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	<title>Comments for Il Blog di Pietro Speroni</title>
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		<title>Comment on La Sinistra Radicale e i Radicali, di sinistra by Donato Speroni &#187; Basta, avete vinto: c&#8217;è una sinistra radicale. Anzi due</title>
		<link>http://it.pietrosperoni.it/2007/02/11/la-sinistra-radicale-e-i-radicali-di-sinistra/comment-page-1/#comment-148</link>
		<dc:creator>Donato Speroni &#187; Basta, avete vinto: c&#8217;è una sinistra radicale. Anzi due</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 09:51:28 +0000</pubDate>
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		<description>[...] sul mio blog con mio figlio Pietro, che ha dedicato allâ€™argomento anche una sorta di dissertazione tra il letterario e il matematico. Aggiungo perÃ², ad uso di Pietro e di quelli come lui, una [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] sul mio blog con mio figlio Pietro, che ha dedicato allâ€™argomento anche una sorta di dissertazione tra il letterario e il matematico. Aggiungo perÃ², ad uso di Pietro e di quelli come lui, una [...]</p>
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		<title>Comment on L&#8217;Enciclopedia Britannica by emailtoid.net/i/7d926229/&#8230;</title>
		<link>http://it.pietrosperoni.it/2009/04/18/lenciclopedia-britannica/comment-page-1/#comment-143</link>
		<dc:creator>emailtoid.net/i/7d926229/&#8230;</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 07:42:22 +0000</pubDate>
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		<description>Ho visto un ragazzo che in edicola comprava una squadra di Subbuteo... Credevo che i giocatori di Subbuteo si fossero estinti... Forse i libri cartacei spariranno, però è possibile che il reale resista all&#039;offensiva del virtuale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho visto un ragazzo che in edicola comprava una squadra di Subbuteo&#8230; Credevo che i giocatori di Subbuteo si fossero estinti&#8230; Forse i libri cartacei spariranno, però è possibile che il reale resista all&#8217;offensiva del virtuale.</p>
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		<title>Comment on Proposta Indecente n.1 : E se si venisse pagati per non votare? by Pietro Speroni di Fenizio</title>
		<link>http://it.pietrosperoni.it/2008/12/17/proposta-indecente-n1-e-se-si-venisse-pagati-per-non-votare/comment-page-1/#comment-130</link>
		<dc:creator>Pietro Speroni di Fenizio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 21:16:27 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao, grazie di aver commentato.
E&#039; vero, superficialmente è vero. Per questo è indecente.

Ma nella gran maggioranza una persona che è disposta a vendere il suo voto per 100 euro non lo fa perchè ha veramente bisogno dei 100 euro, ma perchè non crede che il suo voto abbia alcun peso. Alcuna rilevanza.  Una persona del genere ha lo stesso effetto nella società di un barile che rotola sul fondo di una barca. Rotola in balia del miglior offerente, e globalmente rende la barca instabile. Meglio pagare queste persone perchè non facciano danni ulteriori.

Tu mi fai notare che il suggerimento è sbilanciato contro i poveri. Forse. Però come bisognerebbe fare a renderlo bilanciato? Sarebbe bilanciato se invece di offrire 100 euro offrissimo un quindicesimo del reddito mensile? Sarebbe più rilassato se offrissimo a Berlusconi un qunidicesimo di quello che guadagna perchè non voti? Non perchè non si candidi, ma perchè non voti. Direi che questa opzione è anche peggiore.

Ci sono poi persone (poche, per fortuna, in Italia) che non prenderebbero i 100 euro perchè disillusi con il sistema, ma perchè ne hanno veramente bisogno. Quello che veramente tutti vorremmo è riformare la società così che nessuno sia in questa condizione. E&#039; possibile? Forse, e forse no. Io credo di no, ma indipendemente se sia possibile o no, siamo tutti d&#039;accordo che è un problema molto più complesso. Però nel frattempo questa gente vota, e vota seguendo le promesse (leggi fandonie) di chi offre loro di più. Se una persona per disillusione vende il suo voto, è un comportamento eticamente discutibile, e a volte penalmente perseguibile. Ma se lo fa per fame, sarà giustificabile eticamente, ma di certo il danno che fa alla società è uguale.

Ora tu ti poni a loro paladino e dici, ecco, queste persone non vengono rappresentate. E se lo chiedessimo a loro se pensano che il sistema è ingiusto? Di fatto lo chiediamo a loro, lo chiediamo dando loro l&#039;opzione di scegliere tra il diritto di voto e i 100 euro. In questo momento non hanno questa opzione. Possono solo votare, e restare a pancia vuota. Noi gli diamo un&#039;altra opzione. Insomma, non mi sembra così negativa come situazione verso di loro.

Poi ci possiamo chiedere se non sia ingiusto verso di loro come gruppo. E&#039; difficile eleggere un proprio rappresentante se le altre persone su cui conti hanno così bisogno di soldi da non aver bisogno dei 100 euro. Però, ho la speranza, che se davvero un rappresentante di questa gente (mr Favelas, ricordiamoci che qui stamo parlando delle frange estreme della povertà) apparisse, credo riuscirebbe a mobilitare la gente oltre i 100 euro.

