacolo, un attore, un comico. Ricordiamoci che Bud Spencer, fece da testimonial al PDL, e Giorgio Gaber tornò a votare solo quando si presentò la moglie. Che però si presentò, anche lei, per il PDL. Se questi due esempi non vi hanno convinto che non ci si può fidare di nessuno abbastanza da delegarlo, non so cosa potrebbe.

E poi ci sono le persone che delegano per convenienza, per scambio di favori, per promesse fatte, perchè è mia moglie, è mio marito, è mio figlio, mio padre, mio cugino, il fratello del cugino del mio idraulico, non posso fargli mancare la delega!

E il peggio è che queste persone delegano, e poi se ne vanno. Lasciando le future generazioni a gestire un delegato che adesso pesa di più.

Insomma, secondo me se vogliamo costruire dei sistemi in cui emerga quello che la gente vorrebbe, se tutti avessero il tempo di studiare tutte le questioni, la delega non va usata. Se si deve usare, usarla per poco. Meglio per meno tempo che per più tempo. Meglio non permettere le deleghe proxy, che permetterle.

E cerchiamo invece di costruire dei sistemi in cui tutti possano partecipare; chi ha troppo tempo non domina la discussione (altro post); chi non capisce, si può far spiegare (e in questo si educa, che non fa mai male); e che non formino club, caste, circoli o gruppi che decidono per gli altri.

Aggiungo che per tutto questo nei sistemi che sviluppo (Vilfredo, BubblingAround, BBeDem, ultimamente sto dande delle consulenze per Airesis) tendo a seguire (o suggerire) le seguenti regole:

  • niente deleghe;
  • le proposte vengono presentate in forma anonima a chi le vota, che dunque vota la proposta, e non l’autore;
  • … [continuate a seguirmi per sapere il seguito, man mano che lo scrivo]