Insomma, come la giri la giri, chi è disposto a vendere il suo voto per 100 euro sarebbe meglio che non votasse. E i venditori di illusioni avrebbero vita meno facile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, grazie di aver commentato.<br />
E&#8217; vero, superficialmente è vero. Per questo è indecente.</p>
<p>Ma nella gran maggioranza una persona che è disposta a vendere il suo voto per 100 euro non lo fa perchè ha veramente bisogno dei 100 euro, ma perchè non crede che il suo voto abbia alcun peso. Alcuna rilevanza.  Una persona del genere ha lo stesso effetto nella società di un barile che rotola sul fondo di una barca. Rotola in balia del miglior offerente, e globalmente rende la barca instabile. Meglio pagare queste persone perchè non facciano danni ulteriori.</p>
<p>Tu mi fai notare che il suggerimento è sbilanciato contro i poveri. Forse. Però come bisognerebbe fare a renderlo bilanciato? Sarebbe bilanciato se invece di offrire 100 euro offrissimo un quindicesimo del reddito mensile? Sarebbe più rilassato se offrissimo a Berlusconi un qunidicesimo di quello che guadagna perchè non voti? Non perchè non si candidi, ma perchè non voti. Direi che questa opzione è anche peggiore.</p>
<p>Ci sono poi persone (poche, per fortuna, in Italia) che non prenderebbero i 100 euro perchè disillusi con il sistema, ma perchè ne hanno veramente bisogno. Quello che veramente tutti vorremmo è riformare la società così che nessuno sia in questa condizione. E&#8217; possibile? Forse, e forse no. Io credo di no, ma indipendemente se sia possibile o no, siamo tutti d&#8217;accordo che è un problema molto più complesso. Però nel frattempo questa gente vota, e vota seguendo le promesse (leggi fandonie) di chi offre loro di più. Se una persona per disillusione vende il suo voto, è un comportamento eticamente discutibile, e a volte penalmente perseguibile. Ma se lo fa per fame, sarà giustificabile eticamente, ma di certo il danno che fa alla società è uguale.</p>
<p>Ora tu ti poni a loro paladino e dici, ecco, queste persone non vengono rappresentate. E se lo chiedessimo a loro se pensano che il sistema è ingiusto? Di fatto lo chiediamo a loro, lo chiediamo dando loro l&#8217;opzione di scegliere tra il diritto di voto e i 100 euro. In questo momento non hanno questa opzione. Possono solo votare, e restare a pancia vuota. Noi gli diamo un&#8217;altra opzione. Insomma, non mi sembra così negativa come situazione verso di loro.</p>
<p>Poi ci possiamo chiedere se non sia ingiusto verso di loro come gruppo. E&#8217; difficile eleggere un proprio rappresentante se le altre persone su cui conti hanno così bisogno di soldi da non aver bisogno dei 100 euro. Però, ho la speranza, che se davvero un rappresentante di questa gente (mr Favelas, ricordiamoci che qui stamo parlando delle frange estreme della povertà) apparisse, credo riuscirebbe a mobilitare la gente oltre i 100 euro.</p>
<p>Insomma, come la giri la giri, chi è disposto a vendere il suo voto per 100 euro sarebbe meglio che non votasse. E i venditori di illusioni avrebbero vita meno facile.</p>
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	<item>
		<title>Comment on Proposta Indecente n.1 : E se si venisse pagati per non votare? by Name</title>
		<link>http://it.pietrosperoni.it/2008/12/17/proposta-indecente-n1-e-se-si-venisse-pagati-per-non-votare/comment-page-1/#comment-129</link>
		<dc:creator>Name</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 15:59:26 +0000</pubDate>
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		<description>Così si favorisce il voto dei ricchi rispetto al voto dei poveri</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Così si favorisce il voto dei ricchi rispetto al voto dei poveri</p>
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	<item>
		<title>Comment on Proposta Indecente n.1 : E se si venisse pagati per non votare? by andrea</title>
		<link>http://it.pietrosperoni.it/2008/12/17/proposta-indecente-n1-e-se-si-venisse-pagati-per-non-votare/comment-page-1/#comment-127</link>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2008 17:05:40 +0000</pubDate>
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		<description>dopo aver capito chi sono i politici con migliaia di lettere e risposte sotto minaccia di denuncia per mancata trasparenza mi sotto fatto l&#039;idea che è meglio non votare in ogni caso.
La storia insegna che in questi casi si rincomincia dall&#039;inizio e a mio avviso ci sono solo possibilità di migliorare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dopo aver capito chi sono i politici con migliaia di lettere e risposte sotto minaccia di denuncia per mancata trasparenza mi sotto fatto l&#8217;idea che è meglio non votare in ogni caso.<br />
La storia insegna che in questi casi si rincomincia dall&#8217;inizio e a mio avviso ci sono solo possibilità di migliorare.</p>
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		<title>Comment on Proposta Indecente n.1 : E se si venisse pagati per non votare? by Patricia Flores</title>
		<link>http://it.pietrosperoni.it/2008/12/17/proposta-indecente-n1-e-se-si-venisse-pagati-per-non-votare/comment-page-1/#comment-128</link>
		<dc:creator>Patricia Flores</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 21:03:10 +0000</pubDate>
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		<description>In Messico funziona al contrario, sei pagato per votare: i partiti di sinistra offrono “tortillas” e fagioli  a quelli che manco sanno scrivere il loro nome, e quelli di destra offrono garanzie agli imprenditori (per cui gli imprenditori obbligano a suoi dipendenti a votare per la destra), il risultato è che alla fine arrivano in parità di voti, poi vince che è stato più sveglio a fare gli imbrogli; però alla fine chi sta al governo non fa altro che ricevere ordini da chi veramente ha il potere i Narcotraficanti, per cui io penso che in questi tempi: il comunismo, il socialismo, il capitalismo, la democrazia, ecc sono oramai obsoleti, oggi siamo nella era del conoscimento quindi ci servono politiche sociali creative, innovative... ma se noi non siamo in grado la nostra speranza è nelle prossime generazioni: per cui la base di tutto è l&#039;educazione, quelli che vengono dopo noi, devono aver il dominio della naturalezza biologica e cognoscitiva dell’essere umano, solo cosi le cose possono cambiare.
Saluti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In Messico funziona al contrario, sei pagato per votare: i partiti di sinistra offrono “tortillas” e fagioli  a quelli che manco sanno scrivere il loro nome, e quelli di destra offrono garanzie agli imprenditori (per cui gli imprenditori obbligano a suoi dipendenti a votare per la destra), il risultato è che alla fine arrivano in parità di voti, poi vince che è stato più sveglio a fare gli imbrogli; però alla fine chi sta al governo non fa altro che ricevere ordini da chi veramente ha il potere i Narcotraficanti, per cui io penso che in questi tempi: il comunismo, il socialismo, il capitalismo, la democrazia, ecc sono oramai obsoleti, oggi siamo nella era del conoscimento quindi ci servono politiche sociali creative, innovative&#8230; ma se noi non siamo in grado la nostra speranza è nelle prossime generazioni: per cui la base di tutto è l&#8217;educazione, quelli che vengono dopo noi, devono aver il dominio della naturalezza biologica e cognoscitiva dell’essere umano, solo cosi le cose possono cambiare.<br />
Saluti</p>
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	<item>
		<title>Comment on La rivoluzione a rate napoletana by Donato Speroni &#38;#187; &#38;#8220;Tolleranza zero&#38;#8221;: quando è necessaria</title>
		<link>http://it.pietrosperoni.it/2008/01/15/la-rivoluzione-a-rate-napoletana/comment-page-1/#comment-126</link>
		<dc:creator>Donato Speroni &#38;#187; &#38;#8220;Tolleranza zero&#38;#8221;: quando è necessaria</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 12:53:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://it.pietrosperoni.it/2008/01/15/la-rivoluzione-a-rate-napoletana/#comment-126</guid>
		<description>[...] Prendendo spunto dal mio invito alla &#8220;tolleranza zero&#8221; verso i comportamenti illegali, Pietro nel suo blog pone una questione interessante. Sostiene che non si può reprimere la rabbia sociale, altrimenti essa troverà forme anche più violente per esplodere. Come la foresta, dice, dove se si impediscono i piccoli fuochi aumenta la legna secca, fino a un incendio molto più violento. In realtà negli Stati Uniti c&#8217;è stata una lunga polemica su come trattare i fuochi nei parchi naturali e dopo l&#8217;incendio, volutamente lasciato incontrollato, che negli anni &#8216;90 bruciò gran parte dello Yellowstone, mi sembra che oggi si preferiscano forme di contenimento più elastiche. Ma seguiamo il filo del ragionamento. Io credo che quando si parla di realtà sociale non si può essere troppo schematici, come sono certi matematici, e si devono quanto meno distinguere tre situazioni diverse. 1) C&#8217;è innanzitutto la situazione &#8220;esplosiva&#8221; o &#8220;incendiaria&#8221;, come la foresta che ha accumulato una grande quantità di legna secca. Non c&#8217;è dubbio che in quel caso non servono né i cannoni di Bava Beccaris, né gli idranti dei pompieri. Quando la protesta arriva a un certo livello, la repressione è inevitabile, altrimenti piccoli gruppi possono bloccare la nostra società complessa. Però ci vuole buon senso e intelligenza, con la consapevolezza che si può soltanto contenere i danni di una battaglia perduta in partenza perché si è lasciato che la situazione si deteriorasse. E questo è il caso della spazzatura in Campania. 2) Bisogna intervenire prima, invece, senza lasciare che si arrivi a questo stato di tensione. E il &#8220;prima&#8221;si può presentare in due modi. Immaginiamo innanzitutto una società &#8220;normale&#8221; nella quale si accumulano le normali tensioni, fisiologiche in ogni comunità umana, ma nelle quali la politica fa il suo mestiere, che è appunto quello di mediare tra gli interessi, dare delle regole e farle rispettare, appunto con l&#8217;obiettivo di evitare l&#8217;accumularsi di tensioni eccessive. E&#8217; una società governata, paragonabile a una foresta nella quale ci si preoccupa di evitare l&#8217;accumulo di legna secca. Non è mai una società perfetta, ma è una comunità umana che sopravvive e progredisce, nella quale gli interventi repressivi sono contenuti al minimo. 3) C&#8217;è però l&#8217;altra ipotesi, quella della società non governata. Qui non ci sono valori comuni, non si riconosce il ruolo della legge, ognuno cura soltanto gli interessi propri e della &#8220;famiglia&#8221;, nella convinzione che comunque i reati non saranno perseguiti. Le stesse tensioni che si verificano nella società &#8220;normale&#8221; in questo caso assumono un potere dirompente. E&#8217; per questo tipo di società che invoco la &#8220;tolleranza zero&#8221;. Continuando nella metafora botanica, è come una foresta dove nessuno toglie la legna secca e non ci sono proibizioni nell&#8217;accendere fuochi e nel buttare le cicche accese. Per cambiare la situazione è necessario uno stacco netto, un messaggio d&#8217;autorità che indichi chiaramente che certi comportamenti non sono più ammessi. In conclusione, io non credo che il mio invocare la &#8220;tolleranza zero&#8221; per certe situazioni sia la reazione di un giornalista frustrato per come vanno le cose in Italia e che quindi invoca una palingenesi purificatrice. Penso solo che ci sia una parte d&#8217;Italia dove non si persegue chi incendia le foreste, anzi, le si incendia apposta per creare situazioni vantaggiose. E per favore non veniteci a raccontare che questo è il frutto delle tensioni sociali e del bisogno di lavoro, altrimenti davvero divento secessionista anch&#8217;io. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Prendendo spunto dal mio invito alla &#38;#8220;tolleranza zero&#38;#8221; verso i comportamenti illegali, Pietro nel suo blog pone una questione interessante. Sostiene che non si può reprimere la rabbia sociale, altrimenti essa troverà forme anche più violente per esplodere. Come la foresta, dice, dove se si impediscono i piccoli fuochi aumenta la legna secca, fino a un incendio molto più violento. In realtà negli Stati Uniti c&#38;#8217;è stata una lunga polemica su come trattare i fuochi nei parchi naturali e dopo l&#38;#8217;incendio, volutamente lasciato incontrollato, che negli anni &#38;#8216;90 bruciò gran parte dello Yellowstone, mi sembra che oggi si preferiscano forme di contenimento più elastiche. Ma seguiamo il filo del ragionamento. Io credo che quando si parla di realtà sociale non si può essere troppo schematici, come sono certi matematici, e si devono quanto meno distinguere tre situazioni diverse. 1) C&#38;#8217;è innanzitutto la situazione &#38;#8220;esplosiva&#38;#8221; o &#38;#8220;incendiaria&#38;#8221;, come la foresta che ha accumulato una grande quantità di legna secca. Non c&#38;#8217;è dubbio che in quel caso non servono né i cannoni di Bava Beccaris, né gli idranti dei pompieri. Quando la protesta arriva a un certo livello, la repressione è inevitabile, altrimenti piccoli gruppi possono bloccare la nostra società complessa. Però ci vuole buon senso e intelligenza, con la consapevolezza che si può soltanto contenere i danni di una battaglia perduta in partenza perché si è lasciato che la situazione si deteriorasse. E questo è il caso della spazzatura in Campania. 2) Bisogna intervenire prima, invece, senza lasciare che si arrivi a questo stato di tensione. E il &#38;#8220;prima&#38;#8221;si può presentare in due modi. Immaginiamo innanzitutto una società &#38;#8220;normale&#38;#8221; nella quale si accumulano le normali tensioni, fisiologiche in ogni comunità umana, ma nelle quali la politica fa il suo mestiere, che è appunto quello di mediare tra gli interessi, dare delle regole e farle rispettare, appunto con l&#38;#8217;obiettivo di evitare l&#38;#8217;accumularsi di tensioni eccessive. E&#38;#8217; una società governata, paragonabile a una foresta nella quale ci si preoccupa di evitare l&#38;#8217;accumulo di legna secca. Non è mai una società perfetta, ma è una comunità umana che sopravvive e progredisce, nella quale gli interventi repressivi sono contenuti al minimo. 3) C&#38;#8217;è però l&#38;#8217;altra ipotesi, quella della società non governata. Qui non ci sono valori comuni, non si riconosce il ruolo della legge, ognuno cura soltanto gli interessi propri e della &#38;#8220;famiglia&#38;#8221;, nella convinzione che comunque i reati non saranno perseguiti. Le stesse tensioni che si verificano nella società &#38;#8220;normale&#38;#8221; in questo caso assumono un potere dirompente. E&#38;#8217; per questo tipo di società che invoco la &#38;#8220;tolleranza zero&#38;#8221;. Continuando nella metafora botanica, è come una foresta dove nessuno toglie la legna secca e non ci sono proibizioni nell&#38;#8217;accendere fuochi e nel buttare le cicche accese. Per cambiare la situazione è necessario uno stacco netto, un messaggio d&#38;#8217;autorità che indichi chiaramente che certi comportamenti non sono più ammessi. In conclusione, io non credo che il mio invocare la &#38;#8220;tolleranza zero&#38;#8221; per certe situazioni sia la reazione di un giornalista frustrato per come vanno le cose in Italia e che quindi invoca una palingenesi purificatrice. Penso solo che ci sia una parte d&#38;#8217;Italia dove non si persegue chi incendia le foreste, anzi, le si incendia apposta per creare situazioni vantaggiose. E per favore non veniteci a raccontare che questo è il frutto delle tensioni sociali e del bisogno di lavoro, altrimenti davvero divento secessionista anch&#38;#8217;io. [...]</p>
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		<title>Comment on La Sinistra Radicale e i Radicali, di sinistra by Donato Speroni &#38;#187; Basta, avete vinto: c&#38;#8217;è una sinistra radicale. Anzi due</title>
		<link>http://it.pietrosperoni.it/2007/02/11/la-sinistra-radicale-e-i-radicali-di-sinistra/comment-page-1/#comment-119</link>
		<dc:creator>Donato Speroni &#38;#187; Basta, avete vinto: c&#38;#8217;è una sinistra radicale. Anzi due</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 11:01:22 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Who is &#8220;radical&#8221; in Italy? The followers of Partito radicale or the former marxist left? The latter is winning the game on the media. But the &#8220;radical left&#8221; puts together people with very different ideas. Bisogna avere il coraggio di ammettere la propria sconfitta. La mia protesta per lâ€™uso improprio del termine â€œsinistra radicaleâ€ Ã¨ stata travolta da una valanga di dichiarazioni, commenti e articoli che preferiscono usare questo termine anzichÃ© â€œsinistra comunistaâ€. La lingua Ã¨ una realtÃ viva, e dopo giorni in cui la â€œsinistra radicaleâ€ Ã¨ stata al centro della scena, dapprima per la manifestazione di Vicenza, poi per il dibattito sulla politica estera al Senato, devo ammettere che ormai i seguaci di Giordano, Pecoraro e Diliberto si sono appropriati del termine. Continuo a pensare che storicamente si tratti di appropriazione indebita e mi dispiace per i miei amici del Partito radicale, che continuano a commentare la cosa con una punta di amarezza alla loro radio, ma non possono farci ormai niente. Azzardo il dubbio che se fossero stati meno litigiosi (contro i socialisti nella Rosa nel Pugno, poi nellâ€™incomprensibile conflitto Pannella â€“ Capezzone) forse avrebbero potuto difendere meglio il loro nome sulla scena politica. Ma puÃ² anche darsi che non ci fosse nulla da fare, di fronte al bisogno di una certa sinistra, non riformista ma non piÃ¹ antagonista nÃ© marxista, di darsi una bella etichetta: unâ€™etichetta che piace soprattutto ai giovani come dimostra la discussione sul mio blog con mio figlio Pietro, che ha dedicato allâ€™argomento anche una sorta di dissertazione tra il letterario e il matematico. Aggiungo perÃ², ad uso di Pietro e di quelli come lui, una considerazione politica. Questa â€œsinistra radicaleâ€ Ã¨ in realtÃ ben piÃ¹ complicata di quanto vorrebbe far sembrare. Ne fanno parte componenti conservatrici, che si battono per la difesa dei privilegi delle categorie piÃ¹ sindacalizzate, ma anche le frange giovanili giustamente insoddisfatte di un sistema che le condanna a una precarietÃ perenne. Pacifisti non violenti a ogni costo e gruppi che sarebbero pronti a qualsiasi conflitto pur di dar contro allâ€™America. Gruppi impegnati a ricercare davvero un diverso disegno di crescita che concili la mondializzazione e le esigenze locali e personaggi che nel nome dellâ€™ecologia o del no globalismo sono pronti a bloccare qualsiasi sviluppo e che magari ripropongono barriere protezionistiche a danno dei cittadini piÃ¹ poveri. Esponenti diessini giustamente preoccupati per lâ€™asservimento al Concordato che si delinea nel nuovo programma del Partito democratico, e cattocomunisti che negano la meritocrazia e sognano un egalitarismo da convento, pronti a pagare alla Chiesa qualsiasi prezzo sul piano delle libertÃ individuali. E si potrebbe continuare. Una parte di questa â€œsinistra radicaleâ€, quella piÃ¹ seria, che rifiuta con motivazioni politiche il pallido compromesso storico che si delinea tra Ds e Margherita, potrebbe domani saldarsi con una rinata componente socialista e magari con il laicismo dei Radicali di sinistra. Per me si tratta in realtÃ della vera sinistra riformista, cioÃ¨ dellâ€™ala sinistra del riformismo costruttivo. Unâ€™altra parte della â€œsinistra radicaleâ€ sarÃ sempre condannata al suo destino: mugugnare, protestare nelle piazze, senza la capacitÃ di una proposta politica che regga un minimo di discussione e tanto meno la prova del governo. Sono â€œradicaliâ€ questi? No, a seconda dei casi si possono definire pasticcioni, populisti, ipocriti, magari idealisti se sono in buona fede. Chiamateli come volete, lâ€™importante Ã¨ starne alla larga, altrimenti davvero riconsegniamo il Paese a Berlusconi. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Who is &#38;#8220;radical&#38;#8221; in Italy? The followers of Partito radicale or the former marxist left? The latter is winning the game on the media. But the &#38;#8220;radical left&#38;#8221; puts together people with very different ideas. Bisogna avere il coraggio di ammettere la propria sconfitta. La mia protesta per lâ€™uso improprio del termine â€œsinistra radicaleâ€ Ã¨ stata travolta da una valanga di dichiarazioni, commenti e articoli che preferiscono usare questo termine anzichÃ© â€œsinistra comunistaâ€. La lingua Ã¨ una realtÃ viva, e dopo giorni in cui la â€œsinistra radicaleâ€ Ã¨ stata al centro della scena, dapprima per la manifestazione di Vicenza, poi per il dibattito sulla politica estera al Senato, devo ammettere che ormai i seguaci di Giordano, Pecoraro e Diliberto si sono appropriati del termine. Continuo a pensare che storicamente si tratti di appropriazione indebita e mi dispiace per i miei amici del Partito radicale, che continuano a commentare la cosa con una punta di amarezza alla loro radio, ma non possono farci ormai niente. Azzardo il dubbio che se fossero stati meno litigiosi (contro i socialisti nella Rosa nel Pugno, poi nellâ€™incomprensibile conflitto Pannella â€“ Capezzone) forse avrebbero potuto difendere meglio il loro nome sulla scena politica. Ma puÃ² anche darsi che non ci fosse nulla da fare, di fronte al bisogno di una certa sinistra, non riformista ma non piÃ¹ antagonista nÃ© marxista, di darsi una bella etichetta: unâ€™etichetta che piace soprattutto ai giovani come dimostra la discussione sul mio blog con mio figlio Pietro, che ha dedicato allâ€™argomento anche una sorta di dissertazione tra il letterario e il matematico. Aggiungo perÃ², ad uso di Pietro e di quelli come lui, una considerazione politica. Questa â€œsinistra radicaleâ€ Ã¨ in realtÃ ben piÃ¹ complicata di quanto vorrebbe far sembrare. Ne fanno parte componenti conservatrici, che si battono per la difesa dei privilegi delle categorie piÃ¹ sindacalizzate, ma anche le frange giovanili giustamente insoddisfatte di un sistema che le condanna a una precarietÃ perenne. Pacifisti non violenti a ogni costo e gruppi che sarebbero pronti a qualsiasi conflitto pur di dar contro allâ€™America. Gruppi impegnati a ricercare davvero un diverso disegno di crescita che concili la mondializzazione e le esigenze locali e personaggi che nel nome dellâ€™ecologia o del no globalismo sono pronti a bloccare qualsiasi sviluppo e che magari ripropongono barriere protezionistiche a danno dei cittadini piÃ¹ poveri. Esponenti diessini giustamente preoccupati per lâ€™asservimento al Concordato che si delinea nel nuovo programma del Partito democratico, e cattocomunisti che negano la meritocrazia e sognano un egalitarismo da convento, pronti a pagare alla Chiesa qualsiasi prezzo sul piano delle libertÃ individuali. E si potrebbe continuare. Una parte di questa â€œsinistra radicaleâ€, quella piÃ¹ seria, che rifiuta con motivazioni politiche il pallido compromesso storico che si delinea tra Ds e Margherita, potrebbe domani saldarsi con una rinata componente socialista e magari con il laicismo dei Radicali di sinistra. Per me si tratta in realtÃ della vera sinistra riformista, cioÃ¨ dellâ€™ala sinistra del riformismo costruttivo. Unâ€™altra parte della â€œsinistra radicaleâ€ sarÃ sempre condannata al suo destino: mugugnare, protestare nelle piazze, senza la capacitÃ di una proposta politica che regga un minimo di discussione e tanto meno la prova del governo. Sono â€œradicaliâ€ questi? No, a seconda dei casi si possono definire pasticcioni, populisti, ipocriti, magari idealisti se sono in buona fede. Chiamateli come volete, lâ€™importante Ã¨ starne alla larga, altrimenti davvero riconsegniamo il Paese a Berlusconi. [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on La rivoluzione a rate napoletana by Donato Speroni &#38;#187; &#38;#8220;Tolleranza zero&#38;#8221;: quando è necessaria</title>
		<link>http://it.pietrosperoni.it/2008/01/15/la-rivoluzione-a-rate-napoletana/comment-page-1/#comment-125</link>
		<dc:creator>Donato Speroni &#38;#187; &#38;#8220;Tolleranza zero&#38;#8221;: quando è necessaria</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 17:44:09 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Prendendo spunto dal mio invito alla &#8220;tolleranza zero&#8221; verso i comportamenti illegali, Pietro nel suo blog pone una questione interessante. Sostiene che non si può reprimere la rabbia sociale, altrimenti essa troverà forme anche più violente per esplodere. Come la foresta, dice, dove se si impediscono i piccoli fuochi aumenta la legna secca, fino a un incendio molto più violento. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Prendendo spunto dal mio invito alla &#38;#8220;tolleranza zero&#38;#8221; verso i comportamenti illegali, Pietro nel suo blog pone una questione interessante. Sostiene che non si può reprimere la rabbia sociale, altrimenti essa troverà forme anche più violente per esplodere. Come la foresta, dice, dove se si impediscono i piccoli fuochi aumenta la legna secca, fino a un incendio molto più violento. [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on La Sinistra Radicale e i Radicali, di sinistra by Phileas &#38;#187; Blog Archive &#38;#187; Basta, avete vinto: c&#38;#8217;è una sinistra radicale. Anzi due</title>
		<link>http://it.pietrosperoni.it/2007/02/11/la-sinistra-radicale-e-i-radicali-di-sinistra/comment-page-1/#comment-118</link>
		<dc:creator>Phileas &#38;#187; Blog Archive &#38;#187; Basta, avete vinto: c&#38;#8217;è una sinistra radicale. Anzi due</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 18:32:17 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Who is &#8220;radical&#8221; in Italy? The followers of Partito radicale or the former marxist left? The latter is winning the game on the media. But the &#8220;radical left&#8221; puts together people with very different ideas. Bisogna avere il coraggio di ammettere la propria sconfitta. La mia protesta per lâ€™uso improprio del termine â€œsinistra radicaleâ€ Ã¨ stata travolta da una valanga di dichiarazioni, commenti e articoli che preferiscono usare questo termine anzichÃ© â€œsinistra comunistaâ€. La lingua Ã¨ una realtÃ viva, e dopo giorni in cui la â€œsinistra radicaleâ€ Ã¨ stata al centro della scena, dapprima per la manifestazione di Vicenza, poi per il dibattito sulla politica estera al Senato, devo ammettere che ormai i seguaci di Giordano, Pecoraro e Diliberto si sono appropriati del termine. Continuo a pensare che storicamente si tratti di appropriazione indebita e mi dispiace per i miei amici del Partito radicale, che continuano a commentare la cosa con una punta di amarezza alla loro radio, ma non possono farci ormai niente. Azzardo il dubbio che se fossero stati meno litigiosi (contro i socialisti nella Rosa nel Pugno, poi nellâ€™incomprensibile conflitto Pannella â€“ Capezzone) forse avrebbero potuto difendere meglio il loro nome sulla scena politica. Ma puÃ² anche darsi che non ci fosse nulla da fare, di fronte al bisogno di una certa sinistra, non riformista ma non piÃ¹ antagonista nÃ© marxista, di darsi una bella etichetta: unâ€™etichetta che piace soprattutto ai giovani come dimostra la discussione sul mio blog con mio figlio Pietro, che ha dedicato allâ€™argomento anche una sorta di dissertazione tra il letterario e il matematico. Aggiungo perÃ², ad uso di Pietro e di quelli come lui, una considerazione politica. Questa â€œsinistra radicaleâ€ Ã¨ in realtÃ ben piÃ¹ complicata di quanto vorrebbe far sembrare. Ne fanno parte componenti conservatrici, che si battono per la difesa dei privilegi delle categorie piÃ¹ sindacalizzate, ma anche le frange giovanili giustamente insoddisfatte di un sistema che le condanna a una precarietÃ perenne. Pacifisti non violenti a ogni costo e gruppi che sarebbero pronti a qualsiasi conflitto pur di dar contro allâ€™America. Gruppi impegnati a ricercare davvero un diverso disegno di crescita che concili la mondializzazione e le esigenze locali e personaggi che nel nome dellâ€™ecologia o del no globalismo sono pronti a bloccare qualsiasi sviluppo e che magari ripropongono barriere protezionistiche a danno dei cittadini piÃ¹ poveri. Esponenti diessini giustamente preoccupati per lâ€™asservimento al Concordato che si delinea nel nuovo programma del Partito democratico, e cattocomunisti che negano la meritocrazia e sognano un egalitarismo da convento, pronti a pagare alla Chiesa qualsiasi prezzo sul piano delle libertÃ individuali. E si potrebbe continuare. Una parte di questa â€œsinistra radicaleâ€, quella piÃ¹ seria, che rifiuta con motivazioni politiche il pallido compromesso storico che si delinea tra Ds e Margherita, potrebbe domani saldarsi con una rinata componente socialista e magari con il laicismo dei Radicali di sinistra. Per me si tratta in realtÃ della vera sinistra riformista, cioÃ¨ dellâ€™ala sinistra del riformismo costruttivo. Unâ€™altra parte della â€œsinistra radicaleâ€ sarÃ sempre condannata al suo destino: mugugnare, protestare nelle piazze, senza la capacitÃ di una proposta politica che regga un minimo di discussione e tanto meno la prova del governo. Sono â€œradicaliâ€ questi? No, a seconda dei casi si possono definire pasticcioni, populisti, ipocriti, magari idealisti se sono in buona fede. Chiamateli come volete, lâ€™importante Ã¨ starne alla larga, altrimenti davvero riconsegniamo il Paese a Berlusconi. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Who is &#38;#8220;radical&#38;#8221; in Italy? The followers of Partito radicale or the former marxist left? The latter is winning the game on the media. But the &#38;#8220;radical left&#38;#8221; puts together people with very different ideas. Bisogna avere il coraggio di ammettere la propria sconfitta. La mia protesta per lâ€™uso improprio del termine â€œsinistra radicaleâ€ Ã¨ stata travolta da una valanga di dichiarazioni, commenti e articoli che preferiscono usare questo termine anzichÃ© â€œsinistra comunistaâ€. La lingua Ã¨ una realtÃ viva, e dopo giorni in cui la â€œsinistra radicaleâ€ Ã¨ stata al centro della scena, dapprima per la manifestazione di Vicenza, poi per il dibattito sulla politica estera al Senato, devo ammettere che ormai i seguaci di Giordano, Pecoraro e Diliberto si sono appropriati del termine. Continuo a pensare che storicamente si tratti di appropriazione indebita e mi dispiace per i miei amici del Partito radicale, che continuano a commentare la cosa con una punta di amarezza alla loro radio, ma non possono farci ormai niente. Azzardo il dubbio che se fossero stati meno litigiosi (contro i socialisti nella Rosa nel Pugno, poi nellâ€™incomprensibile conflitto Pannella â€“ Capezzone) forse avrebbero potuto difendere meglio il loro nome sulla scena politica. Ma puÃ² anche darsi che non ci fosse nulla da fare, di fronte al bisogno di una certa sinistra, non riformista ma non piÃ¹ antagonista nÃ© marxista, di darsi una bella etichetta: unâ€™etichetta che piace soprattutto ai giovani come dimostra la discussione sul mio blog con mio figlio Pietro, che ha dedicato allâ€™argomento anche una sorta di dissertazione tra il letterario e il matematico. Aggiungo perÃ², ad uso di Pietro e di quelli come lui, una considerazione politica. Questa â€œsinistra radicaleâ€ Ã¨ in realtÃ ben piÃ¹ complicata di quanto vorrebbe far sembrare. Ne fanno parte componenti conservatrici, che si battono per la difesa dei privilegi delle categorie piÃ¹ sindacalizzate, ma anche le frange giovanili giustamente insoddisfatte di un sistema che le condanna a una precarietÃ perenne. Pacifisti non violenti a ogni costo e gruppi che sarebbero pronti a qualsiasi conflitto pur di dar contro allâ€™America. Gruppi impegnati a ricercare davvero un diverso disegno di crescita che concili la mondializzazione e le esigenze locali e personaggi che nel nome dellâ€™ecologia o del no globalismo sono pronti a bloccare qualsiasi sviluppo e che magari ripropongono barriere protezionistiche a danno dei cittadini piÃ¹ poveri. Esponenti diessini giustamente preoccupati per lâ€™asservimento al Concordato che si delinea nel nuovo programma del Partito democratico, e cattocomunisti che negano la meritocrazia e sognano un egalitarismo da convento, pronti a pagare alla Chiesa qualsiasi prezzo sul piano delle libertÃ individuali. E si potrebbe continuare. Una parte di questa â€œsinistra radicaleâ€, quella piÃ¹ seria, che rifiuta con motivazioni politiche il pallido compromesso storico che si delinea tra Ds e Margherita, potrebbe domani saldarsi con una rinata componente socialista e magari con il laicismo dei Radicali di sinistra. Per me si tratta in realtÃ della vera sinistra riformista, cioÃ¨ dellâ€™ala sinistra del riformismo costruttivo. Unâ€™altra parte della â€œsinistra radicaleâ€ sarÃ sempre condannata al suo destino: mugugnare, protestare nelle piazze, senza la capacitÃ di una proposta politica che regga un minimo di discussione e tanto meno la prova del governo. Sono â€œradicaliâ€ questi? No, a seconda dei casi si possono definire pasticcioni, populisti, ipocriti, magari idealisti se sono in buona fede. Chiamateli come volete, lâ€™importante Ã¨ starne alla larga, altrimenti davvero riconsegniamo il Paese a Berlusconi. [...]</p>
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